mercoledì, giugno 21, 2017

COM'E' DIFFICILE FARSI UN SELFIE #BELLADENTRO

Siamo invase dai selfie di chiunque, compresi i nostri, ma forse le più magre e le più belle non sanno cosa si cela a volte dietro una foto in apparenza scattata così, giusto per ammazzare quei dieci minuti di tempo libero. Innanzitutto partiamo dal presupposto che, puoi anche avere l’ultima versione dell’Iphone, ma se non sei  un filo magra e un pelino fotogenica, su Instagram è meglio che lasci perdere. Quindi, noi persone normali e non propriamente da passerella, dobbiamo adottare degli escamotage, a volte anche un po’ penosi lo riconosco, ma necessari per tenere in vita un account che altrimenti sarebbe pieno di foto dei tuoi cani o di personaggi famosi bellocci che ti avvicinano pericolosamente all’ultima delle bimbeminkia.
Il segreto di Pulcinella è la famosa asta da selfie, rigorosamente cinese così si spendono 4 euro e male che vada non ne risente né l’orgoglio né il portafoglio. Lì dobbiamo assicurarsi la giusta pendenza, dall’alto verso il basso sfila la figura e  allontana i rotolini a vista oltre che non prendere proprio la faccia da vicino visto che nessuna di noi è Belen Rodriguez che si ritocca anche le orecchie con Photoshop.
I selfie come quelli della Marcuzzi, primo piano senza trucco per noi sono una complicanza dalla quale ci teniamo consapevolmente lontane. A parte quando ci brillocchiamo tutte di filtri che più che esseri umani sembriamo cloni di Barbara D’Urso baciata dal faro. Non siamo credibili e nemmeno normali, la compianta Silvana Pampanini nelle ultime apparizioni fotografiche era praticamente così, meglio evitare. Non per altro, aveva 90 anni e noi qualche decennio meno, solo per questo.
Quindi, prima di postare su Instagram, ci sfiniamo col ritaglio. La foto mia (senza ritegno ne vergogna ma questo è un blog verità) è stata accuratamente ridotta per evitare l’effetto “braccia lottatore di sumo” che, vuoi per la posizione senza asta di supporto, vuoi perché forse non sono proprio un gambo di sedano, era prepotentemente messo in evidenza. La faccia seria e apparentemente pensosa è stata studiata per evitare fossette, pieghette, allargamenti facciali nonostante il mirabilante “volto affilato” spuntato sullo smartphone. La didascalia sarebbe potuta essere molto profonda, magari corredata da una citazione culturalmente elevata e forse qualcuno l’avrebbe anche bevuta.
Poi ti imbatti nei selfie di Elisabetta Canalis, Ambra, della mia preferita, Alessia Marcuzzi e ti sembrano così naturali. Sì, forse qualche filtrino innocuo, ma con quelle bellezze indiscutibili non c’è storia. Anche appena sveglie sono belle, senza trucco sono belle, al mare sono belle, ci tengono a farci sapere che con loro la natura ha lavorato bene e con noi invece si è riposata un’oretta.
Vabbè, fiinchè però Instagram ci da una mano e i nostri cellulari ci permettono di affilare, mascherare e coprire, diciamo che ci possiamo ancora stare. Naturalmente per me di naturale ci sono solo io prima dei filtri e dei tagli (che qui onestamente mi sono scordata di usare ma confesso che la stanza era in penombra), però perlomeno indipendentemente dai vari accorgimenti, se ci incontriamo per strada, siamo sempre noi, A mezzobusto siamo diverse rispetto all’intero? Macchè, i nostri selfie ci migliorano ben poco, forse è una nostra idea che il filtrino Sierra ci abbellisca rispetto al temibile Normal. Quello è roba per la Marcuzzi, l’hashtag  #nofilter lasciamolo ai fumatori. Noi siamo più donne da #belladentro, anzi, ormai questo è diventato il mio nuovo mantra.

lunedì, giugno 19, 2017

ROSSELLA BARATTOLO, LA CONQUISTATRICE DI CUORI

Nel lontano 1989, riportano le cronache, Rossella Barattolo diventò il nuovo amore di Claudio Baglioni.
 Le notizie scarne che raccontarono i giornali dell’epoca  ben poco ci dissero di lei. Per qualcuno era una fan più fortunata di altre, per qualcun altro una ricca manager di azienda, ma realmente chi sia davvero questa donna non è mai stato rivelato da nessun media. Oggi è la sua agente e la presidentessa di O’Scia, il Festival di musica che si è tenuto a Lampedusa fino al 2012,  nato come forma di sensibilizzazione al problema dell’immigrazione clandestina.
Forse non sapremo mai le origini di questa donna che, un bel giorno e in barba a chi c’era prima e a chi lo sognava da anni, si è presa Claudio Baglioni e ne è diventata la compagna ufficiale. La cosa che salta immediatamente all’occhio di lei è naturalmente l’aspetto fisico.  Le foto dell’epoca più uniche che rare che ho ripescato da un archivio speciale la ritraggono bellissima. Ma soprattutto di una bellezza naturale e ruspante. Giacchina a quadri, scarpe basse, abitino da bancarella, eppure piena di un fascino mozzafiato che ha portato Claudio a  prendere la decisione, suppongo, più difficile della sua vita. Altra cosa che a chi segue Baglioni e le sue scorribande di mezza età non è certamente sfuggita, è l’entusiasmo che questa donna ancora oggi trasmette ogni qualvolta si trova ad un concerto del suo compagno. E’ come se lo vedesse per la prima volta, ed è un quasi come se noi che siamo da questa mesta parte fossimo di colpo al posto suo. Un sogno in piena regola ed una gioia che neanche la ola del Maracanà renderebbe appieno l’idea. Chi scrive, in virtù del fatto di essere una fan se non della prima, della seconda ora, ha studiato le apparizioni di questa bella signora come fa Alberto Angela prima di “Una notte al Museo Egizio”.  Chiaramente ci sono, ci sono state e ci saranno le fazioni: qualcuno sta da sempre dalla parte della ex moglie, qualcun altro fa il tifo per la nuova compagna. Io, ho cambiato cavallo in corsa. Ho capito che Rossella sarebbe potuta essere ognuna di noi. Ma si, lei vive questo rapporto e l’immane fortuna che le è piovuta dal cielo apparentemente come una gioia incommensurabile. Intanto ha reso Claudio meno schivo. Lo ha catapultato nel regno della leggerezza, lo ha reso meno “Maestro” e più uomo e ha contribuito a fare di lui quello che conosciamo oggi.
 Di lei si può dire pochissimo. Forse ha esagerato un po’ con gli interventi dal chirurgo estetico perché guardandola nelle foto di allora è chiaro a tutti quanto fosse naturalmente bella. Ovvio col tempo qualcosa sarebbe appassito ma oggi, confrontandola con le immagine degli anni passati, del viso originale è rimasto veramente poco. Ed è un gran peccato, perché una quasi sessantenne con un trascorso di quel genere si è lasciata prendere un po' dall'insicurezza tutta femminile, modificando effettivamente troppo qualcosa che andava benissimo così com’era.
Ricordiamoci sempre comunque che una delle perle più perle della discografia baglioniana “Mille giorni di te e di me”, è stata scritta per lei durante una fase di separazione iniziale del loro rapporto. E non dimentichiamo che questa donna ha fatto di Claudio Baglioni il Claudione che ora ci strappa più di un sorriso oltre che una lacrima di profonda emozione. Rossella Barattolo è arrivata laddove saremmo volute arrivare tutte noi. Oggi qualcuno la critica, ma vederla così disponibile con le fans che la accettano e amano in quanto compagna e manager di Claudio e così discreta nel vivere questa storia d'amore, le fa sinceramente onore. Sembra un’entusiasta questa bella e fortunata signora e probabilmente lo è sul serio. Felice della vita che sta vivendo, felice dell’uomo con il quale si sveglia tutte le mattine e riconoscente, forse, della botta di posteriore che non capita proprio a tutte. Sarà la consapevolezza a renderla così solare, un ottimo presupposto per conquistare simpatie e cuori. Soprattutto se il cuore è quello di Claudio.


giovedì, giugno 15, 2017

QUESTIONE DI MANCATO SUCCESSO

“Purchè se ne parli” è da sempre il motto dei cosiddetti “morti di fama”, citando Dagospia. E non è esente quasi nessuno di quelli che NON contano, perché con l’avvento dei “soscial”, tutti abbiano un’opportunità in più per farci notare. L’ultima in ordine di tempo è  stata Diana Del Bufalo, ex concorrente di Amici, qualche piuccola partecipazione in tv da conduttrice, poi attrice ed in più è la fidanzata, o presunta ex, di Paolo Ruffini. La ragazza, non molto famosa o almeno non a livelli eccelsi, ha postato una foto che la ritrae completamente vestita e abbottonata, ma con la sua mano sotto la gonna e l’espressione un po’ ispirata. Il post di corredo, recità così: “  Questa foto l'ho voluta chiamare "Autoerotismo"! Perché anche le donne si masturbano... ma non lo dicono.

Mmmhhh…interessante e profondo pensiero. Molto di rottura. Su, Diana, che le ragazze si masturbino è appurato e non da l’altro ieri; che non sia necessario renderlo pubblico, credo, sia una questione di buonsenso e buon gusto; che questa cosa buttata lì ti sia servita per far parlare di te, ecco, questa è una inconfutabile verità. In effetti di questa uscita inutile ne hanno parlato diversi siti, mostrando l’immagine di lei, una volta tanto protagonista assoluta di qualcosa. La strada del successo è irta e faticosa, cercare la visibilità a tutti i costi con questi mezzucci di bassa lega fa abbastanza tristezza. A parte che l’autoerotismo nascosto esiste dalla notte dei tempi: non è che una ragazza si chiude in camera, si diverte in solitudine e subito dopo chiama l’amica del cuore per dirle “Ehi, allora oggi non sai come mi sono divertita a toccarmi le parti basse. Ma che te lo dico a fare, tanto tra due secondi lo scrivo anche su Facebook ! “ Le ragazze non dicono tante cose, cara Diana, ma non è che ci serve una testimonial a tutti i costi. Diciamo le cose come stanno, per mezza giornata hai trovato la grande popolarità che non hai avuto mai nella vita nonostante le fiction e il fidanzamento con “quello un po’ famoso”. La strada giusta per la fama passa dai “soscial”? Oggi forse si, ma è una cosa effimera, rapida, una specie di one shot come Tracy Spencer o i Kissing The Pink. Solo che una foto del genere non emoziona e non emoziona nemmeno il soggetto. Tutta fuffa, roba che tra due ore il popolo di internet manco si ricorda più che faccia hai. Sì, però non sai quanti cuoricini su Instagram..

domenica, giugno 11, 2017

NE' VANESSA, NE' RIHANNA: E' UN MONDO DIFFICILE

Quello che è mediaticamente successo a Vanessa Incontrada dopo la sua ultima apparizione televisiva, nella vita di tutti i giorni e a molte di noi, è molto spesso la quotidianità. Con la vip di turno si accaniscono stupidamente i soliti leoni da tastiera, quelle povere persone prive di una identità precisa che godono nell’insultare a random altri esseri umani senza una motivazione logica. Hai i capelli biondi? Biondaccia schifosa. Hai sedici tatuaggi? Luridona marchiata a vita. Pesi quaranta chili? Fottuta secca fatti un panino col salame. Ne pesi 70? Maledetta cicciona posa subito il panino.
 Non è una cosa giustificabile ma si sa, le frustrazioni sono una brutta cosa, tanto più se questi malcapitati incacchiati col mondo se ne stanno beati e felici dietro ad un monitor che fa loro da scudo protettivo. Il dramma nasce invece quando insulti mascherati da simpatiche gaffe o consigli non richiesti, ti vengono regalati da persone in carne ed ossa. 
 Esempio N°1 : cena con persone conosciute e non. Ti arriva il ragazzotto più giovane che, senza nemmeno averti mai stretto la mano e detto “piacere mi chiamo Florindo” ti abborda con “ ho fatto una figura di merda con mio fratello..” Lì per lì ti chiedi se stia parlando con te, però poi con tutta l’educazione di questo mondo e quell'altro, rispondi “ah si? E che hai fatto? “ Le ho chiesto se eri incinta” Deglutisci. Respiri e tiri fuori una risposta che ti restituisce un po’ di dignità “ no, sono solo grassa”. A dimostrazione che la mia consapevolezza è una conquista, l’imbecillità tua è una sconfitta con la quali prima o poi dovrai fare i conti. E ti domandi anche, così, per capire, la motivazione per la quale la figura di merda ha voluto condividerla con te che manco sai il suo nome di battesimo.
Esempio N°2 : matrimonio di un’amica. Caldo torrido e immancabile foto di gruppo. Arriva la conoscente, tra le altre cose al corrente della tua situazione personale, delle varie problematiche con le quali convivi da un tot di anni e tira fuori la frase del secolo: “perché non sali su una sedia così sembri meno grassa?”. Ecco fatto. Non rispondi, anche perché in questi frangenti si blocca il pensiero, la parola, il contatto con l’esterno. Rimani lì e sorridi come se fosse la sola e unica cosa da fare anche se dentro di te la faresti a fette e la metteresti sul vassoio al posto del vitello tonnato.


Non sto parlando di Vanessa Incontrada e nemmeno di Rihanna, ma di una donna speciale che, per motivi personali, si è trovata a convivere con un corpo che non è il suo. E non lo sarà per molto perché sta combattendo come una guerriera per tornare quella che è sempre stata e ce la sta facendo alla grande. Nonostante tutti coloro che cercano di fermare questo bellissimo volo che ha intrapreso verso una vita nuova. Siamo tutte un po’ Vanessa, molte di noi in lotta con la bilancia ma soprattutto in lotta con esseri umani che si divertono a dare aria ai denti per paura di trovarci la muffa se tengono troppo la bocca chiusa. E con la vip di turno si levano scudi in sua difesa, tutti a dichiarare quanto è bella, quanto non sia vero, quanto in realtà sia perfetta così, me compresa. Per noi, donne sconosciute al mondo, tutto rimane tra le pieghe del nostro cuore che un po’ si ferisce ma che continua a battere sempre più forte. Perché in realtà siamo forti, sei forte tu amica mia che combatti troppo spesso con l’imbecillità della gente ma non molli mai. Anche se hai il solito Florindo scemo ad intralciarti il cammino. 

venerdì, giugno 09, 2017

PIETRO SERMONTI O ALESSANDRO FERRARO?

Diciamo la verità, ne abbiamo un po’ le ovaie piene di Gerard Butler, di Brad Pitt, di Ryan Gosling, di Raoul Bova, di Riccardo Scamarcio, di Pierfrancesco Favino, di Claudio Santamaria e di Stefano Accorsi. Che il nostro cuore e i nostri occhi si aprano per Alessandro Ferraro, anzi no, per Pietro Sermonti , l’ultimo dei maschi senza addominali. Finalmente qualcuno che non ci fa sfigurare se ci mettiamo in costume, vivaddio un uomo di sostanza che è bravo, piacente e interpreta il figlio maggiore della famiglia di “Tutto può succedere”, fiction di Rai 1, in maniera esemplare. A questo punto però non so più se mi piace lui o il personaggio che interpreta e un po’ mi sento come Silvia Toffanin che invita tutti gli attori de “Il Segreto” a Verissimo e parla loro come se fossero Donna Francisca e Don Raimundo e non Maria Bouzos e Ramon Ibarra. Anyway, come direbbero gli anglofoni, Pietro Sermonti avrà presto di diritto la schermata del mio portatile e tutto perché il suo Alessandro Ferraro è il marito che tutte noi vorremmo, nonché il padre perfetto per i nostri ragazzi. Nella realtà effettivamente un uomo che confessa alla moglie di essere stato baciato dalla direttrice del proprio locale e di averla allontanata all’istante, credo che non potrebbe uscire nemmeno dalla penna lieve e adolescenziale di Federico Moccia. Perdipiù se la baciatrice è giovane, bella e con un fisico da far resuscitare i morti. No, Ferraro/Sermonti è un’icona che dovrebbe finire appesa nelle camere da letto di tutte noi accanto al crocifisso. Questo è il marito che ci meritiamo, non ci sono Gosling, o Scamarcio o Butler che tengano. Si vabbè sono belli ma che ci frega, Sermonti è un figo alla seconda occhiata ma quando lo scopri poi te ne innamori e al diavolo tutto il resto. Il problema però è se l’attore/uomo ha una qualche attinenza col personaggio che interpreta. Ci piace pensare che sia così, al limite potremmo interpellare Alessia Marcuzzi che anni fa, nel pre-Facchinetti, ha avuto con lui una storia d’amore naturalmente paparazzata.

Però alla fine, dobbiamo confessarlo, al di là di tutto a noi piace da impazzire Alessandro Ferraro. Pietro Sermonti è il corpo e su quello ci facciamo beatamente un pensierino, ma la figura che ci rimanda la tv in “Tutto può succedere” è la perfezione assoluta e proprio per questo impossibile da trovare in natura. Dateci un uomo così e per la donna sarà una passeggiata di salute. Ma si sa, il principe azzurro esiste solo nelle favole per i bambini e nelle fiction per gli adulti. In entrambi i casi il ripiego è dietro l’angolo e quasi mai ci troviamo a scegliere qualcosa di simile a quello che era nei nostri sogni.  La certezza assoluta è che Pietro Sermonti è bravo. Alessandro Ferraro, perfetto. Pietro/Alessandro ha fatto breccia nei nostri cuori. La vita non è una fiction. Passo e chiudo. Ahimè.

giovedì, giugno 08, 2017

QUANDO LA BELLEZZA PARLA


Siamo ancora qui, nel 2017, a disquisire su una donna di spettacolo e la sua forma fisica. No, cerchiamo di capire: una conduttrice bella e brava, che non ama apparire invano, con un fisico diverso da quello del punto di riferimento di tutti gli umani italiani, Belen Rodriguez, viene massacrata sul web come l’ultima delle raccattate. Nessuno giudica il suo lavoro, figuriamoci, perché altrimenti gente tipo Adriana Volpe che è magra come un chiodo ma sta alla tv come io sto sul palco di Sanremo, sarebbe distrutta dalla massa un’ora si e l’altra pure. Per Vanessa Incontrada si sono riuniti tutti i cadetti di Lemme, ognuno con la sua buona parola a sfavore di un fisico che pesa più di un manico di scopa e colmi d una simpatia e un umorismo tale da far rivoltare lo stomaco anche se si è ancora a digiuno.
Perché, nonostante le mille battaglie e tutti i buoni propositi campati in aria, non riusciamo ancora a staccarci dal prototipo di donna che ci hanno imposto per anni. Ce lo hanno imposto perché c’è sempre qualcuno che crede che una bella donna debba essere secca secca e con il seno che non c’entra nulla col resto del corpo. Quaranta chili e una quinta di reggiseno è un parametro che non regge. Ma così è, e anche se il modello curvy, dicono, vada di gran moda, in realtà gli imbecilli sono sempre dietro l’angolo pronti a puntare il dito e dirti quanto sei grassa. Vanessa Incontrada NON è grassa, Miss Dickinson FORSE un po’ lo è, ma il primo che si permette di farmelo notare credo che lo bastonerò con una salamella calabrese.
In buona sostanza, Vanessa è una gran bella gnocca. Ma non è solo bella, perché sarebbe una cosa riduttiva e mortificante per lei. No, lei è brava, semplice e simpatica senza tutte quelle smorfie tipiche delle colleghe. E, udite udite, non mette mai la bocca a culo di gallina. Nemmeno per dire grazie ai suoi sostenitori su Facebook, sai no, che per dire grazie si chiude gli occhi, ci si piega in avanti e si mette il seno strizzato a favore di obiettivo. Lei sorride, senza trucco e in bianco e nero. Sembra quasi un'aliena in un pianeta popolato da cloni l'una dell'altra, tutte fatte in serie apparentemente senza niente da dire. E forse non solo apparentemente.

domenica, giugno 04, 2017

VOLEVO ESSERE UNA GROUPIE

Negli anni 80, quando la gioventù, per l’esattezza la mia, mi divorava con quella meravigliosa e indimenticabile voglia di vivere, avevo una idea fissa in testa. Ok, la prima era quella di diventare scrittrice, la seconda era quella di essere la groupie del cuore di Miguel Bosè. Ricordo che all’epoca c’erano due ragazze che seguivano il tour con il camper insieme ai genitori ed io sognavo e anelavo di fare come loro. Con o senza genitori per me era poco rilevante anche se, ripensandomi oggi com’ero ieri, poco mi ci vedevo da sola a viaggiare con sconosciuti su e giù per l’Italia. Però c’era Miguel e questo era più che sufficiente, nonostante l’adolescenza mia di quegli anni era totalmente diversa da quella delle sedicenni di oggi. In  più, e la cosa mi rammaricava ieri e mi rammarica ancora oggi, il mio Miguel non ha mai accennato particolare simpatia per noi fans, anzi, con la lacrima in tasca dico che se avesse potuto investirci con la macchina lo avrebbe fatto. E qualche volta ci è anche mancato poco, ma io lo amavo anche se mi maltrattava e mi ignorava. Io, con i miei pantaloncini corti, i miei capelli lunghi e la faccina pulita, lo seguivo durante tutti i concerti che dava a Bussoladomani. Con le amiche partivamo con il pullman la mattina alle nove a passavamo l’intera giornata a fare la posta tra l’hotel Caesar di Lido di Camaiore e il tendone. E’ capitata una sola volta che ci concedesse di assistere alle prove e non dico che mi sembrava di essere in paradiso, ma quasi. Una cosa di pochi minuti però, perchè inspiegabilmente ci cacciarono per ordine suo che non ci voleva tra i piedi. Niente, lo amavo lo stesso e in maniera sempre più concreta. Volevo essere la sua groupie del cuore che poi lo avrebbe sposato come era successo ad Angie con David Bowie. Mi sentivo molto Angie, nonostante tutto, di lui conoscevo qualsiasi cosa tranne di che colore portava i calzini perché non lo avevo mai visto senza pantaloni. Il sesso che immaginavo con lui però non era fine a se stesso perché era l'amore puro e sincero di una adolescente anni 80 che non usava nemmeno il rossetto.


Naturalmente non sono mai diventata la sua groupie. Con una faccia tosta che non mi apparteneva, riuscii a conoscere parte della sua band del tempo, loro sono sempre stati molto carini e rispettosi con me, con noi amiche che ambivamo a LUI ma che a LUI non siamo mai arrivate nonostante gli agganci. Di Miguel non ho nulla, nemmeno una foto insieme che avrei incorniciato in una cornice a cuore ed avrei appeso in camera, in salotto e all'’ingresso di casa per farla vedere al mondo intero. Oggi Miguel è ancora con me, farà sempre parte della mia vita ma l’idea di essere la sua groupie è sparita così come la mia collezione di articoli su di lui che la mia adorata nonna ha buttato via anni dopo senza nessuna pietà. Se a 16 anni mi ignorava e credo non abbia mai posato mezzo occhio su di me, oggi forse mi travolgerebbe con lo schiacciasassi se mi incontrasse. Tuttavia, da ex aspirante groupie innamorata, coltivo ancora una debole speranza di un incontro tra noi. Con poca, pochissima convinzione, giusto per onorare il mio passato e non sentirmi troppo anziana. Perchè le Miguelite non mollano mai, fedeli nei secoli, peggio dei Carabinieri.

lunedì, dicembre 07, 2015

I SOLDATINI FURBACCHIONI

C'era una volta un tempo in cui anch'io ero assidua fruitrice di concerti. Ho dei ricordi un po' sfocati di quei giorni, anche perchè se tra le pagine Facebook che seguo una è " Stare in casa is the new uscire" è abbastanza ovvio che la vita notturna non è il mio forte.
Quindi è immaginabile il mio stupore quando ho saputo che i biglietti delle prime 9 file del concerto di Claudio Baglioni e Gianni Morandi che si terrà a Firenze nel mese di Febbraio, costano la modica cifra di 200 euro. Sarà che non sono abituata visto il mio suddetto "new uscire", ma ero rimasta ai vecchi concerti proprio di Baglioni, ad esempio, in cui il parterre costava cifre a due numeri; poi, ai miei tempi, al concerto si andava per ascoltare e vedere della buona musica e dei buoni artisti e non per il buffet con vino, birra, acqua  flute di spumante. Infatti, mi dice il sito di Ticket One, che gli arditi possessori dei biglietti delle prime 9 file non sono come quelli della decima o della tredicesima. Loro hanno pagato fior di euro e hanno dei diritti che chi ne ha cacciati solo poco meno di 90 non merita in quanto sudicio,  miserabile e laido. Ad esempio, "ospitalità pre concerto" e buffet con piatto unico con acqua, birra e vino . Ma non da soli, perchè, per quella cifra che io nemmeno per la resurrezione di Jim Morrison sborserei, avranno,  "l'ingresso riservato con personale di accompagnamento", tante volte perdessero l'orientamento e non trovassero la via del buffet.
Tutto ciò è abbastanza triste, secondo me, ma proprio malinconico e tragico. Intanto perchè secondo il mio modesto e inutile parere 200 euro sono scandalosi, a prescindere, per vedere uno show, anche se cantasse la reincarnazione di Whitney Houston tornata sulla terra con le medesime fattezze. Se i due simpaticoni dal braccino corto non riescono a rientrare nei costi un concerto del genere, meglio l'evento unico in diretta su Rai 1 che ce li rende simpatici e affabili senza calcolare nulla che non siano i minuti delle canzoni di Baglioni. Per quanto mi riguarda, e, ripeto, sono una goccia nel mare dei fans fedeli fino al conto in rosso, neanche mi regalassero la prima fila andrei ad assistere a "Capitani Coraggiosi". Non so se il caso del buffet e dei 200 euro è un caso isolato o nel paradiso dei live è diventata consuetudine, per me che sono demodè è una pratica inaccettabile. Ci vedo del classismo allo stato puro, gli eletti contro il popolino che non è arrivato in tempo alla prenotazione, o che non si può permettere una botta del genere, o chissà quanti altri motivi ci saranno. Da che mondo è mondo io ho sempre visto concerti comprando fuori il panozzo con la porchetta o la salsiccia e se ero in prima fila non ho mai bevuto spumante o vino o birra compreso nel biglietto. Un concerto snaturato, ecco, una cosa inutile e pomposa che si sposa piuttosto male con l'immagine che soprattutto Morandi offre al pubblico di se.
Ma si sa, noi romantici nostalgici del concerto vecchia maniera ormai siamo fuori dai giochi. Il "the new uscire" ci condiziona, forse, oppure la trovata dei 200 euro per un concerto e un buffet sarà il metodo innovativo per spillare denari ai fans disposti a tutto. Che poi sono la maggioranza perchè so che i bigliettoni da eletti sono stati i primi ad andare a ruba.
Dunque, i casi sono due: o io sono davvero una povera donna che non ha ancora imparato a stare al mondo o non sono una fan come si deve e a questo punto non lo sarò mai.
Di sicuro, i Capitani Coraggiosi mi sono diventati due soldatini semplici che giocano a fare i furbacchioni. Una fregatura in piena regola.

venerdì, settembre 04, 2015

RITIENITI FORTUNATA CHE HAI UN LAVORO

“Ritieniti fortunata che hai un lavoro” è la frase che accompagna un po’ tutti noi che, gran botta di culo, un lavoro ce l’abbiamo davvero. E in effetti è proprio così, in momenti storici come questo già il fatto di avere una busta paga a fine mese è un po’ da paragonare alla vittoria della Lotteria della Befana il 6 Gennaio. Il problema però è che spesso tutta questa fortuna non viene vissuta poi come tale, nel senso, sì ho un lavoro e riesco a pagare mezze bollette, ma il resto della vita?

Dieci ore di lavoro con turni massacranti a pochi spiccioli più di 1000 euro, davvero è tutta questa gran fortuna? Okay, peggio non avere neanche quelli. Perfetto, allora vedendo la questione in quest’ottica, meglio ancora avere ereditato 3 milioni di euro dallo zio d'America e vivere di rendita. Tutto sommato ognuno di noi è ben contento di lavorare per poco o per molto, guardandoci attorno vediamo solo disperazione, sfacelo e lotta agli immigrati anche quando non ci hanno fatto nulla personalmente. Però capita che, quando capisci, prendi coscienza e ti rendi conto che non ti potrai mai permettere il viaggio dei tuoi sogni a New York e lavori 9 ore al giorno come un pazzo, un po’ senti che forse tutta questa gran fortuna in realtà è piovuta sopra qualcun ‘altro. Di questi tempi se osi solo pensare una roba come quella che sto scrivendo in questo momento quasi quasi potrebbero fucilarti nella pubblica piazza e magari, sotto un certo punto di vista, la cosa sarebbe anche giusta. Ma vivendo sulla propria pelle una realtà che non ti regala nulla e nemmeno te lo presta, a volte ti poni delle domande e non trovi mai le risposte che cerchi. Il lavoro è un diritto di tutti noi, ma è anche un nostro diritto guadagnare in proporzione al lavoro svolto. La fatica, l’impegno, la volontà di arrivare a fine giornata a volte sono sottovalutati e impliciti in un contesto che non è quello giusto. Io lavoro per vivere e vivere costa una cifra che non percepisco, o perlomeno che non mi consente di vivere in  maniera dignitosa. E badate bene, ho usato la parola “dignitosa” che ha un significato ben preciso. Pagare i conti, mangiare, vestirsi, far fronte alle emergenze e ogni tanto pensare anche a se stessi ha un costo che con uno stipendio medio non riesci a coprire nemmeno se fai il doppio salto carpiato. Però sei lo stesso fortunato ed è proprio così che ci siamo abituati a ragionare. Riesci a saldare tutte le spese di casa o quasi, vivi murato vivo perché una serata in pizzeria porta via contanti alla bolletta della Telecom, ma ti ritieni un eletto e non ti devi lamentare. E’ un po’ come dire, okay, mi manca un dito del piede ma tanto la vita mi sorride perché ne ho altri 9. Una magra, magrissima consolazione.

venerdì, agosto 28, 2015

DEDICATO AL MIO BABBO

Il mio babbo se n’è andato il 10 febbraio 2015 alle 15,47, se non ricordo male. Era una bellissima giornata di sole, ed ho pensato che era proprio il giorno giusto per lui che non amava particolarmente l’inverno. Dedicare un post al mio babbo? Ho perso così tanto tempo a scrivere di persone che neanche conosco che stavolta ho deciso di parlare di qualcuno che ho avuto vicino da sempre. Che mi ha fatto incavolare come una bestia più di una volta, specialmente quando parlavamo di politica. In famiglia siamo tutti di sinistra ma io ritengo Renzi soprattutto di destra. Lui no, per lui in quanto del Pd era per forza della nostra parte anche se parlava come Berlusconi.
Il babbo nasce come scavezzacollo. A 6 anni già fumava, credo che come partenza non sia delle più rassicuranti, ma lui è sempre stato un discolo e così è rimasto fino al 10 febbraio 2015. E’ cresciuto ma è rimasto il bimbo biondo della foto col carretto che abbiamo a casa. Non è mai stato un genitore semplice da gestire. Ha bruciato denaro, ha combinato guai, per un periodo è stato assente come babbo, ma alla fine è sempre riuscito a farsi perdonare perché in fondo era un uomo davvero buono. Aveva molti amici, non tutti sinceri, ma molti lo sono stati. Anche quelli nuovi, quelli degli ultimi 7/8 anni, hanno dimostrato di volergli un gran bene e per lui hanno sempre speso solo belle parole. Era molto buffo il babbo, specialmente quando sbagliava le parole o leggeva l’inglese proprio come era scritto. Noi glielo dicevamo, guarda che in inglese la pronuncia è diversa. Lui però era convinto del fatto che siccome era scritto Facebook, la pronuncia giusta doveva essere per forza faceboc, sennò lo avrebbero scritto in un altro modo. Gia, Facebook, per lui era la finestra sul mondo degli ultimi anni. Seguiva tutta la bacheca con attenzione, passava ore a scorrerla e a guardare le foto e ogni tanto ci chiedeva di scrivere qualcosa a suo nome perché ci avrebbe messo troppo con la tastiera del cellulare. Poi aveva Whatsapp con il quale mandava messaggi  anche a noi figliole. Una volta ce ne ha  mandato uno vocale che non ho ancora avuto il coraggio di riascoltare.
Secondo me il babbo era anche un bell’uomo o perlomeno piaceva molto. Una volta era seduto davanti casa e dei cinesi gli hanno  fatto una foto. Aveva il cappellino colorato ed era piuttosto sgargiante, chissà, se non altro in Cina qualcuno da qualche parte avrà un ricordo di lui che magari non ricorda neanche più di avere. Sapeva ascoltare e amava la compagnia un po’ di tutti. Con lui si fermavano venditori africani, turisti di passaggio, anziani in cerca di qualcuno con cui parlare, quando sedeva davanti casa raramente restava da solo. Era Giancarlo, il Cerrini, il Papa, Ghiacciolo, Charlie,  tutti soprannomi che negli anni gli amici hanno scelto per lui. E a lui piacevano tutti.
Sarebbe retorica dire che mi manca tanto, che sto male, che lo penso tanto. Questo post non deve essere triste perché quando scrivo dei vips  butto qua e là un po’ di ironia, stavolta mi viene meno ma lo stesso non voglio tristezza e nemmeno ricordi strappalacrime. Il Cerrini conosceva poco la tristezza, la sfangava sempre in una maniera o in un’altra e la parola “depressione” nel suo vocabolario è sempre stata praticamente inesistente. Era un godereccio, amava mangiare, ha fumato per anni e non ha mai disdegnato un bicchiere di vino. Il babbo era l’uomo imperfetto praticamente perfetto, forse per questo tutti gli hanno sempre voluto bene. Perché era lo specchio dentro il quale le persone vedevano qualcosa di se, lui, con tutti i suoi difetti, non si nascondeva e non fingeva di essere meglio di quello che era in realtà.  Per me, per noi, era il babbo e il marito che ci ha fatto tanto arrabbiare ma al quale abbiamo sempre voluto un gran bene. Oggi che non è più con noi è come se mancasse un pezzetto del nostro cuore, la sua presenza era fortissima e così lo è stata fino al 10 febbraio 2015, quando ha deciso che forse era arrivato il momento di gettare la spugna e farla finita di patire.

Ci ricorderemo sempre le  parole che ci ha detto quel giorno, quando lo abbiamo lasciato all’ospedale con la mamma prima di venire a casa a mangiare: babbo tanto ci vediamo dopo, ma te come stai? Io sto bene. E sono sicura che ora è davvero così.

domenica, maggio 24, 2015

QUELLO CHE QUALCHE DONNA NON HA PENSATO

Non è che  proprio una brutta canzone, questo no, solo che per me, "Quello che le donne non dicono", non è tutto quel gran capolavoro. E' stata scritta da un uomo e si sente, anche perchè "portaci delle rose, nuove cose e ti diremo ancora un altro si", una femmina ci avrebbe pensato due volte a scriverlo. E' un po' come confermare quello che molti uomini pensano e dicono, cioè, che con un mazzolino di rose e un brillocco, immediatamente dopo siamo in posizione da partoriente pronte allo strapazzo.
"Cambia il vento ma noi no, e se ci trasformiamo un po'è per la voglia di piacere a chi c'è già o potrà arrivare, a stare con noi": in pratica tutto per noi si muove in funzione dell'uomo che ci prenderà. Ci trasformiamo e cambiamo noi stesse, solo per quello. Roba che può pensare e scrivere solo un uomo e mi  ha sempre fatto molta meraviglia sentire ragazze che trovano questo pezzo un capolavoro. Ma come? lotte per dimostrare che non siamo nate dalla costola di nessuno e una canzone butta tutto all'aria? 
Per sintetizzare, secondo Enrico Ruggeri, ci bastano due fiorellini per tirare giù le mutande. Le "nuove cose" possono avere variegate interpretazioni, che so, il regalino, l'invito al ristorante, il viaggetto, il mobilino Ikea. Il "si" può anche intendere un perdono, una resa. Se lui arriva a casa col sacchettino di Gucci o Piazza Italia a seconda dell'Isee, perdoniamo anche quel sabato sera durante il quale ha detto di avere la cena con gli amici della palestra. O il ritardo di 2 ore all'appuntamento. O quella macchia di fondotinta sulla camicina bianca.  A proposito della trasformazione, diciamo che se all'orizzonte intravediamo peluria maschile, ci scapicolliamo dal parrucchiere e se lui ci vuole da mattina a sera col tacco 12, noi ce lo infiliamo anche per andare all'Esselunga a comprare la verdura. Non gli piacciamo col pigiama? Poco male, sottoveste di raso nero anche se fuori sono 4 gradi sotto zero, magari noi preferiamo la flanella almeno per dormire, ma noi ci trasformiamo per chi c'è già e siamo felici così. Per quanto riguarda il "dovrà arrivare", lì la cosa è diversa. E' chiaro che se siamo di rimorchio non ci presentiamo in un locale con la tuta della Diadora. 
Ma è tutto un po' un tornare indietro, questo pezzo dimostra che noi donne siamo quello che siamo, "dolcemente complicate, sempre più emozionate, delicate, ma ci potrai trovare qui, con le nostre notti bianche, ma non saremo stanche neanche quando ti diremo ancora un altro si", martiri col sorriso e pronte al si anche quando vorremmo dire un sonoro e imponente "no". Ma allora, mi domando, cosa ci piace di questo pezzo? Forse il fatto che parla di noi come dei fiorellini di campo immolati al martirio e per l'8 marzo, insieme a "Donne" di Zucchero è un po' la canzone regina della situazione. In realtà non è che ci fa tutto quel bel servizio, penso io, senza troppi giri di parole non ci descrive tanto complicate e nemmeno così emozionate. 
Ruggeri, mi sa tanto, che con il minimo sforzo, ha trovato il modo di prenderci simpaticamente per il culo.

sabato, maggio 09, 2015

MISSING ORMONE

Che nessuno mi tocchi Don Matteo o divento una belva. Ogni critica che leggo per me è una stillettata al cuore, non so perché. Sono diventata preda di una dipendenza che non mi lascia scampo, ormai la canonica di Spoleto è un po’ anche casa mia. E pensare che detesto i preti, non sopporto i carabinieri e i miei beniamini sono proprio 2 di loro. Naturalmente lontani anni luce dalla realtà, ma forse è proprio questo senso di novella che mi piace così tanto. Che dire, in odor di menopausa mi trovo appassionata e fedele a una fiction che probabilmente sulla carta avrei schifato peggio del fegato alla veneta. In questi ultimi mesi, grazie a Cubovision, mi sono fatta di quelle maratone che nemmeno ai tempi di Lost. Sarà Nino Frassica che mi ha sempre fatto tanta simpatia, sarà Terence Hill che ormai, come le signore di una certa,  ho identificato in un prete vero, saranno Natalina e Pippo, sarà il Capitano Tommasi, non lo so.  Quando guardo una puntata di Don Matteo, vengo presa da una specie di rilassamento totale, rido, ascolto le sue parabole e le capisco tutte alla perfezione, si vede che gli sceneggiatori riescono a toccare le corde giuste. O sono io facilissima preda. Rimane il fatto inconfutabile che da qualche tempo patisco l’astinenza. Se non guardo almeno una puntata al giorno, mi deprimo. Il periodo è abbastanza triste a livello personale, ma le disavventure della caserma e della canonica mi rallegrano e rendono meno difficili queste faticose e interminabili giornate. La cosa un po’ mi preoccupa perché fino a qualche tempo fa parlavo di Dexter,di  Lost, di Friends, tutte robine da ggiovani con due G, mentre ora eccomi qui a scrivere di un sacerdote in bicicletta amico di un carabiniere.  Detta così sembra brutta, lo riconosco, ma Terence e Nino hanno fatto il miracolo e per me ormai non c’è più scampo. Ci sono entrata con tutte le scarpe, sento di aver perso l'ormone e il mio prossimo obiettivo sarà una visita a Spoleto per incontrare i miei due nuovi idoli sul set. Puristi delle serie tv, lasciatemi al mio destino, a questo punto sono una donnina perduta. Addio.

domenica, maggio 03, 2015

LA FAMIGLIA

Il concetto di famiglia in questi ultimi anni è un po' sulla bocca di tutti, diciamolo. Uomo e donna è la tipologia standard, quella tradizionale accettata da Salvini, dalla chiesa, probabilmente anche da Renzi e da tutto il cucuzzaro. Poi c'è la formazione peccaminosa, quella che per i sopracitati è l'Offesa con la O maiuscola al concetto primordiale. E' un po' come dire che se a me piacciono le donne e mi fidanzo con una, ci convivo per 30 anni, no, io e lei siamo due estranee che coabitano e giammai ci venga in mente di amarci e dichiararci nucleo. Un po' perchè i bambini si potrebbero traumatizzare, sai com'è, già per il fatto che su WhatsApp ci sono le figurine delle coppie miste qualche genitore ha già iniziato a protestare. E poi perchè, ma che schifo, due uomini che si pomiciano sono brutti da vedere anche sul palco del Concertone del Primo Maggio, figuriamoci nella vita di tutti i giorni.
Il concetto di famiglia è vasto, infinito. Famiglia è dove ci si vuole bene, che poi sia una coppia di lesbiche, di gay, di amici, di sorelle, di cugine, di quel che cavolo ci pare, ma pare normale stare a sindacare sui rapporti personali e in camera da letto? Salvini insiste nel dire che la famiglia è composta da un uomo e una donna e i figli devono avere un padre e una madre di sesso diverso. La famiglia allora è anche non lasciare la moglie e la figlia per la ragazzotta della televisione, ma su questo punto sono tutti abbastanza elastici. Sul resto magari si incaponiscono perchè non è possibile nascere gay, secondo lui e quelli come lui. E nemmeno non essere sposati e non avere figli. Loro si separano, si mettono con delle arrampicatrici sociali, mollano figli e moglie senza voltarsi indietro, si fanno sbattere sui giornali incuranti dei bambini che si trovano spiaccicato il padre con la donnetta del momento e rilasciano interviste dichiarandosi contrari ai matrimoni gay, alle coppie gay, ai genitori gay. Il concetto di famiglia "normale" deve essere salvaguardato, sostengono, e due uomini o due donne non possono essere i genitori perfetti che la società chiede e pretende. Passino le corna etero, ma l'amore omosessuale è un peccato mortale.

martedì, agosto 06, 2013

UN SOGNO DI CARRIERA

Elisabetta Canalis è il mio idolo. Per me è la versione più simpatica di Belen Rodriguez, stesso talento, stessa bellezza, stessa fortuna. La contraddisitngue, forse, la sua indole maschiacchia, non è sempre  supersexy come la collega, non ha un figliolo da farci vedere, però anche lei, c'è. E non si sa perchè è sempre presente in ogni sito e su ogni giornale come se avesse la carriera più sfolgorante di questo mondo. In realtà non fa mai un tubo, sta vivendo l'estate al mare, ora in Sardegna, poi Capri, poi Ischia, poi Los Angeles, sempre bellissima e in vacanza. Ora si fa vedere in giro con Maccio Capatonda, un falso brutto che per molte donne è un figo sotto mentite spoglie. E lei se lo spupazza in America, sempre senza lavorare, con il fisico tonico di una ventenne palestrata e col viso perennemente libero dal trucco, tanto è bella lo stesso.
Apparentemente la sua vita non fa una piega. Elisabetta è la realizzazione di tutte coloro che non hanno particolari velleità se non una bellezza regalata. Lei non si impone come "qualcosa", lei è lì che si fa vedere dal  mondo. Dopo la fine della relazione con George Clooney il suo vagabondare è diventato quasi una professione. Il lavoro ha scarseggiato, forse qualche campagna pubblicitaria, qualche servizio, un paio di partecipazioni sporadiche a serie tv, ma tutto talmente leggero da essere quasi impercettibile. Ogni tanto una storiella con uomini mai anziani e mai brutti, solo giovani e belli e si capisce che il suo è puro piacere e mai lavoro. Se la gode la Canalis, è passato il treno giusto e lei lo ha acchiappato al volo senza fare tante storie. Ha ancora qualche ambizione americana per la quale non si sbatte più di tanto ma la sua vita è talmente bella che deve essere vissuta, senza guardarsi indietro e senza rincorrere chimere. 
Tanto, per quello che vale, la sua carriera è già un sogno. Non è tangibile e probabilmente non decollerà mai, ma è viva e pulsante come se fosse vera. Basta solo crederci e lei ci ha sempre creduto.

martedì, luglio 30, 2013

TE LE DO IO LE MALDIVE

E poi uno dice che andare al Grande Fratello non serve a niente. Capita che non riesci a far carriera perchè non sei buono neanche per fare il brodo però sei carino e, soprattutto, sei ancora seguito da qualche anima sensibile che forse ha preso a cuore il tuo caso umano. Oppure c'è un virus che serpeggia tra i fans dei personaggi ex famosi che porta loro ad affezionarsi per la vita, anche quando colui che fu noto, è tornato nel cestino del pane raffermo. Quel cestino che vuoti nella pattumiera oppure nel pentolino per fare la pappa col pomodoro.
La storia di Ferdinando Giordano, gieffino dell'11esima edizione, si racchiude in poche righe. 
E'entrato nella Casa, si è fidanzato con una collega, è uscito, qualche ospitata, qualche raduno con i fans, qualche paparazzata con la fidanzata, poi l'addio, storiella con un'altra collega e poi il silenzio.
Velocissimo riassunto della sua carriera.
Ora, mi trovo a leggere che il Giordano si è concesso una vacanza per il suo compleanno, anche con l'aiuto dei suoi fans. Spiego meglio: ci sono state persone che hanno speso i loro soldi per far andare questo tizio in ferie. In pratica, qualcuno, probabilmente molti, non so come abbiano fatto, forse un bonifico, una ricarica Postepay, soldi in una busta, hanno permesso ad un tipo che nemmeno conoscono di andarsene alle Maldive. Così, giusto perchè qualche volta è finito sulla copertina di Visto o ospite a Canale 5. E parliamo di diversi anni fa, quindo in molti dovrebbero esserselo dimenticato, in fondo non è che ha lasciato un'impronta indelebile nel panorama televisivo italiano. Eppure, c'è poco da fare, alle Maldive c'è andato alla faccia nostra, alla faccia mia che fra un po' non so nemmeno dove siano queste benedette Maldive.
Che dire di più? Questa è triste cronaca di un fanatismo da rivedere, magari  le persone che hanno contribuito a mandarlo in vacanza se incontrano un mendicante per la strada gli sputano in un occhio. Vai a lavorare, gli diranno. Ferdinando Giordano lo mandano dall'altra parte del mondo perchè se lo merita. Perchè ha partecipato al Grande Fratello. Perchè è bellino. Perchè il mondo sta andando all'incontrario.

martedì, luglio 16, 2013

SIAMO TUTTE MISS ITALIA

Ora è arrivato il momento di demonizzare Miss Italia, via, a questo punto della storia del nostro paese la sua cancellazione dal palinsesto Rai ha reso la Presidente della Camera, Laura Boldrini, una donna felice. 
Ora, mi viene da ridere a pensare che una manifestazione come questa possa essere demonizzata come se fosse stata da sempre una sorta di pubblico bunga bunga, con donne nude che sfilano alla spasmodica ricerca di quello che definire un posto al sole non rende l'idea. Da lì sono uscite veline, letterine, coloradine, attrici, modelle, annunciatrici rai, mogli di piloti, ma se si guarda bene l'ufficio di collocamento made in mamma Rai, la Bianchetti, la Gregoraci, la Daniele, la Landi personcine sicuramente meritevoli sotto sotto e non sopra sopra, hanno e hanno avuto i loro bei programmini addirittura con conduzione in solitario. E senza mettersi in costume. In pubblico, s'intende.
Miss Italia esiste da sempre e che cos'è? una vetrina nella quale 100 o poco meno ragazze sfilano per rappresentare la più bella del nostro paese, una cosa mai volgare, noiosa a livelli stratosferici, ma da qui a parlare di mercificazione ce ne va e ce ne corre.
 Elisabetta Gregoraci, mi viene da pensare, di colpo è diventata conduttrice di Made in Sud: poca simpatia, uno scandalo passato del quale nessuno pare ricordarsi più e un matrimonio con Flavio Briatore. Meriti? nessuno. Capacità? nessuna. Eppure è lì a fare la presentatrice al posto di qualcun'altra sicuramente più preparata di lei.
E tutta questa puzza sotto il naso, Laura Boldrini, la riservi per l'ambiente nel quale lavora, per la signora Daniela Santanchè, ad esempio, che con quella maglietta con scritto "siamo tutte puttane" ha sul serio ridotto la figura femminile ad una compiacente mignottona serva del capo. 
Ma in quel caso, forse qualcuno ha avuto sue notizie?

lunedì, luglio 08, 2013

BARCOLLA MA NON MOLLA

Ana Laura Ribas vorrebbe fare le serate. Io vorrei fare l'attrice. Le due cose non sono poi così diverse se pensiamo che entrambe non sappiamo fare praticamente niente. Lei canticchia, presenticchia e litiga. Anzi, ha litigato per tutto il tempo in cui ha soggiornato, molti anni fa, sull'Isola dei Famosi e quello le veniva sinceramente bene.
Per il resto, di che si lamenta? Vorrebbe fare le serate come Roberto Saviano: per parlare di che cosa? di come è divertente andare a fare l'opinionista dalla D'Urso? o di come era simpatico Lele Mora ai tempi d'oro?
Credo che ormai il tempo della Ribas sia finito, ma non per altro, diciamo che quello che sapeva fare lo ha dimostrato ampiamente e ora sarebbe anche arrivata l'ora di arrendersi all'evidenza. Non si può saper fare tutto nella vita, io non so fare l'attrice lei non è capace di gestire un palco. E non è una brutta cosa, figuriamoci, non è obbligatorio vivere senza lavorare e pretendere palcoscenici come un Saviano qualsiasi. Forse dovrebbe rendersi conta che è giunto il momento di aprire un negozio, un bar, farsi assumere da una agenzia come receptionist, o segretaria, o assistente, ma niente che abbia a che fare con lo spettacolo. Sveglia alle otto, doccia, trucco, parrucco e via a lavorare come tutti noi poverini che non conosciamo l'ebbrezza della villa in Sardegna affollata di tronisti.
Ana Laura, la fortuna che ha avuto Belen è una fortuna per poche: zero talento, fiumi di soldi e popolarità ai massimi storici. Niente, rassegnati, rassegnamoci, è toccato a lei e ora ce la ritroviamo anche nella tazza del caffellatte la mattina. 
Non ti resta che lavorare, forza, i primi tempi fa male ma poi ci si fa l'abitudine, il venerdì, se Dio vuole, arriva tutte le settimane.

sabato, giugno 22, 2013

QUEL PALCO VICINO AL CIMITERO

Anna Oxa negli ultimi anni è un po' cambiata. Chi la riconosce più nella strappona anni 80 con i capelli ossigenati e la sinuosità di una pantera ammaliante. Oggi è ancora una bella donna, ma ha perso lo charme di allora, ormai è una brontolona alla quale non va mai bene niente, vittima del sistema, vittima di Sanremo, e alla luce degli ultimi fatti, anche leggermente in fissa. 
L'ultima sua gesta è stata annullare un concerto al Gay Pride di Padova per colpa delle energie negative che emanerebbe un cimitero, sito a pochi metri dal palco sul quale avrebbe dovuto esibirsi.
La cosa in se fa abbastanza ridere, anche perchè una persona che rinuncia ad un lavoro per una qualsivoglia "energia", fa sì indispettire coloro che l'hanno scritturata, ma in buona parte fa anche sogghignare con mesta commiserazione.
Gli organizzatori del Pride però l'hanno presa terribilmente sul serio e si sono appellati alla solita storia che "proprio noi comunità gay che l'abbiamo sostenuta e amata, siamo rimasti amareggiati da questa decisione..che ci sembra un mero capriccio e una mancanza di rispetto per la nostra comunità.."
Partendo dal principio che, secondo me, Anna Oxa avrebbe tenuto lo stesso atteggiamento anche se avesse dovuto cantare per i bambini poveri dell'Africa nerissima, perchè mettere sempre davanti la storia della "comunità". Allora quando i Cugini di Campagna annullarono il concerto per il quale io avevo il posto in prima fila (?), cosa avrei dovuto fare, incazzarmi perchè noi comunità etero ci eravamo rimasti male? 
Qui non si tratta di arrabbiarsi in quanto omosessuali o eterosessuali, la questione è che la Oxa si è comportata un po' da invasata, indipendentemente dal fatto che dovesse cantare per uomini, donne, cani o cavalli. E poi, basta con questa storia di "noi" e "voi", se non si supera questo scoglio non si va da nessuna parte.
I gay la sostengono, è vero, ma cosa vuol dire poi "sostenere la Oxa"? Io sostengo Miguel Bosè, quindi? 
Non è che posso pretendere, in quanto fan, che il mio artista del cuore non sbrocchi e se lo fa lo prenda come un affronto personale. Per lei la questione del palco vicino al cimitero era insormontabile e cosa ci possiamo fare? Niente, peggio per lei e buon per noi che ci siamo levati di torno una chiavica in fissa di siffatte proporzioni.

giovedì, giugno 20, 2013

GALLETTO VECCHIO FA BUON BRODO

Il lavoro della badante può anche avere qualche flaccido lato positivo. Non c'è da pulire le feci di nessuno, piuttosto si va in barca, si beve champagne, di tanto in tanto un regalino di quelli costosi e, sempre di tanto in tanto qualche fornicata per finta. Si perchè non si può avere tutto dalla vita e la fidanzata ventenne di Roberto Cavalli (classe 1940) ha l'ardito compito di soddisfare tutte le esigenze dell'attempato amante. Anche lavargli il culino con amorevole grazie e pulirgli il pistolino dalla salsedine. Come si fa a negargli simili attenzioni, dico io, una ragazza così giovane e così bella, potrà mai rifiutare siffatte richieste da parte del suo uomo settantenne? Magari se il nonno le chiedesse di porgergli il pappagallo, la giovinetta storcerebbe il naso col conato di vomito, ma allo stilista strafamoso e straricco sono sicura che toglie anche le caccole dal naso.
La copula poi sicuramente sarà il momento topico della vita di questa bellissima ragazza. Sarà sicuramente tutta una serie di movimenti faticosi per lui e faticosissimi per lei. Obiettivamente trovarsi nel letto una ragazza di 20 anni resusciterebbe anche una salma in avanzato stato di decomposizione, ma mi metto nei panni della ventenne che scegli di "fidanzarsi" con qualcuno che potrebbe tranquillamente essere il padre di uno dei suoi genitori. Il cencino molle del settantenne, la pelle flaccida come è giusto che sia, il sedere che cade, le gambe magre e penzoloni, le puppine flosce, tutto che scende verso il basso, inesorabilmente e inevitabilmente.
Okay, il denaro ha il peso primario, ma trovarsi nel letto qualcosa del genere e pensare che si potrebbe anche optare per qualcos'altro, senza ombra di dubbio, è spaventoso. 

Quindi, care signore badanti che per 700 euro accudite anziani signori che vi fanno solo pulire pipì e cacca senza portarvi nemmeno  fare un giro di mezz'ora sul pedalò, guardate bene questa astuta ventenne che ha scelto la vostra professione da un altro punto di vista.
Ecco, guardate bene e continuate a fare quello che state facendo. Perchè trovarselo sopra tutto ignudo non vale nè il flute di champagne nè 10 abiti da sera della maison. E se fosse stato il Cavalli della salumeria Cavalli, ho il vago sentore che alla ragazzina il solo pensiero di sfiorarlo la avrebbe fatta scappare da tutt'altra parte. 
Altro che lavargli il culo. 



lunedì, giugno 17, 2013

LA FILOSOFIA DEL MASCHIO

E' di oggi la notizia dello sdegno di Chiara Iezzi (del duo Paola e Chiara) a proposito di alcuni accostamenti della sua persona al mondo gay. In poche parole, le dicono che è lesbica.
Stanca di tali insinuazioni, la ragazza ha pubblicato sulla sua pagina Facebook un veemente post in cui, senza alcun giro parole, dichiara di non essere assolutamente una "leccapassere", anzi, che la cosa le fa decisamente schifo. Dopo questa insolente dichiarazione le sono arrivati strali un po' da tutti, in primis da Selvaggia Lucarelli che le ha dedicato tutto un discorso in cui gliene dice 4 come è nel suo solito stile graffiante.
Ora, io che non sono nessuno, men che meno una blogger famosa, mi sento lo stesso di dire la mia: dunque,  non mi ritengo mai e poi mai omofoba e suppongo che nemmeno Chiara lo sia dal momento che da sempre è un po' una delle icone gay per eccellenza. Capisco il suo sfogo dal momento che da giovane qualcuno lo aveva insinuato anche di me perchè avevo tante amiche e pochi fidanzati fissi. Perchè mi vestivo strampalata e portavo i capelli colorati. Vai a sapere poi qual era il motivo vero.
Nel mio caso mi sono presa le chiacchiere che qualcuno metteva in giro zitta zitta, sai com'è, all'epoca o li prendevi ad 1 a 1 e li menavi o ti tenevi il pettegolezzo.
Per lei invece è diverso. Niente di male ad essere lesbica, ma è una natura. Non è simpatico sentirsi dare della lecca.... in tono dispregiativo come penso sia successo a lei. E poi, diciamocela tutta, quella pratica lì anche a me fa un po' senso. Ma per carità, lungi da me il pensiero che una donna non la possa eseguire, ma a me da un leggero voltastomaco. Una cosa del genere, se la dico io non frega niente a nessuno, ma se la dice una che si è esibita in locali gay, che è un icona del mondo gay, che si è fatta foto con la sorella (che poi, con la sorella che ci sarà mai di lesbico, mah!) un po' a diavolona, ecco che parte la rivolta in massa. La cosa che mi fa specie sono gli uomini che scrivono: " " Leccare delle passere non è peccato, oltretutto è pure un bel vedere, ai maschietti piace. Quindi invito la bella bionda a prenderla con filosofia, non c'è motivo di inkazzarsi, farlo può risultare discriminante nei confronti di chi è effettivamente gay o bisex. PEACE & LOVE.  ( da un commento sul sito di Leggo)
Bene, rivoltiamo la faccenda e mettiamoci questo esempio di tolleranza al posto di Chiara. Se avessero detto a LUI che ha una particolare predisposizione per, e lo dico con parole mie, "parlare al microfono", l'avrebbe presa con filosofia o si sarebbe, e lo dico con parole sue, "inkazzato" come una bestia?