
domenica, dicembre 10, 2017
IL GF VIP E LE MIE OPINIONI NON RICHIESTE

giovedì, settembre 14, 2017
NON MI SAREBBE BASTATO MAI
Succede che
accendi lo stereo in macchina e parte una canzone. Di colpo vieni catapultata
in momenti vissuti che ti spezzano il fiato per quanto sono intensi e in men
che non si dica ritorni ad un fotogramma preciso che, non si sa come, ricordi ancora alla perfezione. Te che rifai il tuo letto e pensi che questa canzone sarà per
sempre quella che ti parlerà di lui. Anche fra 100 anni tutte le volte che la
ascolterai saprai che “tu, tu non mi
basti mai” è per qualcuno che poi non è mai arrivato. Non è mai arrivato perché
il destino ha virato all’improvviso da tutt’altra parte. Perdite ematiche,
ecografia, e bum, tutto finito. Rimane la ninna nanna che avrei voluto cantare
a lui, perché inspiegabilmente era Samuel che sapevo doveva arrivare nella mia
vita e non Scilla. In quel periodo, che vorrei tanto fosse confuso invece ho ancora nitidissimo nella mente, la vita un po’ mi sorrideva e un po’ mi dava calci nel
sedere. Però avevo la prospettiva di avere qualcuno con me che sarebbe arrivato
a darmi tante di quelle cose che al confronto quelle che gli avrei dato io
erano briciole. Mi sentivo bella, magra, piena di energia e positività. Già
sentivo l’istinto forte di protezione per qualcuno che mi cresceva nella pancia
e ancora era un puntino minuscolo che, in realtà, nemmeno c’era. Perché c’era
ma non c’era davvero e in poco più di due mesi la felicità si è trasformata in
inferno in terra. Per anni la canzone di Lucio Dalla non ho potuto sentirla
senza farmi venire il groppo in gola. Poi, piano piano, dopo quasi 20 anni ho
trovato il coraggio di inserirla di nuovo nella playlist della macchina. Ancora
oggi, dopo tutto questo tempo, il primo pensiero va ancora a quel puntino mai formato
al quale avevo già dato il nome. Al momento preciso in cui ho scelto questa
canzone come ninna nanna per lui. A quanto questo sberleffo crudele ha
modificato il corso di tutta la mia esistenza futura. A come sarebbe stato
bello il mio Samuel, l’unico e solo vero gioiello della mia vita.
venerdì, settembre 08, 2017
IL TUTTOFARE JEREMIAS
Tra pochi
giorni, su Canale 5, avrà inizio la seconda edizione del “Grande Fratello Vip”,
ove per “vip” si intende anche, tra gli altri, chiunque abbia poca voglia di
lavorare, o un parente famoso, o una buona dose di faccia tosta. Il settimanale
“Sorrisi e Canzoni” naturalmente ha dedicato la copertina di questa settimana a
questo imperdibile evento ( del quale, ennesimo coming out, io mi cibo per mesi
e mesi) mostrandoci volti, nomi e professioni dei partecipanti al reality show.
Su tutti, spiccano due personaggi, vuoi per le facce non proprio conosciute a
buona parte del popolo italico, vuoi per la dicitura accanto al proprio nome di
battesimo. Sto parlando di “Giulia De lellis – esperta di tendenze e Jeremias
Rodriguez _ tuttofare.
E Jeremias ha
preso la palla al balzo quando gli è stato offerto di stare tre mesi rinchiuso
in una casa a chiacchierare, tramare, fumare e poco altro. Praticamente ha
trasferito la propria esistenza da Milano a Roma con l’aggiunta di un cachet e
di qualche telecamera a renderlo popolare e retribuito.
Non è ben chiaro dove andrà la cosiddetta “carriera” del giovane Geremia, la
cosa sicura è che guadagnerà senza aver mai fatto nulla nella vita e
continuando imperituro a farlo. Cosa che non ci è nuova ma con quella dicitura “tuttofare”
si è aperto il pentolone delle vergogne vips, dei mantenuti che nemmeno hanno
la dignità di tenere il profilo più che basso, sottoterra. In casa Rodriguez
comunque la timidezza non è mai pervenuta, i fratelli di Belen si fregiano di
questa parentela come se fossero i figli di lady Diana, orgogliosi e tronfi di
questo successo conquistato a suon di scandali e accoppiamenti.
La prima è
la compagna di Andrea Damante, concorrente della precedente edizione, nonché tronista
di Maria De Filippi. Ed è proprio ad “Uomini e Donne che il giovanotto scelse
Giulia, all’epoca, disoccupata e corteggiatrice. Oggi, per una serie di motivi
a noi oscuri, a parte ospitate dalla D’Urso, qualche apparizione a “Bring The
Noise” su Italia 1 e un canale Youtube nel quale insegna l’arte del make up, la
De Lellis diventa “esperta di tendenze” dalla sera alla mattina.
Ma la
professione che più ci incuriosisce è quella del giovane Jeremias: “tuttofare”.
Costui è il fratello di Belen Rodriguez. Nessun lavoro, nessuna apparente
attitudine, qualche foto su Instagram in cui urina a cielo aperto per le vie di
Milano in compagnia del cognato Francesco Monte, una amicizia con Andrea Iannone ed ecco che di botto, oltre che a “vip”
diventa anche “tuttofare”. Anche perché dire “vagabondo mantenuto dalla sorella”
pareva brutto e poco attinente con la “vippitudine” che per partecipare a
questa edizione del Gf è fondamentale. Del ragazzo sappiamo pochissimo, la cosa
che salta agli occhi che lavorare non è una delle sue ambizioni. E’ arrivato
dall’Argentina ed ha capito che alzarsi presto la mattina in casa Rodriguez fa
male alla salute, quindi tutti i membri della famiglia hanno deciso che basta
uno di loro a portare a casa la pagnotta. E Belen, che è riuscita a diventare
ricca sfondata solo facendo due cretinate alla tv e sui giornali, si è presa l’onere
di farsi carico di fratello, sorella e genitori regalando loro una vita agiata
e lontana anni luce da quella di noi poveri cristi costretti a sgobbare da
mattina a sera.

Quindi,
aspettiamoci scintille da questo ragazzo catapultato così per grazia ricevuta
nel rutilante mondo della trash tv. Capiremo dunque se lo abbiamo giudicato a
prescindere o se in realtà costui sia un pozzo di scienza, di talento, di
simpatia, di garbo e di educazione. Le foto di lui che urina per la strada
forse hanno un po’ fuorviato il mio giudizio, chi di noi non ha mai dato sfogo ai suoi
bisogni proprio in centro città? Suvvia, non facciamo troppo le persone civili.
giovedì, agosto 24, 2017
C'ERANO: MISS DICKINSON, UN FRANCESE E UN CANTANTE..
Raggiunta e
superata la boa di un’eta nella quale la discesa è più vicina della salita, succede di guardarsi indietro e di passare in rassegna i vari incontri più o
meno importanti della propria vita. Recentemente mi è capitato di trovarmi tra le mani alcune
foto dei miei 20 anni. Riallacciandomi al post nel quale parlavo di AsiaNuccetelli mi è venuto spontaneo fare un confronto fra i miei anni di ragazzina
e i suoi. Partiamo dal presupposto che, altro coming out, per quanto mi
riguarda stiamo parlando del 1986; mettiamo nero su bianco che “ai miei tempi”
la chirurgia estetica era roba da jet set ma neanche poi tanto; di internet
nemmeno era nato il termine; le dive dell’epoca erano la Cuccarini, la Goggi,
la Carrà. Altra ciccia.
Era l’anno
delle mie prime vacanza sulla riviera romagnola, nello specifico, Cesenatico,
in compagnia della mia amica del cuore di allora, Paola. Ebbene, i 20 anni che
ho vissuto io erano ricchi di cotte a lungo e brevissimo termine. Sono partita per le
vacanze con la foto in valigia della recente fiammata per il cantante del momento.
Una bella avventura che ho già raccontato qui su questo blog, una specie di
infatuazione, innamoramento adolescenziale, non saprei nemmeno come definirlo.
La foto incorniciata è finita sul comodino dell’hotel Dolores e per i primi due
giorni ho sognato le mie vacanze con lui mentre la cara Paola le sognava col
suo collega canterino. Era tutto perfetto, sulla carta.

Il punto
focale però è che i 20 anni che ho vissuto io erano pieni non di botulino ma di
cotte a tempo determinato. Nello stesso momento in cui agognavo un incontro col
cantante un po’ famoso, ecco che arrivava
il parigino biondo a travolgere la mia vita già piena di emozioni belle forti.
E se prima di partire sognavo Milano ad occhi aperti, al ritorno nei miei
pensieri esisteva solo Parigi ed un mio eventuale trasferimento in loco. Già, perché
nella mia mente infoiata andavo in Francia e lo cercavo per tutta la città
convinta prima o poi di trovarlo in qualche romantico bistrot. Asia Nuccetelli
e il suo culo in fuori non so che vita conducono in realtà, ma credo che
questi amori travolgenti che ti frullano e ti lasciano senza fiato, neanche abbia idea di cosa siano. Troppo concentrata su punturine e Instagram per patire queste
pene sentimentali che allora sembravano dolorosissime ma che oggi rimpiango e
ricordo con tanta tenerezza. Anche perché il bel Patrice, del quale non conosco
nemmeno il cognome, oggi è una figura sbiadita che non incontrerò mai più nella
vita e che sicuramente neanche riconoscerei. E’ un po’ come Dorian Gray, oggi
avrebbe 50 anni ma per il ricordo che ho di lui ne ha ancora 20 ed è biondo, alto
alto e magrissimo.
Ed è anche
per questo che non invidio i 20 anni di Asia e di tutte le ragazze come lei. La
ricchezza, gli ambienti che contano, la tv, non daranno loro mai lo stesso
stupore che ho provato io al primo incontro con il cantante un po’ famoso e con
il parigino Patrice. Il batticuore, l’emozione della mia amicizia con Paola e
la condivisione di queste cose bellissime valgono 1000 volte di più dell’ammissione
al Grande Fratello Vip o il primo selfie con il naso nuovo e la faccia
rinfrescata dal chirurgo. Per non parlare della spiaggia di Cesenatico di
notte, io e Patrice mano nella mano nel buio della notte romagnola.
Formentera
al confronto è una bacinella con le papere di gomma.
domenica, agosto 20, 2017
ODIARE PROFONDAMENTE IL KARAOKE
Il karaoke è diventato famoso in Italia per colpa di Fiorello (mortacci sua). Ci ha fatto credere che i cosiddetti “diettanti” in
realtà altro non sono che delle versioni sconosciute di Elisa e Mario Biondi
quando poi sono solo degli emuli del famoso Pavarotto di “Striscia la Notizia”.
E se ne parlo, so cosa sto dicendo, perchè sotto casa mia il più sfigato dei
bar me lo propina per tre sere alla settimana come se fossero le serate di
Sanremo.
La
particolarità del karaoke sta nel fatto che anche i latrati più latrati
ottengono una manciata di applausi. Ragione più che valida per proporre tutto
il repertorio di Vasco Rossi come neanche la cover band ufficiale. E mentre sei
lì che mugoli un “Oh Toffee, Toffee, Toffee”, il gruppo che ti supporta incita,
applaude, ride e ti fa credere di avere le potenzialità inespresse. No, ma sei
uguale a Vasco, sputato. Intanto continui a gridare a quella povera Toffee che
non ti risponderebbe neanche se fossi l’ultimo uomo sulla faccia della terra.
Odio
profondamente il karaoke perché è illusorio e cattivo. Fa credere ai cantanti
allo sbaraglio che per una serata o due alla settimana i latrati siano
incantevoli voci d’angelo perché qualcuno da loro un microfonino in mano. Sarà
che anche “La Corrida” per me era depressione pura, ma almeno lì c’era la
buonanima di Corrado che non illudeva, anzi, con una risata riusciva addirittura
a seppellirli tutti. I cantanti che porgono il microfonino ai dilettanti invece, dopo
ogni inequivocabile latrato, se ne escono con un bravo che è la versione
censurata di “mifaischifomamipaganotrelireechissenefrega”. Il dilettante
dunque, esaltato dalla spontanea e sincera lode del cosiddetto “professionista”,
figuriamoci se si ritira a vita silenziosa. No, continua a urlare con una voce
che più che pelle d’oca ti invita a prendere la carabina e mirare in mezzo agli
occhi. Le ragazze non sono da meno rispetto agli uomini, anche perchè amano
cantare in gruppo e di tre voci non ne esce nemmeno una decente. Hanno una
potenza nei polmoni che trovo in me solo quando mi affaccio alla finestra e
grido loro di abbassare il volume perché stanno dando sui nervi. Però, non so perché,
loro non sentono me mentre io invece le sento benissimo.
Il canto è
roba per pochi. O meglio, è roba per chi dona al pubblico qualcosa di bello e
piacevole da ascoltare. Così, all’aperto, ai danni di persone che dovrebbero
vivere le serate estive in tranquillità, è una specie di omicidio impunito. Perché
i latrati degli umani con l’esibizionismo alle stelle, non sono un incanto ma
un maleficio. Una tortura senza via di scampo. Un’offesa per le orecchie, per
il cuore e per la passione che ognuno di noi ha nei confronti della musica. In
tre ore di rumore fastidioso, arrivi ad odiare Vasco Rossi, Noemi, Celentano,
la Pausini e tutto il repertorio pop italiano. Intanto, gli urlatori convinti
di regalare al mondo circostante le loro ugole malate di protagonismo, continuano
imperterriti a starnazzare, lieti di trascorrere una calda serata
di metà agosto nell'illusione di essere qualcuno che non saranno mai.venerdì, agosto 18, 2017
VENTUNO POVERI ANNI
Avere 20
anni non da il passaporto automatico per andare da nessuna parte. Dovrebbe
invece darti la spensieratezza ovvia dell’età, quell’euforia che ti spinge in
più direzioni senza la consapevolezza di nulla. Si va, si fa e vada come vada.
Asia
Nuccetelli, 21 anni, professione “figlia di Antonella Mosetti ex ragazzina di
Non è la Rai”, ha tutto quello sopracitato in misura a dir poco spropositata. Il
suo avere 20 anni è diverso da quello che è stato il mio e di un miliardo di altre
ragazzine. Per lei non esistono regole di nessun tipo, ogni cosa è possibile,
anche la più stupida. Intanto la ragazza non ha un ruolo preciso in questa fottuta
società. Vive di rifacimenti fisici come noi vivevamo di discoteche la domenica
pomeriggio. Come noi ci prendevamo cotte ogni tre per due lei si pompa le
labbra e si assottiglia il naso. Come noi andavamo a fare le prime vacanze
della nostra vita a Cesenatico, lei partecipa al Grande Fratello Vip con la
mamma e ne esce malissimo. Nonostante ciò, la bimba non si dispera. Inflaziona
i social, nello specifico, Instagram e inizia a postare foto a pioggia beccandosi
lodi e insulti e dichiarando che molte ragazze la imitano cercando di essere
fisicamente come lei. O meglio, come l’ha conciata il chirurgo, perchè da
ragazza molto molto carina è diventata una specie di Loredana Lecciso versione
coniglietta sexy che dubito fortemente possa avere così tante ragazzine al
seguito. I suoi 21 anni sono i 50 anni di
una disgraziata qualunque che non riconosce il tempo che passa. Lei non accetta
se stessa e si nasconde dietro ad una ragazza che di lei non più neanche lo
sguardo. Come possa una mamma avallare simili decisioni dovremmo chiederlo alla
Mosetti che difende a spada tratta le scelte di quella figlia tristissima che
ormai di se stessa ha solo il nome. E gli atteggiamenti volgari, la sigaretta
sempre in mano da femme fatale ormai superata come il biondo platino da
pornostar, sono ormai quello che Asia è voluta diventare per andare non si sa
bene dove. Sicuramente ovunque basta che non ci sia da lavorare. Dove “Asia
Nuccetelli Mosetti” come si firma su Instagram per fermare nero su bianco la
sua professione di “figlia di”,e l’immagine che ha costruito con tanta fatica, abbia finalmente un senso compiuto.

Peccato per
te e per i tuoi genitori che hanno permesso questo disastro, perché proprio di
disastro si tratta. E ogni foto che posti è sempre peggio, oggi non sei quella
di due mesi fa e domani non sarai quella di oggi. Povera ragazza e povera,
poverissima la tua vita.
domenica, agosto 06, 2017
DONNA DI PANZA, L'UOMO LA SCANSA
“Uomo di
panza, uomo di sostanza”, diciamo noi donne amanti dell’uomo che non ci importa se sia depilato o con la tartaruga. Non amiamo particolarmente le sopracciglia
disegnate e nemmeno il torace glabro da adolescente. La pancia non ci spaventa,
qualcuna di noi ama quel simpatico adipe sporgente che fa tanto Jim Belushi. Ci
sentiamo protette e rassicurate, anche perché poi non è che lui ci può
rimproverare il rotolino sui fianchi dovuto alle abbuffate festive, prefestive
o vacanziere, Ci dovrebbe capire e amare così come noi facciamo con la sua
trippetta che ci avvolge e ci travolge. Invece no. Partiamo dal presupposto che
una single con la pancia è tagliata fuori a priori. Puoi avere la faccia di
Mariangela Fantozzi ma se porti la 42 e hai il giro vita di una bimba di 5 anni
sei automaticamente ammessa nel rutilante mondo dell’acchiappo feroce. #nonèbellamahaunbelcorpo è il mantra del secolo. Mentre noi donne andiamo molto
oltre due ciccette appoggiate dovunque, per l’uomo la forma fisica non è
fondamentale ma quasi. La novella delle donne curvy è una specie di leggenda da
sfatare. Se sei Jennifer Lopez puoi avere le coscione e il culone. Se sei
Vanessa Incontrada già un po’ meno. Se sei Mariah Carey ti distruggono all’istante.
Se sei Miss Dickinson, la parola d'ordine è "grassa". Punto e basta.
La pancia è
una roba che non controlli e che ti capita principalmente dopo aver goduto dei piaceri
della vita: mangiare e bere. Oppure nel periodo in cui noi donne diventiamo
mature sulla carta, ovvero, la menopausa. In ogni caso la comparsa della pancia
non è improvvisa e non ti coglie tra capo e collo come lo starnuto. Ti avvisa,
ti dice “guarda che sono a metà strada” e te non ci credi perché sei convinta
di correre più forte di lei. In realtà la tua vittoria è irrimediabilmente una
pia illusione perché le sue gambe corrono più veloci delle tue. E allora si,
una mattina ti svegli e lei è lì che ti impedisce di indossare la maglietta che
fino all’anno prima era la tua preferita. Ti guardi nello specchio e ti
riproponi di camminare, di non bere, di evitare il pane e i carboidrati. E’
tardi. Lei ti ha acciuffato e non ti mollerà tanto facilmente. Anche perché se
ti prende a 20 anni non è niente: a 30 ce la puoi fare. A 40 hai un po’ da
lavorare. A 50 te la tieni.

domenica, luglio 30, 2017
TEMPTATION LIFE
“Temptation
Island” sta finendo, come l’estate dei Righeira e il bilancio di questa serie è
triste quasi quanto il pianto di un povero orfanello. Nonostante ci abbia fatto
divertire con Lenticchio, gli strafalcioni, le menzogne, le cose dette e
ritrattate, rimane l’amarezza di uno spaccato di gioventù della quale noi un po’
agee’ non proviamo alcuna invidia.
Il dubbio
che permane da sempre però è il medesimo: sarà tutto vero? A mente lucida e
consapevole diciamo di no senza esitazioni. Nello stesso momento troviamo
sincere le lacrime di Selvaggia, di Sara, di Veronica, di Valeria. Ed è proprio
Valeria che ci fa nascere i dubbi più recenti. La stiamo vedendo in tutta la
sua semplicità, graziosa e apparentemente sincera, ma si sa, in tv tutto è il
contrario di tutto e ritrovarla su Instagram così trasformata da piccole
modifiche estetiche, diciamo la verità, un po’ ci spiazza. Non so perché ma
siamo ingenuamente convinti che le persone cosiddette “normali” non affrontino
così a cuor leggero punturine e pompatine effettivamente non urgenti. Eppure non è così,
il mondo reale è pieno di botox sparpagliato qua e là e non ci dovrebbe stupire
una Valeria Bigella qualsiasi che decide di modificare leggermente i connotati.
Ce n’era realmente bisogno? Oggettivamente no, l’immagine che ci viene
rimandata di lei è quella di una gran bella ragazza che, forse, se non avesse
toccato con mano questa inutile popolarità sarebbe rimasta con la sua boccuccia
senza ricorrere ad inutili e stupidi interventi estetici. O forse no, forse le
ragazze di oggi hanno un bisogno ossessivo di perfezione e laddove il loro
specchio rimanda immagini falsate, c’è sempre il primo Giacomo Urtis che passa
pronto a risolvere problemi inesistenti. Però, il telespettatore medio che
trova la Valeria acqua e sapone con il turbante e quella boccona fasulla degna
di una subrettina di beleniana memoria, di colpo si sveglia dal torpore del
defilippismo moderno. Niente è come sembra, dunque. “Tempation Island” di colpo
torna ad essere quello che è sempre stato solo che non ce ne eravamo accorti,
presi com’eravamo dai tormenti di Ruben o dai dubbi di Selvaggia. Attori da
Oscar? Non lo so, la certezza è che se una coppia decide con consapevolezza di
partecipare ad un carrozzone del genere, non può poi piangere per delle ore
intere perché i video mostrano dall’altra parte strusciamenti vari e promesse
da marinaio. E’ tutto finto ma ci piace pensare che sia vero perché un po’ questo
ci rassicura. La gioventù del 2017 rispetto a quella degli anni 80 è più
fragile, meno piantata a terra, ossessivamente improntata sull’esteriorità e
troppo poco sull’interiorità. E poi ci consola pensare che i nostri figli non
siano così superficiali come Antonio e Nicola e nemmeno crudeli come Francesca,
ma in realtà è tutto finto ed è come guardare una puntata di una fiction su Canale 5. Magari con Gabriel Garko che alla fine dichiara eterno amore e
vissero tutti felici e contenti. Proprio come Nicola e Sara e magari anche come
Alessio e Valeria. Dal chirurgo estetico ci è andata dopo essere diventata una
stellina di Instagram, tranquilli.
venerdì, luglio 28, 2017
LA ZANZARA VELENOSA
La
solidarietà femminile è un’utopia della quale ormai siamo costrette, nostro
malgrado a fare a meno. Sappiamo che per una ragione o per un’altra fra noi
femmine ci capiamo a fasi alterne, nel senso, se siamo amiche già abbiamo i
nostri problemi, se poi non ci siamo mai rivolte neanche la parole, ecco,
allora ci andiamo giù pesante. Mi dissocio dal pensiero profondo di Small
Wonder all’anagrafe Rita Pavone, signora arci nota, settantenne che per una
giorno della sua brillante vita, si è improvvisata bimbaminkia di sta cippa con
risultati a dir poco penosi. La foto che ha postato sul suo profilo ritrae un
sedere fasciato in un paio di pantaloni bianchi. Embè? Jennifer Lopez ha fatto
di peggio. Quindi? Allora? Il suo intento era quello di mostrare le fattezze, a
suo pensare, un po’ troppo smisurate per indossare tale colore e tale
fasciatura. Un esempio di profondità estrema che, già fatto da Charlize Theron
sarebbe di cattivissimo gusto, ma perdipiù da una signora attempata, non
proprio altissima, non proprio bellissima, davvero non si spiega. Io, e parlo a
nome mio medesimo, mai e poi mai, nel mio piccolo mondo comune da zitella non
ancora del tutto inasprita dalla vita, mi permetterei di meleggiare il fisico altrui.
Che io poi sia una balena o Audrey Hepburn sotto reincarnazione, poco importa.
Ma la signora Small Wonder, Piccola Meraviglia, dice lei, si è divertita così,
come i ragazzini scemi sulla pagina di “Sesso Droga e Pastorizia”. Ma ogni tanto
arriva la stupidera, la voglia di mostrare il sovrappiù come se fosse uno
scivolone sulla buccia di banana che tanto ci strappa una bonaria risatina. Poi
però nello stesso giorno posta una foto sua in costume da bagno con la
didascalia “72 anni tra più di un mese. Adesso scatenatevi pure”, sapendo
benissimo che l’immagine è: lei in canottiera sulla spiaggia seduta; occhiali
da sole e cappello; magrissima e fotografata in modo che del suo corpo non si
vede assolutamente nulla se non che è effettivamente magra. Di che ci dovremmo
scatenare? La signora ignara da lei fotografata invece è stata data in pasto a
tutti, così, senza nemmeno essere a conoscenza che la Small Wonder le aveva
immortalato le terga per prenderla per il culo. E non è un gioco di parole.
giovedì, luglio 20, 2017
POTENZIALMENTE CATTIVA
In teoria
nessuno di noi è veramente e consapevolmente cattivo. O meglio, ognuno di noi
un po’ lo è ma non ha il coraggio e la faccia tosta di ammetterlo. Orbene,
oggi, qui, io farò il mio coming out, ovvero, dichiarerò apertamente che in una
non tanto nascosta parte di me alberga una cattiveria (o, se volete, diamole un
altro nome) che apparentemente non mi appartiene-
Avete
presente quando ti accorgi che sul parcheggio per disabili si trova stazionato
o il suv del decerebrato, o la macchinetta del ragazzino scemo o quella della
mamma di turno che per scendere in farmacia a comprare il latte in polvere non
può fare più di due metri a piedi? Ecco, in questo caso la mia cattiveria non
mi spinge a chiamare i vigili ma a prendere un fucile a pallettoni e fare una
strage. Pensiero poco consono per una signora? Perché non butto giù nero su
bianco le parole che recito come il rosario nella mia testa. Sarei
immediatamente bannata da Blogger, dalla vita, dal mondo e reclutata, forse,
dai terroristi di tutto il pianeta.
E gli
schiamazzi notturni? La musica dal vivo in piena citta? Altro rischio per
l’incolumità altrui se non possedessi il filtro del buonsenso. La cattiveria si
manifesta in tante maniere,specialmente quando il rumore che proviene dall’esterno
sovrasta di gran lunga il programma tv che stai guardando, col ventilatore
puntato e i nervi a fior di pelle dopo una giornata in balia della canicola.
Ma non so se
il termine “cattiveria” è appropriato per questo tipo di esperienze che ti
forgiano il carattere e te lo deformano. Ti trovi in balia di un sentimento
potente che non assomiglia al lieve disappunto, alla gelosia per amore, all’invidia
per qualcuno meglio di te, per qualcuno che ha più di te. No, è un fulmine che
esplode e spazza via ogni qualsiasi forma di ragionamento ponderato. Quando
vedi o leggi del tipo che posta l’immagine del Duce e sotto una sfilza di “mi
piace”, che puoi pensare? Cosa può partorire la tua mente che non sia un’azione
sovversiva di quelle serie? O quando leggi i molteplici apprezzamenti per
Salvini così, a random, solo perché blatera che i profughi non dovrebbero avere
il cellulare e tutti giù ad offendere e a vomitare insulti senza capo né coda.
A questo punto la cattiveria non si capisce più da che parte stia. Se sono io
che li prenderei a mazzate senza nemmeno pronunciare due parole di
presentazione o loro che scrivono e parlano azionando mezzo neurone e mandando gli altri al prendere il sole a Marina Di Bibbona. Lo ammetto, se il mio
cervello funzionasse la metà di quanto funziona a loro, probabilmente
scatenerei, nel mio piccolo, un inferno fatto di mazzate e parolacce. Mazzate di
persona, parolacce on line. E non avrei pietà per nessuno, fermo restando che
non mi funzionasse la connessione col
cervello. I ragazzini bulli, ad esempio, quella specie di mostriciattoli che ne combinano
di ogni ai danni di qualcuno più debole di loro: nessuna scusa. E’ chiara
la responsabilità oggettiva dei parenti prossimi, ma vuoi mettere quei giovani
futuri delinquenti che superano indenni azioni che hanno il potere di
distruggere la vita altrui? Nel mondo normale, io, voi, tutti coloro che fanno
smodato uso del buonsenso, vivono come alla finestra. Leggono, vedono, sanno ma
per tutta una serie di ragioni sacrosante possono fare ben poco. Come si fa a
prendere a calci nel sedere la giovane e sanissima madre che parcheggia nello
spazio riservato ai disabili senza apparire agli occhi di altri come noi dei
poveri matti da rinchiudere?
Potenzialmente
cattivi, ecco come ci dovremmo chiamare. Buoni per eccesso di buon senso e
cattivi se quest’ultimo prende il volo come un uccellino in gabbia. Peccato o
per fortuna, le gabbie sono chiuse a doppia mandata e noi, volatili ora felici
ora insofferenti, preferiamo di gran lunga la sicurezza delle sbarre ai pericoli
della libertà. Ma quanto mi piacerebbe spiccare il volo.
domenica, luglio 16, 2017
LA PROTESTA SUL DIVANO DI CASA
Il caso
Fabio Fazio. Non so in realtà se esiste un caso vero e proprio ma quei maledetti 11,7
milioni di euro che il signor simpaticone ha percepito di contratto dalla Rai,
hanno un peso vero per l’opinione pubblica. Intanto definiamo bene questa “opinione
pubblica”: noi siamo il pubblico e abbiamo un’opinione, quindi, fino a prova
contraria, siamo in dovere di dire la nostra. Non serve a nulla starnazzare
come sto facendo io su questo blog, tanto Mario Orfeo, Fazio e i dirigenti in toto
non lo leggeranno mai. Però la nostra arma, che può far male senza ferire, è il
telecomando. sicuramente sto facendo dell’inutile populismo alla Matteo Salvini che
tanto odia persone che la sola sfortuna che hanno avuto nella vita è stata
quella di nascere nel posto sbagliato, Fazio invece è nato nel posto giusto. Ha
conosciuto le persone giuste. Si è fatto amico le persone giuste. Ha allungato
metaforicamente la lingua sulle persone giuste. E ha minacciato di mollare
capra e cavoli e sbarcare su altri lidi per compensi maggiori rispetto quella
che la Rai, del periodo Campo dell’Orto, aveva intenzione di elargire. Parliamo
fuori dai denti, Fabio non è né Piero né Alberto Angela. Non ha il talento giornalistico
di Mentana, la bravura di Crozza, della Raffaele, della Cortellesi, nemmeno il
fegato della Gabanelli e della Sciarelli. Lui è lì che compiace chiunque, per
lui Renzi è un idolo e lo sono anche Alfano e Berlusconi. Con tutti si inchina
e pone loro domande che neanche Flavia Vento sotto effetto di vino rosso al
metanolo farebbe. I monologhi che ci propone all’inizio della puntata della domenica di
“Che tempo che fa” sono la cosa più brutta che ha fatto in vita suo dopo
Rischiatutto. Già, perchè ha anche realizzato il sogno di condurre il quiz che
è la bandiera ufficiale di Mike Bongiorno. Conduzione senza infamia e senza
lode, qualche gag con il leggendario Signor No e tutto è scivolato via senza
lasciare neanche una soave scia dietro di se. Sono stati eliminati programmi e
persone per molto meno. Esempio su tutti, Massimo Giletti, al quale hanno cancellato
inspiegabilmente “L’Arena” su Rai 1 che sistematicamente batteva,almeno per quel segmento, “Domenica Live” di Barbara
D’Urso.
Fabietto
invece ha avuto la promozione pur di non farlo emigrare. Capirai, con tutto
quel talento se ne usufruiva qualcun altro per la Rai tv erano serissimi
problemi. Ma, a proposito, quale sarebbe in realtà il vero talento di Fabio Fazio?
Per 11 milioni e passa di euro, per come la vedo io, dovrebbe riempire i
salotti delle famiglie d’Italia come si riempivano i bar ai tempi di “Lascia o
raddoppia”. Se tanto ha avuto effetto la sua minaccia di scappare a La 7, ora
vogliamo vedere sul serio di cosa è capace. La cosa che sappiamo è che ha
battuto i piedi (un’altra volta) e per non farlo frignare lo hanno spostato su
Rai 1 perché Rai 3 forse per lui è da sfigati.

venerdì, luglio 14, 2017
TI CAMBIO I CONNOTATI
“Ti cambio i connotati” è sicuramente la frase chiave che Belen Rodriguez dice ai fidanzati prima di ufficializzare, attraverso le pagine del settimanale di Signorini, le sue storie d’amore. E’ successo con Stefano De Martino ai tempi, quando miracolosamente sparirono le sue stranote orecchie a sventola, i denti diventarono un tripudio di porcellane drittissime e le labbra di colpa presero un anomalo turgore. Diciamo che nel suo caso le basi erano buonissime, ma per fidanzarsi, anzi, sposarsi, con Belu, confidenzialmente detta, ci vuole non la perfezione ma quasi.


domenica, luglio 02, 2017
NONOSTANTE LO SCIVOLONE
Il 1 luglio 2017 ha avuto luogo il concertone
per eccellenza, l’evento storico e dei record: Vasco Rossi live a Modena. Per
chi, come me, se lo è gustato sul divano di casa è stato un momento eccezionale
di musica in tv. E non parlo da fan, anche perché solo ieri sera mi sono
accorta di quanto siano belle certe sue canzoni e quasi quasi mi è anche
dispiaciuto non averlo scoperto veramente a suo tempo. Ora, siccome non tutte
le ciambelle riescono col buco, al mitico Komandante ho un piccolo,
piccolissimo appunto da fare. Tutto molto bello, testi stringati ma efficaci,
musica bellissima e soprattutto rock, ma vogliamo parlare dell’ultimo successo
in ordine cronologico “Come nelle favole”? I veri estimatori di Vasco non
possono che convenire con me che non è uno dei suoi pezzi meglio riusciti.
Passi per la musica, ma il testo non è roba da lui. Al limite la vedrei adatta
per un Biagio Antonacci che passa di lì per caso e che con le parole si è sempre dato
meno pena di Rovazzi, ma il Blasco proprio no. “ Io e te io e te in un bar a
bere e a ridere/ io e te a crescere bambini, avere dei vicini/ io e te io e te
seduti sul divano parlar del più e del meno” E questa è solo una minima
parte del testo meno da Vasco che abbia mai scritto.
Però,
riascoltando i suoi vecchi successi e guardando le prime file del
megashow, tutto si dimentica. Anche il
fatto che la sua voce sia piuttosto flebile e che il viso sia un po’ troppo
levigato. Tutto passa, perché l’energia e quelle belle facce del pubblico, ora
ispirate, ora incazzate a seconda del ritmo dettato dal Komandante, hanno
trasformato un grande spettacolo in uno spettacolo grandissimo. Il momento
topico poi si è toccato quando è partito “Rewind”, brano storico di qualche anno
fa. Per le ragazze, via i reggiseni, tutti scatenatissimi e la cosa
meravigliosa è stata che, nonostante qualche seno al vento, nessun maschio ha
manifestato il tipico occhio trombino al quale non sfugge una coscia ignuda,
figuriamoci una puppa.
Tutti
concentrati su Vasco come le beghine lo sono sul parroco quando dice la messa
delle cinque, in quel momento poteva passare di lì la Canalis in mutande che
nessuno se ne sarebbe accorto.
Nonostante
dunque lo scivolone di “Come nelle favole” il repertorio di Vasco è un gran bel
patrimonio tutto italiano. Lui è un ex ribelle oggi dedito alla famiglia e
punto di riferimento di tanti giovani nonché antica e totale passione di
generazioni più cresciute. E ieri è stato un bel momento di aggregazione per
noi che lo seguivamo da casa, mai così vicini a quel mare di persone sfinite e
felici al Modena Park e orgogliosi di aver preso parte, a modo nostro, ad un
evento di così grande portata. Alla faccia di Giovanardi e dei suoi cani antidroga.venerdì, giugno 30, 2017
LA BELLEZZA VERA DI MALIKA
Proprio oggi
e praticamente nello stesso momento, mi sono imbattuta nel video di Malyka
Ayane “Tre cose” e, su Instagram, in una delle foto più recenti di Asia
Nuccetelli, figlia dell’ex stellina di “Non è la Rai”, Antonella Mosetti. Così,
a pensarla nell’immediato, tra le due in mezzo ci passa questo oceano e quell’altro,
in realtà ho capito e scoperto la straordinaria bellezza di Malika. Non so se è
stato il confronto con la giovane Asia che tanto si carica, si modifica, si
trucca, si atteggia, si crede o forse finge di credersi, non lo so. Ma i 20
anni contro i 33 non vincono per forza. Non vincono perché la naturalezza di Malika,
mettici anche una buona dose di talento che tanto vuol dire, la rendono di una
bellezza che non ha bisogno di correzioni. E nel video in questione, uno dei
tanti in cui la sua faccia spadroneggia come neanche Charlize Theron nello
spot Dior, tutto il fascino della normalità stabilisce quanto l’avvenenza sia
una dote innata. Lei non è particolarmente bella nel senso canonico del
termine, riesce però ad emanare cose che Asia, carina, con il nasino modellato
e la boccuccia a cuore, mai si sognerà di trasmettere al mondo. La colpa non è
sua e nemmeno del chirurgo che ha placato le sue innumerevoli insicurezze, è
proprio che le manca quel certo non so che, quella marcia in più che ti rende
affascinante anche se non corrispondi ai canoni che a suo tempo la tv ci
impose. La ragazzina sta cercando il suo posto nel mondo e sta combattendo la
battaglia con se stessa e con il mondo “soscial” che la sta inutilmente massacrando. Malika
non so se avrà i suoi bei demoni, ma ciò che mostra a noi che la vediamo è la
bellezza di chi è riuscito ad inventarsela con intelligenza e classe. Con la
consapevolezza che non è tutto ma fa stare bene. Probabilmente sarà invece una
donna risolta, una madre, una moglie e, giusto per banalizzare un po’, non
dimentichiamo che ha avuto Cesare Cremonini come fidanzato e l’ha pure mollato
lei. Soddisfazioni su soddisfazioni.

lunedì, giugno 26, 2017
DILLO CON UNA FOTO
Ci sono foto
capolavoro e foto con dei capolavori. Da donna, mi sento di affermare che questa
foto è formata dai due capolavori della morfologia. L’immagine è molto
semplice, direi, elementare. Due amici seduti su una panchina a New York, con l’aspetto
sorridente, belli in maniera imbarazzante e, soprattutto, molto famosi. Per i
pochi che ignorano, uno è l’etoile Roberto Bolle e l’altro il cantante Marco
Mengoni. Fin qui tutto regolare, se non fosse per le varie ed eventuali illazioni
e supposizioni che questo bel vedere ha scatenato sui siti, sui social e sui
blog. Sono amici? Fidanzati? Collaboreranno insieme? Al di là del discorso
lavorativo, tra l’altro il più pertinente, il resto sono le solite chiacchiere
di bottega. Il brutto vizio degli internauti e dei giornalisti gossippari è proprio il ricamo e il bisogno impellente di
sfrucolare laddove non si dovrebbe. Ma non si dovrebbe perché è stupido. Perché
se una foto immortala Biagio Antonacci e Raf, la sola cosa che si pensa è che
tra i due ci sia una semplice amicizia o una futura collaborazione lavorativa.
Se invece le amiche sono Monica Bellucci e Rosalinda Celentano no, sono vecchie
amiche sì, ma anche ex compagne di letto. La stessa cosa vale per Bolle e
Mengoni: amici mai, impossibile. E soprattutto: a New York è stato un incontro
casuale o hanno preso lo stesso aereo? Dilemma amletico che smuove chiacchiere e
genera fantasie su un amore tra i due, per soddisfare le bramosie di ragazzine
sessualmente indecise che vorrebbero vederli come i nuovi Mario Serpa e Claudio Sona (chi
segue Uomini e Donne sa di cosa parlo e sa anche che alla fine è stato tutto
farlocco). E il paragone è volutamente azzardato.
La cosa
imbarazzante però nasce dal fatto che se non sei dichiaratamente e
smaccatamente eterosessuale, l’amicizia con il tuo stesso sesso non è
contemplata. Sotto sotto c’è sempre l’ambiguità che poi è nei soli occhi di
chi guarda perché, in questo caso, due bellissimi ragazzi a New York, che
sorridono all’obiettivo, tutto lasciano pensare fuorchè a robe amorose. Che se poi
ci fossero davvero, buon per loro, due bellezze così, insieme, altro non sarebbero che
uno stupendo quadro da ammirare.
Cosa
dovrebbero dire di me allora che sto coltivando una tenera amicizia col ventilatore?
Nessuna copula tra noi, solo un dolce, fresco e giovanile, amorino di stagione.
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