lunedì, ottobre 31, 2011
IL DOLORE SULLE BACHECHE
Sono passati diversi giorni dalla prematura scomparsa di Marco Simoncelli e ancora qualche sparuta trasmissione televisiva mira a far ascolti con le chiacchiere da salotto sulla morte di un giovane di 24 anni che di professione faceva il pilota. L'Italia tutta si è mossa per piangere questo ragazzo dalla testa piena di capelli che ancora viveva coi genitori, che aveva la fidanzata da 5 anni e che rappresentava quella normalità così difficile da trovare.
Ora, come spesso accade, tutto questo dolore comune per molti alla lunga diventa fastidioso ed ecco comparire su Facebook la tipica frase retorica che dovrebbe avere la funzione della cipolla:

"DOPO AVER PIANTO LA MORTE DI PERSONAGGI FAMOSI, VI PREGO DI COMMEMORARE TUTTI LA... MORTE DEL VOLONTARIO DEI VIGILI DEL FUOCO DI MONTEROSSO (SP) SANDRO USAI, DECEDUTO PER AIUTARE LA GENTE DEL SUO PAESE......COPIATE E INCOLLATE SULLE VOSTRE BACHECHE PER NON DIMENTICARE GLI EROI SENZA NOME..."
 
Come a dire, belle merde che sprecate lacrime per Simoncelli e non ne versate nemmeno una per il volontario di Monterosso.
Dal mio punto di vista non c'è nemmeno da paragonare le due cose. Commuoversi per la scomparsa del Sic non significa non rattristarsi per quello che è successo al vigile del fuoco. Non piango perchè non lo conoscevo nemmeno di vista, ma sono lo stesso triste perchè trovo ingiusto perdere la vita così.
Io non ho copiato e incollato questo messaggio sulla mia bacheca, ma non ho nemmeno postato una foto di Simoncelli. Ho pianto, lo ammetto e non me ne vergogno, ma anche perchè la sua morte mi ha ricordato quella di mio cugino scomparso 6 anni fa. 
Il fatto che un intero paese si sia alzato in piedi per manifestare il proprio dolore è una cosa da non sottovalutare. E non è vero, come ha detto qualcuno, che l'Italia si è mossa per un funerale e non si muove per manifestare il proprio dissenso a coloro che ci governano. Abbiamo fatto anche quello e continueremo a farlo, peccato che non ci ascoltano, ma ormai nulla ci spaventa più.
In fondo siamo un popolo di anime buone, Marco Simoncelli di colpo è diventato nostro amico, nostro figlio, nostro fratello e come tale ci siamo stretti intorno ai suoi familiari per portar loro calore e condivisione.
Ognuno di noi ha avuto il suo "Marco Simoncelli" nella vita, ovvero, un dolore da non dimenticare che questa tragedia ha riportato improvvisamente in superficie come uno schiaffo in pieno viso.
Oppure è stato solo dispiacere puro e semplice per un ragazzo giovane, bellino, simpatico, allegro, pieno di progetti e felice: un po' com'era mio cugino Stefano e come lo erano tante altre persone che non ci sono più.
Persone che non sono mai state commemorate sulle bacheche Facebook di anima viva.
 
 
 
 
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venerdì, ottobre 28, 2011
MICHELE SERRA E IL POPOLO
E’ difficile immaginare qualcosa di più rattristante di una folla di quasi diecimila persone che fa a botte per entrare in un megastore e accaparrarsi televisori, ferri da stiro, frullatori in offerta speciale. E accaduto ieri a Roma vicino a Ponte Milvio, la città è rimasta ingorgata per ore. C’era gente in coda dall’alba, c’era gente accampata, e non era una coda per il pane, era una coda per sentirsi in regola con l’identità del consumatore medio, degno di vivere in questo mondo senza sentirsi di troppo. Mi basterebbe che qualcuno (anche solo uno su diecimila) all’improvviso si fosse sentito umiliato, in quella ressa di schiavi, per avere qualche speranza in più sul nostro futuro. Mi basterebbe che qualcuno, anhe uno solo su diecimila, avesse improvvisamente scartato di lato, respirato forte, e fosse fuggito ovunque pur di non rimanere lì a fare la comparsa a pagamento (pagare per apparire, pagare per esistere). Non riesco a credere che un tosta-pane conio sconto, pure se in tempi di crisi nera, sia in grado di trasformare le persone in uno sciame di mosche disposte a schiacciarsi l’una con l’altra pur di posare le zampe sulla propria briciola.

Da La Repubblica del 28/10/2011. (articolo tratto dal blog Triskel182)

Su questo articolo, io, Miss Dickinson, avrei parecchio da dire. Partiamo dal presupposto che  non possiedo nè un tablet, nè l'I-Phone, nè l'LCD da 50 pollici e nè tantomeno l'I-Pad che, tra le altre cose, non so nemmeno che cavolo sia. Non posso permettermi praticamente nulla delle cose sopracitate, ragion per cui sarei stata tra quello sciame di mosche, che tanto disgusta Michele Serra, che si affannava ad accaparrarsi la propria briciola di apparire. Mi sarei lasciata schiacciare dai miei simili forse per comprare una lavatrice meno rumorosa della mia e non mi sarei sentita nè umiliata e nemmeno parte della schiera di comparse a pagamento che hanno infettato Roma come un nugolo di merdacce puzzolenti. E non per apparire, lo scopo primario è quello di risparmiare qualche euro, che siano 10 o 30 poco importa. Ci sono portafogli che piangono e il mio è da anni uno di quelli.
Ma non tutti lo possono capire, le persone che gridano all'Italia della vergogna, quell'Italia che si accalca in un megastore per un tostapane o un cellulare, invece di tirare innanzi e scuotere il capo con commiserazione misto a disgusto. Che poi sono quelli che da anni hanno la tv ultima generazione e il telefonino che fa anche il caffè, ma figurati se ammettono debolezze del genere. Hanno tutto questo così, giusto per accontentare la moglie, o il marito, o il figlio, o per una serie di coincidenze che non assomigliano per niente alla corsa all'occasione.
Ieri il popolo romano si è riversato da Trony per tutta una serie di ragioni che molti fingono di non capire. Che sia togliersi una soddisfazione o necessità, non è rilevante, erano in massa a spendere come tante formiche impazzite e l'immagine di una certa ala snob lo ha trovato intollerante. Meglio vedere la fila davanti alle discoteche con il buttafuori che sentenzia tu si tu no alle 2 del mattino. Quello non stuzzica il fastidio di Michele Serra e di tutte le persone che appoggiano il suo pensiero, fa più schifo vedere il popolo che spende, quel popolo che ambisce anche una 40 pollici pagandola quanto una 32.
Nascondiamoci sotto il tappeto come si fa con la polvere e vergognamoci, dobbiamo pensare solo a sopravvivere e guai a regalarci una lavastoviglie senza che ne abbiamo imminente necessità.
Quando sulla tavola abbiamo un pezzo di pane e una bottiglia d'acqua del rubinetto, basta e avanza. Siamo mosche e dobbiamo posarci solo sulla merda, non ci allargiamo troppo.
 
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sabato, ottobre 15, 2011
LA PATONZA DEVE GIRARE
Ammetto di essere in possesso di una copia del video pornazzo di Belen Rodriguez. Onestamente ho voluto sincerarmi del fatto che la povera ragazza altri non fosse che una vittima innocente di cotanto troiaio. Volevo accertarmi che fosse inconsapevole della telecamera e che il fidanzato, o il ganzo, o chi per lui, rappresentasse solo la bieca figura del vile sfruttatore.
O che, magari, la ragazza non fosse lei ma una sosia, oppure se davvero quello era uno di quei video un po' stupidini che i ragazzi di oggi fanno, sai com'è, la gioventù sbruciacchiata, l'adolescenza inquieta..
Orbene, dopo aver visionato per sommi capi il tutto, sono giunta alle seguenti conclusioni:
  • Belen non sembra una ragazzina sprovveduta: ha già fatto spesa dal chirurgo e le sue puppe sfidano la legge di gravità. Dice che se le è rifatte a 18 anni. Allora ha fatto un patto col diavolo perchè è identica a ora.
  • L'ingenuità non abita da quelle parti. La ragazza guarda in camera più di una volta, non sembra assolutamente intimorita dalla lucina rossa, anzi, ci sono anche riprese al limite del ginecologico e lei se la ride tutto goduta.
  • Fabrizio Corona, tempo fa, lo definì qualcosa del tipo "è solo un video di due ragazzini", minimizzando un po' la faccenda anche e soprattutto per tutelare la sua donna. In realtà le acrobazie sono parecchio esplicite e filmate da vicinissimo. Per dire, Belen che parla al microfono, è un assolo senza censura.
Lei però prosegue per la sua strada, infilando ingaggi, ospitate e come se nulla potesse scalfire quella specie di carriera che si è costruita a suon di culo in fuori.
Unta dal signore, miracolata, bella e quindi va bene tutto, chi può saperlo quale sia l'arte di Belen. Di sicuro la sua patonza gira di brutto e secondo me di questi tempi solo questo basta e avanza.
 
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venerdì, settembre 30, 2011
L'INSALATA
Non esistono più gli uomini di una volta, ormai è appurato. Così come le donne non sono tutte come quelle della tv e della cronaca. Ormai veniamo disegnati tutti un po' come delle macchiette e la pubblicità in questa cosa ha fatto sicuramente da apripista.

Prendiamo lo spot dell'EstaThe: il fusto di turno si trova al ristorante, si presume, per un pranzo veloce. Nel mio piccolo mondo antico, il maschio ruspante avrebbe mangiato qualcosa di leggero, che so, un risottino, un po' di prosciutto e melone, un panino al tonno. Lui no, opta per un'insalata con verdurine di stagione, chiede espressamente pomodorini, basilico e zucchine dell'orto. Già questo a me, donnino antiquato e fuori moda, fa accapponare la pelle, anche perchè io l'insalata al ristorante non la mangerei neanche sotto tortura. Nel senso, la mia idea di "leggerezza" è abbastanza diversa, ma ormai ho capito che il mio stile somiglia più a quello di un bracciante agricolo appena tornato da una giornata sui campi, che altro.
Ma torniamo al tipo dello spot. Dopo aver chiesto al cameriere tutto questo pout pourri di verdure, arriva la domanda fatidica: e da bere? Blocco totale del ristorante intero, ed ecco la risposta che non avremmo mai voluto sentire. "Un EstaThè!".
Ora, va bene che le ragazze di Sex And the city mangiavano insalate e bevevano thè freddo praticamente tutti i giorni tra una chiacchiera e l'altra, ma noi siamo abituate a vedere maschiacci che mangiano tegamate di fagioli, omaccioni con il paninozzo al salame toscano, o nerboruti fustacchioni che trangugiano birrozze gelate giusto per rilassarsi un po'. E' inaccettabile l'uomo che mangia insalate e beve un teino striminzito per non appesantirsi lo stomachino da uccellino.
Pubblicitari, vi prego in ginocchio, non ci piace l'uomo che usa l'antiocchiaie e che mangia le insalatone, non ci è mai piaciuto.
Lasciateci sognare col principe azzurro che schifa la rucola ma adora le patate fritte; è così che deve essere, guai a litigarci l'ultima foglia di radicchio nel piatto, non è umano e non lo sarà mai.
E non è che pe
rchè lo beve il ragazzone dello spot domani tutti i muratori del cantiere vicino casa vanno a comprarsi l'EstaThè al posto della birra; e nemmeno noi donne berremo gioiose il teino giusto perchè il tipo si esalta alla sola vista. Anzi, per quanto mi riguarda con questa roba ho chiuso. Ormai sono solo una consumatrice delusa.





 
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giovedì, settembre 22, 2011
QUESTIONE DI NANA MERITOCRAZIA

Nel rutilante e sporcaccione mondo del nostro premier, la crisi non è mai iniziata. Cassa integrazione, licenziamenti, precariato, tutte cose che per lui non sono mai esistite e con le quali probabilmente non dovrà mai confrontarsi. Ma come, lui è un imprenditore! embe? ha anche 75 anni eppure gestisce quintalate di ragazzette, quindi, pompetta o no, questo ominide ha i suoi assi nella manica.
E Marystelle Polanco lo ha sempre saputo. Lei è una furbacchiona, se lo è trastullato, forse vomitando in bagno dopo ogni palpata, ma alla fine ha ottenuto quello che voleva. Un lavorino in cui, si fatica il minimo e si intascano 10 mila euro al mese. Lo so che la prima cosa che viene in mente è sempre quella, invece la ragazzotta si è aggiudicata una bella assunzione a Milan Channel e chi s'è visto s'è visto. Non stiamo a sindacare che anche lì sono tutti incazzati neri perchè ci sono 35 dipendenti in cassa integrazione dal 2010, a lei che cavolo può importare? Quella è una cosina di passaggio, la sua aspirazione è diventare consigliere regionale come quell'altra cima, la Nicole Minetti che si vestiva da suora per farsi benedire dall'ominide anche laggiù, nella zona d'ombra che solitamente non vede crocifissi.

Ognuno ha i propri sogni e la Polanco i suoi li realizzerà tutti. Lo ha avuto sopra a più riprese, forse anche sotto, probabilmente anche su un fianco e sicuramente anche sottosopra: le vogliamo dare una ricompensa dignitosa a questa ragazza coraggiosa?





 
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martedì, agosto 30, 2011
UNA VITA DIFFICILE
Forse oggi ci sentiamo un po' meno soli. Anche Simona Ventura ha dei problemi ad arrivare a fine mese, proprio come noi che arranchiamo per far quadrare il bilancio e alla fine nemmeno ci riusciamo tanto bene. Ecco perchè ci ammorbava con tre programmi contemporaneamente, ora è chiara tutta la sua sovraesposizione mediatica, lungi da noi pensare che fosse per la carriera, macchè. In realtà stava cercando di pagare i mutui, proprio come noi! Vedete, io e lei un po' ci somigliamo: io lavoro anche la sera dopo cena proprio per lo stesso motivo per il quale lei si è sfracassata in video per anni. Per pagare. Credo che potremo diventare amiche, sono sicura che ci capiremmo perchè le nostre vite viaggiano nella stessa direzione, anche io mi faccio in quattro per saldare i miei debiti, con difficoltà mi barcameno nella giungla dei pagamenti e mi fa sentire meno sola sapere che anche la cara Simona capisce questi brutti momenti che viviamo lontane, ma vicine.
Sono felice per lei che non dovrà più pagare la supertassa, ma mi piacerebbe capire anche perchè il mio Irpef in busta paga non cala mai, anzi.

Chissà se le sue vacanze sono state come le mie, io non ho fatto il solito saltino a Porto Cervo, poco male, anche la Simona senz'altro quest'anno avrà ridotto il badget, povera donna, è davvero dura la vita di noi pagatori indefessi.

Evviva questa donna che si è messa in piazza per assomigliare a noi e per dirci che non è tutto oro quello che luccica e che anche una milionaria come lei può passare dei momenti di difficoltà, specialmente in questo drammatico momento storico.

Si può amarla più di quanto la amo io? Non lo so, di sicuro se ce l'avessi seduta qui vicino a me sul divano probabilmente la prenderei peso e la farei volare di sotto la finestra.

Così, tanto per vedere se le persone famose riescono a volare.

 
posted by Miss Dickinson at 8:21 PM | Permalink | 8 comments
lunedì, agosto 22, 2011
QUANDO C'ERANO LORO


E' incredibile come la bellezza femminile nel corso degli anni abbia subito dei mutamenti irreversibili. Prima eravamo carine, oggi siamo dei cessi messe a confronto con le sventole che circolano nel mondo della musica. Sì, perchè è proprio da lì che sono partita per fare il confronto. Negli anni 80 eravamo tutte belline, si sa, ognuna con i suoi difetti, ma se Videomusic passava il video di Cindy Lauper e in quello stesso momento eravamo un filino in tiro, cavolo, potevamo competere eccome. Facciamo un altro esempio: le Bananarama: Graziose, all'epoca per me erano delle bonazze da paura, ma è sempre valido il solito discorso: se niente niente ci mettevamo la minigonna e le scarpe con la zeppa, andavamo dal parrucchiere, due orecchini come si deve, figurati se non eravamo carine come loro. Diciamo che la mia generazione ha avuto un gran culo, perchè le ragazze di oggi fanno un po' più fatica a rapportarsi con le cantanti del momento. Come si fa a fare il tragico confronto con Beyonce? Nemmeno con Kylie Minogue che è alta un metro e una caciotta ma ormai è entrata di diritto a far parte del club delle bonazze, sguainando quell'esile corpicino e diventando di botto una sexy mini bomba da urlo.


Oggi se non pesi 23 chili sei una grassona e ti puoi solo andare a nascondere, le ragazzine si basano su personaggi dalla perfezione maniacale, addirittura se ne vanno in giro con la borsetta di Louis Vuitton (tarocca) che per la mia generazione andava bene portata dalla mamma. Il massimo erano i jeans Roy Rogers, l'alta moda era da tardone e Madonna era un mito da eguagliare, almeno fisicamente, riuscendoci benissimo.

Di questi tempi Belinda Carlisle sarebbe una grassona senza appello e Samantha Fox una tamburina da analizzare al microscopio in cerca di cellulite e smagliature da sbattere sulla copertina del settimenale di gossip.
Vabbè che ora c'è Lady Gaga che proprio un fiore non è, ma lì c'è la scusa che si concia come un fenomeno da baraccone per fare tutto il suo show e, fortuna sua, le viene perdonato il profilo imperfetto e la faccia non particolarmente attraente.
Continuo a dire che negli anni 80 abbiamo avuto una gran fortuna, tutte belle nessuna bella; tutte grasse nessuna grassa; tutte magre nessuna magra; tutte normali e un po' più felici di come saremmo potute essere oggi.

 
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