Il dubbio
che permane da sempre però è il medesimo: sarà tutto vero? A mente lucida e
consapevole diciamo di no senza esitazioni. Nello stesso momento troviamo
sincere le lacrime di Selvaggia, di Sara, di Veronica, di Valeria. Ed è proprio
Valeria che ci fa nascere i dubbi più recenti. La stiamo vedendo in tutta la
sua semplicità, graziosa e apparentemente sincera, ma si sa, in tv tutto è il
contrario di tutto e ritrovarla su Instagram così trasformata da piccole
modifiche estetiche, diciamo la verità, un po’ ci spiazza. Non so perché ma
siamo ingenuamente convinti che le persone cosiddette “normali” non affrontino
così a cuor leggero punturine e pompatine effettivamente non urgenti. Eppure non è così,
il mondo reale è pieno di botox sparpagliato qua e là e non ci dovrebbe stupire
una Valeria Bigella qualsiasi che decide di modificare leggermente i connotati.
Ce n’era realmente bisogno? Oggettivamente no, l’immagine che ci viene
rimandata di lei è quella di una gran bella ragazza che, forse, se non avesse
toccato con mano questa inutile popolarità sarebbe rimasta con la sua boccuccia
senza ricorrere ad inutili e stupidi interventi estetici. O forse no, forse le
ragazze di oggi hanno un bisogno ossessivo di perfezione e laddove il loro
specchio rimanda immagini falsate, c’è sempre il primo Giacomo Urtis che passa
pronto a risolvere problemi inesistenti. Però, il telespettatore medio che
trova la Valeria acqua e sapone con il turbante e quella boccona fasulla degna
di una subrettina di beleniana memoria, di colpo si sveglia dal torpore del
defilippismo moderno. Niente è come sembra, dunque. “Tempation Island” di colpo
torna ad essere quello che è sempre stato solo che non ce ne eravamo accorti,
presi com’eravamo dai tormenti di Ruben o dai dubbi di Selvaggia. Attori da
Oscar? Non lo so, la certezza è che se una coppia decide con consapevolezza di
partecipare ad un carrozzone del genere, non può poi piangere per delle ore
intere perché i video mostrano dall’altra parte strusciamenti vari e promesse
da marinaio. E’ tutto finto ma ci piace pensare che sia vero perché un po’ questo
ci rassicura. La gioventù del 2017 rispetto a quella degli anni 80 è più
fragile, meno piantata a terra, ossessivamente improntata sull’esteriorità e
troppo poco sull’interiorità. E poi ci consola pensare che i nostri figli non
siano così superficiali come Antonio e Nicola e nemmeno crudeli come Francesca,
ma in realtà è tutto finto ed è come guardare una puntata di una fiction su Canale 5. Magari con Gabriel Garko che alla fine dichiara eterno amore e
vissero tutti felici e contenti. Proprio come Nicola e Sara e magari anche come
Alessio e Valeria. Dal chirurgo estetico ci è andata dopo essere diventata una
stellina di Instagram, tranquilli.
domenica, luglio 30, 2017
TEMPTATION LIFE
“Temptation
Island” sta finendo, come l’estate dei Righeira e il bilancio di questa serie è
triste quasi quanto il pianto di un povero orfanello. Nonostante ci abbia fatto
divertire con Lenticchio, gli strafalcioni, le menzogne, le cose dette e
ritrattate, rimane l’amarezza di uno spaccato di gioventù della quale noi un po’
agee’ non proviamo alcuna invidia.
venerdì, luglio 28, 2017
LA ZANZARA VELENOSA
La
solidarietà femminile è un’utopia della quale ormai siamo costrette, nostro
malgrado a fare a meno. Sappiamo che per una ragione o per un’altra fra noi
femmine ci capiamo a fasi alterne, nel senso, se siamo amiche già abbiamo i
nostri problemi, se poi non ci siamo mai rivolte neanche la parole, ecco,
allora ci andiamo giù pesante. Mi dissocio dal pensiero profondo di Small
Wonder all’anagrafe Rita Pavone, signora arci nota, settantenne che per una
giorno della sua brillante vita, si è improvvisata bimbaminkia di sta cippa con
risultati a dir poco penosi. La foto che ha postato sul suo profilo ritrae un
sedere fasciato in un paio di pantaloni bianchi. Embè? Jennifer Lopez ha fatto
di peggio. Quindi? Allora? Il suo intento era quello di mostrare le fattezze, a
suo pensare, un po’ troppo smisurate per indossare tale colore e tale
fasciatura. Un esempio di profondità estrema che, già fatto da Charlize Theron
sarebbe di cattivissimo gusto, ma perdipiù da una signora attempata, non
proprio altissima, non proprio bellissima, davvero non si spiega. Io, e parlo a
nome mio medesimo, mai e poi mai, nel mio piccolo mondo comune da zitella non
ancora del tutto inasprita dalla vita, mi permetterei di meleggiare il fisico altrui.
Che io poi sia una balena o Audrey Hepburn sotto reincarnazione, poco importa.
Ma la signora Small Wonder, Piccola Meraviglia, dice lei, si è divertita così,
come i ragazzini scemi sulla pagina di “Sesso Droga e Pastorizia”. Ma ogni tanto
arriva la stupidera, la voglia di mostrare il sovrappiù come se fosse uno
scivolone sulla buccia di banana che tanto ci strappa una bonaria risatina. Poi
però nello stesso giorno posta una foto sua in costume da bagno con la
didascalia “72 anni tra più di un mese. Adesso scatenatevi pure”, sapendo
benissimo che l’immagine è: lei in canottiera sulla spiaggia seduta; occhiali
da sole e cappello; magrissima e fotografata in modo che del suo corpo non si
vede assolutamente nulla se non che è effettivamente magra. Di che ci dovremmo
scatenare? La signora ignara da lei fotografata invece è stata data in pasto a
tutti, così, senza nemmeno essere a conoscenza che la Small Wonder le aveva
immortalato le terga per prenderla per il culo. E non è un gioco di parole.
giovedì, luglio 20, 2017
POTENZIALMENTE CATTIVA
In teoria
nessuno di noi è veramente e consapevolmente cattivo. O meglio, ognuno di noi
un po’ lo è ma non ha il coraggio e la faccia tosta di ammetterlo. Orbene,
oggi, qui, io farò il mio coming out, ovvero, dichiarerò apertamente che in una
non tanto nascosta parte di me alberga una cattiveria (o, se volete, diamole un
altro nome) che apparentemente non mi appartiene-
Avete
presente quando ti accorgi che sul parcheggio per disabili si trova stazionato
o il suv del decerebrato, o la macchinetta del ragazzino scemo o quella della
mamma di turno che per scendere in farmacia a comprare il latte in polvere non
può fare più di due metri a piedi? Ecco, in questo caso la mia cattiveria non
mi spinge a chiamare i vigili ma a prendere un fucile a pallettoni e fare una
strage. Pensiero poco consono per una signora? Perché non butto giù nero su
bianco le parole che recito come il rosario nella mia testa. Sarei
immediatamente bannata da Blogger, dalla vita, dal mondo e reclutata, forse,
dai terroristi di tutto il pianeta.
E gli
schiamazzi notturni? La musica dal vivo in piena citta? Altro rischio per
l’incolumità altrui se non possedessi il filtro del buonsenso. La cattiveria si
manifesta in tante maniere,specialmente quando il rumore che proviene dall’esterno
sovrasta di gran lunga il programma tv che stai guardando, col ventilatore
puntato e i nervi a fior di pelle dopo una giornata in balia della canicola.
Ma non so se
il termine “cattiveria” è appropriato per questo tipo di esperienze che ti
forgiano il carattere e te lo deformano. Ti trovi in balia di un sentimento
potente che non assomiglia al lieve disappunto, alla gelosia per amore, all’invidia
per qualcuno meglio di te, per qualcuno che ha più di te. No, è un fulmine che
esplode e spazza via ogni qualsiasi forma di ragionamento ponderato. Quando
vedi o leggi del tipo che posta l’immagine del Duce e sotto una sfilza di “mi
piace”, che puoi pensare? Cosa può partorire la tua mente che non sia un’azione
sovversiva di quelle serie? O quando leggi i molteplici apprezzamenti per
Salvini così, a random, solo perché blatera che i profughi non dovrebbero avere
il cellulare e tutti giù ad offendere e a vomitare insulti senza capo né coda.
A questo punto la cattiveria non si capisce più da che parte stia. Se sono io
che li prenderei a mazzate senza nemmeno pronunciare due parole di
presentazione o loro che scrivono e parlano azionando mezzo neurone e mandando gli altri al prendere il sole a Marina Di Bibbona. Lo ammetto, se il mio
cervello funzionasse la metà di quanto funziona a loro, probabilmente
scatenerei, nel mio piccolo, un inferno fatto di mazzate e parolacce. Mazzate di
persona, parolacce on line. E non avrei pietà per nessuno, fermo restando che
non mi funzionasse la connessione col
cervello. I ragazzini bulli, ad esempio, quella specie di mostriciattoli che ne combinano
di ogni ai danni di qualcuno più debole di loro: nessuna scusa. E’ chiara
la responsabilità oggettiva dei parenti prossimi, ma vuoi mettere quei giovani
futuri delinquenti che superano indenni azioni che hanno il potere di
distruggere la vita altrui? Nel mondo normale, io, voi, tutti coloro che fanno
smodato uso del buonsenso, vivono come alla finestra. Leggono, vedono, sanno ma
per tutta una serie di ragioni sacrosante possono fare ben poco. Come si fa a
prendere a calci nel sedere la giovane e sanissima madre che parcheggia nello
spazio riservato ai disabili senza apparire agli occhi di altri come noi dei
poveri matti da rinchiudere?
Potenzialmente
cattivi, ecco come ci dovremmo chiamare. Buoni per eccesso di buon senso e
cattivi se quest’ultimo prende il volo come un uccellino in gabbia. Peccato o
per fortuna, le gabbie sono chiuse a doppia mandata e noi, volatili ora felici
ora insofferenti, preferiamo di gran lunga la sicurezza delle sbarre ai pericoli
della libertà. Ma quanto mi piacerebbe spiccare il volo.
domenica, luglio 16, 2017
LA PROTESTA SUL DIVANO DI CASA
Il caso
Fabio Fazio. Non so in realtà se esiste un caso vero e proprio ma quei maledetti 11,7
milioni di euro che il signor simpaticone ha percepito di contratto dalla Rai,
hanno un peso vero per l’opinione pubblica. Intanto definiamo bene questa “opinione
pubblica”: noi siamo il pubblico e abbiamo un’opinione, quindi, fino a prova
contraria, siamo in dovere di dire la nostra. Non serve a nulla starnazzare
come sto facendo io su questo blog, tanto Mario Orfeo, Fazio e i dirigenti in toto
non lo leggeranno mai. Però la nostra arma, che può far male senza ferire, è il
telecomando. sicuramente sto facendo dell’inutile populismo alla Matteo Salvini che
tanto odia persone che la sola sfortuna che hanno avuto nella vita è stata
quella di nascere nel posto sbagliato, Fazio invece è nato nel posto giusto. Ha
conosciuto le persone giuste. Si è fatto amico le persone giuste. Ha allungato
metaforicamente la lingua sulle persone giuste. E ha minacciato di mollare
capra e cavoli e sbarcare su altri lidi per compensi maggiori rispetto quella
che la Rai, del periodo Campo dell’Orto, aveva intenzione di elargire. Parliamo
fuori dai denti, Fabio non è né Piero né Alberto Angela. Non ha il talento giornalistico
di Mentana, la bravura di Crozza, della Raffaele, della Cortellesi, nemmeno il
fegato della Gabanelli e della Sciarelli. Lui è lì che compiace chiunque, per
lui Renzi è un idolo e lo sono anche Alfano e Berlusconi. Con tutti si inchina
e pone loro domande che neanche Flavia Vento sotto effetto di vino rosso al
metanolo farebbe. I monologhi che ci propone all’inizio della puntata della domenica di
“Che tempo che fa” sono la cosa più brutta che ha fatto in vita suo dopo
Rischiatutto. Già, perchè ha anche realizzato il sogno di condurre il quiz che
è la bandiera ufficiale di Mike Bongiorno. Conduzione senza infamia e senza
lode, qualche gag con il leggendario Signor No e tutto è scivolato via senza
lasciare neanche una soave scia dietro di se. Sono stati eliminati programmi e
persone per molto meno. Esempio su tutti, Massimo Giletti, al quale hanno cancellato
inspiegabilmente “L’Arena” su Rai 1 che sistematicamente batteva,almeno per quel segmento, “Domenica Live” di Barbara
D’Urso.
Fabietto
invece ha avuto la promozione pur di non farlo emigrare. Capirai, con tutto
quel talento se ne usufruiva qualcun altro per la Rai tv erano serissimi
problemi. Ma, a proposito, quale sarebbe in realtà il vero talento di Fabio Fazio?
Per 11 milioni e passa di euro, per come la vedo io, dovrebbe riempire i
salotti delle famiglie d’Italia come si riempivano i bar ai tempi di “Lascia o
raddoppia”. Se tanto ha avuto effetto la sua minaccia di scappare a La 7, ora
vogliamo vedere sul serio di cosa è capace. La cosa che sappiamo è che ha
battuto i piedi (un’altra volta) e per non farlo frignare lo hanno spostato su
Rai 1 perché Rai 3 forse per lui è da sfigati.
Con tutto
ciò, ora tocca a noi. La nostra arma è il telecomando e se la Rai ci impone
questi ladri di polli e sborsa cifre che non riceverebbe neanche il ricercatore
che debella tutti i tumori di questo mondo e quell’altro, sappiamo cosa fare e
come farlo. Piuttosto sintonizziamoci su Fresbee che, tra l’altro, la sera sul
tardi ci propone “Torte in corso con Renato” e “Paint your life” che ci guidano
dolcemente tra le braccia di Morfeo al ritmo di pasta di zucchero, pan di
spagna, cementite e porporina . Niente Fresbee? Allora tutto ma non Fazio, a
volte il dissenso si può manifestare anche stando comodamente seduti sul divano
di casa, una protesta silente ma sicuramente efficace e, soprattutto, giusta.venerdì, luglio 14, 2017
TI CAMBIO I CONNOTATI
“Ti cambio i connotati” è sicuramente la frase chiave che Belen Rodriguez dice ai fidanzati prima di ufficializzare, attraverso le pagine del settimanale di Signorini, le sue storie d’amore. E’ successo con Stefano De Martino ai tempi, quando miracolosamente sparirono le sue stranote orecchie a sventola, i denti diventarono un tripudio di porcellane drittissime e le labbra di colpa presero un anomalo turgore. Diciamo che nel suo caso le basi erano buonissime, ma per fidanzarsi, anzi, sposarsi, con Belu, confidenzialmente detta, ci vuole non la perfezione ma quasi.
Poi è
arrivato Andrea Iannone. Dal nulla. Così, come apparso da una nuvola di fumo tagliato male ce lo siamo trovato, rigorosamente di spalle, sul solito settimanale
compiacente, a fare occhi negli occhi con la donna più popolare
d’Italia. Le foto erano sempre un po’ nebulose, si diceva che era lui ma non lo
si vedeva mai da vicino. Gli obiettivi sgranano, dai è lontano, ma come sarà
questo Iannone che non mi ricordo la faccia. Per mesi era l’uomo nella nebbia,
ora girato,ora abbarbicato a Belen, ora nel buio della notte, ma i tratti
somatici non ci erano molto chiari. Poi andavi in rete, digitavi il nome e ti
si aprivano vastissimi orizzonti perché in lei finalmente vedevi la semplicità per quella scelta d'amore così lontana dai suoi canoni. Un
bel giorno invece, il volto di Iannone è apparso bello chiaro ma non era più il
suo. Altro che orecchie a sventola e labbra inturgidite, lì c’era stato proprio
un lavoro di scalpello, niente era più come prima. In pratica Belen si è creata
un uomo che non esisteva in natura. Non è chiaro di cosa si sia innamorata dal momento che
le ha stravolto i connotati rendendolo un po’ Corona e un po’ qualcos’altro che
non assomiglia per niente a quello che era lui fino a qualche anno fa. E fu
così che il pilota un po’ famoso, conosciuto principalmente per una carriera
non stellare ma onorata, di colpo si è trovato catapultato e trasformato nella
Petineuse, con i labbroni, il naso nuovo, l’aria da bullo e tutta una serie di
paparazzate di cui rendere conto ai tifosi del MotoGp. Non è ovvio che i suoi
ultimi piazzamenti in pista non si possano neanche definire tali, ma, dico io,
come può un quasi trentenne vivere tutta la vita con un viso, avere le sue
storie, la sua vita e di botto, conoscere una tipa famosa, e decidere che
quella faccia lì non va più bene per i settimanali rosa.
E così oggi
ci troviamo un Andrea Iannone con l’espressione sempre un po’ stranita di
quello che ancora oggi si domanda se lo specchio rimanda il suo viso o quello
del fratello dell’ex ragazzo della sua fidanzata. Fortuna che almeno la sua erre
moscia Belen ha avuto la compiacenza di lasciargliela così com’è. Ancora le
fotografie sui social e sui giornali sono stranamente mute, altrimenti al ragazzo più accomodante d'Europa una visitina dal logopedista non gliela toglieva nessuno.domenica, luglio 02, 2017
NONOSTANTE LO SCIVOLONE
Il 1 luglio 2017 ha avuto luogo il concertone
per eccellenza, l’evento storico e dei record: Vasco Rossi live a Modena. Per
chi, come me, se lo è gustato sul divano di casa è stato un momento eccezionale
di musica in tv. E non parlo da fan, anche perché solo ieri sera mi sono
accorta di quanto siano belle certe sue canzoni e quasi quasi mi è anche
dispiaciuto non averlo scoperto veramente a suo tempo. Ora, siccome non tutte
le ciambelle riescono col buco, al mitico Komandante ho un piccolo,
piccolissimo appunto da fare. Tutto molto bello, testi stringati ma efficaci,
musica bellissima e soprattutto rock, ma vogliamo parlare dell’ultimo successo
in ordine cronologico “Come nelle favole”? I veri estimatori di Vasco non
possono che convenire con me che non è uno dei suoi pezzi meglio riusciti.
Passi per la musica, ma il testo non è roba da lui. Al limite la vedrei adatta
per un Biagio Antonacci che passa di lì per caso e che con le parole si è sempre dato
meno pena di Rovazzi, ma il Blasco proprio no. “ Io e te io e te in un bar a
bere e a ridere/ io e te a crescere bambini, avere dei vicini/ io e te io e te
seduti sul divano parlar del più e del meno” E questa è solo una minima
parte del testo meno da Vasco che abbia mai scritto.
Però,
riascoltando i suoi vecchi successi e guardando le prime file del
megashow, tutto si dimentica. Anche il
fatto che la sua voce sia piuttosto flebile e che il viso sia un po’ troppo
levigato. Tutto passa, perché l’energia e quelle belle facce del pubblico, ora
ispirate, ora incazzate a seconda del ritmo dettato dal Komandante, hanno
trasformato un grande spettacolo in uno spettacolo grandissimo. Il momento
topico poi si è toccato quando è partito “Rewind”, brano storico di qualche anno
fa. Per le ragazze, via i reggiseni, tutti scatenatissimi e la cosa
meravigliosa è stata che, nonostante qualche seno al vento, nessun maschio ha
manifestato il tipico occhio trombino al quale non sfugge una coscia ignuda,
figuriamoci una puppa.
Tutti
concentrati su Vasco come le beghine lo sono sul parroco quando dice la messa
delle cinque, in quel momento poteva passare di lì la Canalis in mutande che
nessuno se ne sarebbe accorto.
Nonostante
dunque lo scivolone di “Come nelle favole” il repertorio di Vasco è un gran bel
patrimonio tutto italiano. Lui è un ex ribelle oggi dedito alla famiglia e
punto di riferimento di tanti giovani nonché antica e totale passione di
generazioni più cresciute. E ieri è stato un bel momento di aggregazione per
noi che lo seguivamo da casa, mai così vicini a quel mare di persone sfinite e
felici al Modena Park e orgogliosi di aver preso parte, a modo nostro, ad un
evento di così grande portata. Alla faccia di Giovanardi e dei suoi cani antidroga.venerdì, giugno 30, 2017
LA BELLEZZA VERA DI MALIKA
Proprio oggi
e praticamente nello stesso momento, mi sono imbattuta nel video di Malyka
Ayane “Tre cose” e, su Instagram, in una delle foto più recenti di Asia
Nuccetelli, figlia dell’ex stellina di “Non è la Rai”, Antonella Mosetti. Così,
a pensarla nell’immediato, tra le due in mezzo ci passa questo oceano e quell’altro,
in realtà ho capito e scoperto la straordinaria bellezza di Malika. Non so se è
stato il confronto con la giovane Asia che tanto si carica, si modifica, si
trucca, si atteggia, si crede o forse finge di credersi, non lo so. Ma i 20
anni contro i 33 non vincono per forza. Non vincono perché la naturalezza di Malika,
mettici anche una buona dose di talento che tanto vuol dire, la rendono di una
bellezza che non ha bisogno di correzioni. E nel video in questione, uno dei
tanti in cui la sua faccia spadroneggia come neanche Charlize Theron nello
spot Dior, tutto il fascino della normalità stabilisce quanto l’avvenenza sia
una dote innata. Lei non è particolarmente bella nel senso canonico del
termine, riesce però ad emanare cose che Asia, carina, con il nasino modellato
e la boccuccia a cuore, mai si sognerà di trasmettere al mondo. La colpa non è
sua e nemmeno del chirurgo che ha placato le sue innumerevoli insicurezze, è
proprio che le manca quel certo non so che, quella marcia in più che ti rende
affascinante anche se non corrispondi ai canoni che a suo tempo la tv ci
impose. La ragazzina sta cercando il suo posto nel mondo e sta combattendo la
battaglia con se stessa e con il mondo “soscial” che la sta inutilmente massacrando. Malika
non so se avrà i suoi bei demoni, ma ciò che mostra a noi che la vediamo è la
bellezza di chi è riuscito ad inventarsela con intelligenza e classe. Con la
consapevolezza che non è tutto ma fa stare bene. Probabilmente sarà invece una
donna risolta, una madre, una moglie e, giusto per banalizzare un po’, non
dimentichiamo che ha avuto Cesare Cremonini come fidanzato e l’ha pure mollato
lei. Soddisfazioni su soddisfazioni.
Asia ormai
ha intrapreso una strada che non si capisce bene dove la porterà. Per ora,
almeno in apparenza, da nessuna parte, nonostante la partecipazione al Grande
Fratello Vip che altro non ha fatto che convincerla che quel viso lì, già
modificato leggermente in precedenza, non dovesse essere più il suo. lunedì, giugno 26, 2017
DILLO CON UNA FOTO
Ci sono foto
capolavoro e foto con dei capolavori. Da donna, mi sento di affermare che questa
foto è formata dai due capolavori della morfologia. L’immagine è molto
semplice, direi, elementare. Due amici seduti su una panchina a New York, con l’aspetto
sorridente, belli in maniera imbarazzante e, soprattutto, molto famosi. Per i
pochi che ignorano, uno è l’etoile Roberto Bolle e l’altro il cantante Marco
Mengoni. Fin qui tutto regolare, se non fosse per le varie ed eventuali illazioni
e supposizioni che questo bel vedere ha scatenato sui siti, sui social e sui
blog. Sono amici? Fidanzati? Collaboreranno insieme? Al di là del discorso
lavorativo, tra l’altro il più pertinente, il resto sono le solite chiacchiere
di bottega. Il brutto vizio degli internauti e dei giornalisti gossippari è proprio il ricamo e il bisogno impellente di
sfrucolare laddove non si dovrebbe. Ma non si dovrebbe perché è stupido. Perché
se una foto immortala Biagio Antonacci e Raf, la sola cosa che si pensa è che
tra i due ci sia una semplice amicizia o una futura collaborazione lavorativa.
Se invece le amiche sono Monica Bellucci e Rosalinda Celentano no, sono vecchie
amiche sì, ma anche ex compagne di letto. La stessa cosa vale per Bolle e
Mengoni: amici mai, impossibile. E soprattutto: a New York è stato un incontro
casuale o hanno preso lo stesso aereo? Dilemma amletico che smuove chiacchiere e
genera fantasie su un amore tra i due, per soddisfare le bramosie di ragazzine
sessualmente indecise che vorrebbero vederli come i nuovi Mario Serpa e Claudio Sona (chi
segue Uomini e Donne sa di cosa parlo e sa anche che alla fine è stato tutto
farlocco). E il paragone è volutamente azzardato.
La cosa
imbarazzante però nasce dal fatto che se non sei dichiaratamente e
smaccatamente eterosessuale, l’amicizia con il tuo stesso sesso non è
contemplata. Sotto sotto c’è sempre l’ambiguità che poi è nei soli occhi di
chi guarda perché, in questo caso, due bellissimi ragazzi a New York, che
sorridono all’obiettivo, tutto lasciano pensare fuorchè a robe amorose. Che se poi
ci fossero davvero, buon per loro, due bellezze così, insieme, altro non sarebbero che
uno stupendo quadro da ammirare.
Cosa
dovrebbero dire di me allora che sto coltivando una tenera amicizia col ventilatore?
Nessuna copula tra noi, solo un dolce, fresco e giovanile, amorino di stagione.
mercoledì, giugno 21, 2017
COM'E' DIFFICILE FARSI UN SELFIE #BELLADENTRO
Siamo invase
dai selfie di chiunque, compresi i nostri, ma forse le più magre e le più belle
non sanno cosa si cela a volte dietro una foto in apparenza scattata così,
giusto per ammazzare quei dieci minuti di tempo libero. Innanzitutto partiamo
dal presupposto che, puoi anche avere l’ultima versione dell’Iphone, ma se non
sei un filo magra e un pelino fotogenica,
su Instagram è meglio che lasci perdere. Quindi, noi persone normali e non
propriamente da passerella, dobbiamo adottare degli escamotage, a volte anche
un po’ penosi lo riconosco, ma necessari per tenere in vita un account che
altrimenti sarebbe pieno di foto dei tuoi cani o di personaggi famosi bellocci
che ti avvicinano pericolosamente all’ultima delle bimbeminkia.
Il segreto
di Pulcinella è la famosa asta da selfie, rigorosamente cinese così si spendono
4 euro e male che vada non ne risente né l’orgoglio né il portafoglio. Lì
dobbiamo assicurarsi la giusta pendenza, dall’alto verso il basso sfila la
figura e allontana i rotolini a vista
oltre che non prendere proprio la faccia da vicino visto che nessuna di noi è
Belen Rodriguez che si ritocca anche le orecchie con Photoshop.
I selfie
come quelli della Marcuzzi, primo piano senza trucco per noi sono una
complicanza dalla quale ci teniamo consapevolmente lontane. A parte quando ci
brillocchiamo tutte di filtri che più che esseri umani sembriamo cloni di
Barbara D’Urso baciata dal faro. Non siamo credibili e nemmeno normali, la
compianta Silvana Pampanini nelle ultime apparizioni fotografiche era
praticamente così, meglio evitare. Non per altro, aveva 90 anni e noi qualche
decennio meno, solo per questo.
Quindi,
prima di postare su Instagram, ci sfiniamo col ritaglio. La foto mia (senza
ritegno ne vergogna ma questo è un blog verità) è stata accuratamente ridotta
per evitare l’effetto “braccia lottatore di sumo” che, vuoi per la posizione
senza asta di supporto, vuoi perché forse non sono proprio un gambo di sedano,
era prepotentemente messo in evidenza. La faccia seria e apparentemente pensosa
è stata studiata per evitare fossette, pieghette, allargamenti facciali
nonostante il mirabilante “volto affilato” spuntato sullo smartphone. La
didascalia sarebbe potuta essere molto profonda, magari corredata da una
citazione culturalmente elevata e forse qualcuno l’avrebbe anche bevuta.
Poi ti
imbatti nei selfie di Elisabetta Canalis, Ambra, della mia preferita,
Alessia Marcuzzi e ti sembrano così naturali. Sì, forse qualche filtrino
innocuo, ma con quelle bellezze indiscutibili non c’è storia. Anche appena
sveglie sono belle, senza trucco sono belle, al mare sono belle, ci tengono a
farci sapere che con loro la natura ha lavorato bene e con noi invece si è
riposata un’oretta.
Vabbè,
fiinchè però Instagram ci da una mano e i nostri cellulari ci permettono di
affilare, mascherare e coprire, diciamo che ci possiamo ancora stare.
Naturalmente per me di naturale ci sono solo io prima dei filtri e dei tagli (che qui onestamente mi sono scordata di usare ma confesso che la stanza era in penombra),
però perlomeno indipendentemente dai vari accorgimenti, se ci incontriamo per
strada, siamo sempre noi, A mezzobusto siamo diverse rispetto all’intero?
Macchè, i nostri selfie ci migliorano ben poco, forse è una nostra idea che il
filtrino Sierra ci abbellisca rispetto al temibile Normal. Quello è roba per la
Marcuzzi, l’hashtag #nofilter lasciamolo
ai fumatori. Noi siamo più donne da #belladentro, anzi, ormai questo è diventato
il mio nuovo mantra.
lunedì, giugno 19, 2017
ROSSELLA BARATTOLO, LA CONQUISTATRICE DI CUORI
Nel lontano
1989, riportano le cronache, Rossella Barattolo diventò il nuovo amore di
Claudio Baglioni.
Le notizie scarne che raccontarono i giornali dell’epoca
ben poco ci dissero di lei. Per qualcuno
era una fan più fortunata di altre, per qualcun altro una ricca manager di azienda,
ma realmente chi sia davvero questa donna non è mai stato rivelato da nessun
media. Oggi è la sua agente e la presidentessa di O’Scia, il Festival di
musica che si è tenuto a Lampedusa fino al 2012, nato come forma di sensibilizzazione al
problema dell’immigrazione clandestina.
Forse non sapremo
mai le origini di questa donna che, un bel giorno e in barba a chi c’era prima
e a chi lo sognava da anni, si è presa Claudio Baglioni e ne è diventata la
compagna ufficiale. La cosa che salta immediatamente all’occhio di lei è
naturalmente l’aspetto fisico. Le foto
dell’epoca più uniche che rare che ho ripescato da un archivio speciale la ritraggono
bellissima. Ma soprattutto di una bellezza naturale e ruspante. Giacchina a
quadri, scarpe basse, abitino da bancarella, eppure piena di un fascino
mozzafiato che ha portato Claudio a prendere la decisione, suppongo, più difficile
della sua vita. Altra cosa che a chi segue Baglioni e le sue scorribande di
mezza età non è certamente sfuggita, è l’entusiasmo che questa donna ancora
oggi trasmette ogni qualvolta si trova ad un concerto del suo compagno. E’ come
se lo vedesse per la prima volta, ed è un quasi come se noi che siamo da questa
mesta parte fossimo di colpo al posto suo. Un sogno in piena regola ed una
gioia che neanche la ola del Maracanà renderebbe appieno l’idea. Chi scrive, in
virtù del fatto di essere una fan se non della prima, della seconda ora, ha
studiato le apparizioni di questa bella signora come fa Alberto Angela prima di
“Una notte al Museo Egizio”. Chiaramente
ci sono, ci sono state e ci saranno le fazioni: qualcuno sta da sempre dalla
parte della ex moglie, qualcun altro fa il tifo per la nuova compagna. Io, ho
cambiato cavallo in corsa. Ho capito che Rossella sarebbe potuta essere ognuna
di noi. Ma si, lei vive questo rapporto e l’immane fortuna che le è piovuta dal
cielo apparentemente come una gioia incommensurabile. Intanto ha reso Claudio
meno schivo. Lo ha catapultato nel regno della leggerezza, lo ha reso meno
“Maestro” e più uomo e ha contribuito a fare di lui quello che conosciamo oggi.
Di lei si può dire pochissimo. Forse ha
esagerato un po’ con gli interventi dal chirurgo estetico perché guardandola
nelle foto di allora è chiaro a tutti quanto fosse naturalmente bella. Ovvio
col tempo qualcosa sarebbe appassito ma oggi, confrontandola con le immagine
degli anni passati, del viso originale è rimasto veramente poco. Ed è un gran
peccato, perché una quasi sessantenne con un trascorso di quel genere si è lasciata prendere un po' dall'insicurezza tutta femminile, modificando effettivamente troppo qualcosa che
andava benissimo così com’era.
Ricordiamoci
sempre comunque che una delle perle più perle della discografia baglioniana
“Mille giorni di te e di me”, è stata scritta per lei durante una fase di
separazione iniziale del loro rapporto. E non dimentichiamo che questa donna ha
fatto di Claudio Baglioni il Claudione che ora ci strappa più di un sorriso
oltre che una lacrima di profonda emozione. Rossella Barattolo è arrivata
laddove saremmo volute arrivare tutte noi. Oggi qualcuno la critica, ma vederla
così disponibile con le fans che la accettano e amano in quanto compagna e
manager di Claudio e così discreta nel vivere questa storia d'amore, le fa
sinceramente onore. Sembra un’entusiasta questa bella e fortunata signora e
probabilmente lo è sul serio. Felice della vita che sta vivendo, felice
dell’uomo con il quale si sveglia tutte le mattine e riconoscente, forse, della
botta di posteriore che non capita proprio a tutte. Sarà la consapevolezza a
renderla così solare, un ottimo presupposto per conquistare simpatie e cuori.
Soprattutto se il cuore è quello di Claudio.
giovedì, giugno 15, 2017
QUESTIONE DI MANCATO SUCCESSO
“Purchè se
ne parli” è da sempre il motto dei cosiddetti “morti di fama”, citando
Dagospia. E non è esente quasi nessuno di quelli che NON contano, perché con l’avvento
dei “soscial”, tutti abbiano un’opportunità in più per farci notare. L’ultima
in ordine di tempo è stata Diana Del
Bufalo, ex concorrente di Amici, qualche piuccola partecipazione in tv da conduttrice, poi attrice
ed in più è la fidanzata, o presunta ex, di Paolo Ruffini. La ragazza, non
molto famosa o almeno non a livelli eccelsi, ha postato una foto che la ritrae
completamente vestita e abbottonata, ma con la sua mano sotto la gonna e l’espressione
un po’ ispirata. Il post di corredo, recità così: “ Questa foto
l'ho voluta chiamare "Autoerotismo"! Perché anche le donne si
masturbano... ma non lo dicono.”
Mmmhhh…interessante e profondo pensiero. Molto di rottura. Su, Diana, che le ragazze si
masturbino è appurato e non da l’altro ieri; che non sia necessario renderlo
pubblico, credo, sia una questione di buonsenso e buon gusto; che questa cosa
buttata lì ti sia servita per far parlare di te, ecco, questa è una inconfutabile
verità. In effetti di questa uscita inutile ne hanno parlato diversi siti,
mostrando l’immagine di lei, una volta tanto protagonista assoluta di qualcosa. La strada
del successo è irta e faticosa, cercare la visibilità a tutti i costi con questi
mezzucci di bassa lega fa abbastanza tristezza. A parte che l’autoerotismo
nascosto esiste dalla notte dei tempi: non è che una ragazza si chiude in
camera, si diverte in solitudine e subito dopo chiama l’amica del cuore per
dirle “Ehi, allora oggi non sai come mi sono divertita a toccarmi le parti
basse. Ma che te lo dico a fare, tanto tra due secondi lo scrivo anche su
Facebook ! “ Le ragazze non dicono tante cose, cara Diana, ma non è che ci
serve una testimonial a tutti i costi.
Diciamo le cose come stanno, per mezza giornata hai trovato la grande
popolarità che non hai avuto mai nella vita nonostante le fiction e il
fidanzamento con “quello un po’ famoso”. La strada giusta per la fama passa dai
“soscial”? Oggi forse si, ma è una cosa effimera, rapida, una specie di one
shot come Tracy Spencer o i Kissing The Pink. Solo che una foto del genere non
emoziona e non emoziona nemmeno il soggetto. Tutta fuffa, roba che tra due ore il popolo di internet manco si ricorda più che faccia hai. Sì, però non sai quanti cuoricini su Instagram..
domenica, giugno 11, 2017
NE' VANESSA, NE' RIHANNA: E' UN MONDO DIFFICILE
Quello che è
mediaticamente successo a Vanessa Incontrada dopo la sua ultima apparizione
televisiva, nella vita di tutti i giorni e a molte di noi, è molto spesso la
quotidianità. Con la vip di turno si accaniscono stupidamente i soliti leoni da
tastiera, quelle povere persone prive di una identità precisa che godono nell’insultare
a random altri esseri umani senza una motivazione logica. Hai i capelli biondi?
Biondaccia schifosa. Hai sedici tatuaggi? Luridona marchiata a vita. Pesi
quaranta chili? Fottuta secca fatti un panino col salame. Ne pesi 70? Maledetta
cicciona posa subito il panino.
Non è una cosa giustificabile ma si sa, le
frustrazioni sono una brutta cosa, tanto più se questi malcapitati incacchiati
col mondo se ne stanno beati e felici dietro ad un monitor che fa loro da scudo
protettivo. Il dramma nasce invece quando insulti mascherati da simpatiche
gaffe o consigli non richiesti, ti vengono regalati da persone in carne ed
ossa.
Esempio N°1 : cena con persone conosciute e
non. Ti arriva il ragazzotto più giovane che, senza nemmeno averti mai stretto
la mano e detto “piacere mi chiamo Florindo” ti abborda con “ ho fatto una
figura di merda con mio fratello..” Lì per lì ti chiedi se stia parlando con te,
però poi con tutta l’educazione di questo mondo e quell'altro, rispondi “ah si? E che
hai fatto? “ Le ho chiesto se eri incinta” Deglutisci. Respiri e tiri fuori una
risposta che ti restituisce un po’ di dignità “ no, sono solo grassa”. A
dimostrazione che la mia consapevolezza è una conquista, l’imbecillità tua è
una sconfitta con la quali prima o poi dovrai fare i conti. E ti domandi anche,
così, per capire, la motivazione per la quale la figura di merda ha voluto
condividerla con te che manco sai il suo nome di battesimo.
Esempio N°2
: matrimonio di un’amica. Caldo torrido e immancabile foto di gruppo. Arriva la
conoscente, tra le altre cose al corrente della tua situazione personale, delle
varie problematiche con le quali convivi da un tot di anni e tira fuori la
frase del secolo: “perché non sali su una sedia così sembri meno grassa?”. Ecco
fatto. Non rispondi, anche perché in questi frangenti si blocca il pensiero, la
parola, il contatto con l’esterno. Rimani lì e sorridi come se fosse la sola e
unica cosa da fare anche se dentro di te la faresti a fette e la metteresti sul
vassoio al posto del vitello tonnato.
Non sto
parlando di Vanessa Incontrada e nemmeno di Rihanna, ma di una donna speciale
che, per motivi personali, si è trovata a convivere con un corpo che non è il
suo. E non lo sarà per molto perché sta combattendo come una guerriera per
tornare quella che è sempre stata e ce la sta facendo alla grande. Nonostante
tutti coloro che cercano di fermare questo bellissimo volo che ha intrapreso
verso una vita nuova. Siamo tutte un po’ Vanessa, molte di noi in lotta con la
bilancia ma soprattutto in lotta con esseri umani che si divertono a dare aria
ai denti per paura di trovarci la muffa se tengono troppo la bocca chiusa. E
con la vip di turno si levano scudi in sua difesa, tutti a dichiarare quanto è
bella, quanto non sia vero, quanto in realtà sia perfetta così, me compresa.
Per noi, donne sconosciute al mondo, tutto rimane tra le pieghe del nostro
cuore che un po’ si ferisce ma che continua a battere sempre più forte. Perché in
realtà siamo forti, sei forte tu amica mia che combatti troppo spesso con l’imbecillità
della gente ma non molli mai. Anche se hai il solito Florindo scemo ad
intralciarti il cammino.
venerdì, giugno 09, 2017
PIETRO SERMONTI O ALESSANDRO FERRARO?
Diciamo la
verità, ne abbiamo un po’ le ovaie piene di Gerard Butler, di Brad Pitt, di
Ryan Gosling, di Raoul Bova, di Riccardo Scamarcio, di Pierfrancesco Favino, di
Claudio Santamaria e di Stefano Accorsi. Che il nostro cuore e i nostri occhi
si aprano per Alessandro Ferraro, anzi no, per Pietro Sermonti , l’ultimo dei
maschi senza addominali. Finalmente qualcuno che non ci fa sfigurare se ci
mettiamo in costume, vivaddio un uomo di sostanza che è bravo, piacente e
interpreta il figlio maggiore della famiglia di “Tutto può succedere”, fiction
di Rai 1, in maniera esemplare. A questo punto però non so più se mi piace lui o
il personaggio che interpreta e un po’ mi sento come Silvia Toffanin che invita
tutti gli attori de “Il Segreto” a Verissimo e parla loro come se fossero Donna
Francisca e Don Raimundo e non Maria Bouzos e Ramon Ibarra. Anyway, come direbbero
gli anglofoni, Pietro Sermonti avrà presto di diritto la schermata del mio
portatile e tutto perché il suo Alessandro Ferraro è il marito che tutte noi
vorremmo, nonché il padre perfetto per i nostri ragazzi. Nella realtà
effettivamente un uomo che confessa alla moglie di essere stato baciato dalla
direttrice del proprio locale e di averla allontanata all’istante, credo che
non potrebbe uscire nemmeno dalla penna lieve e adolescenziale di Federico
Moccia. Perdipiù se la baciatrice è giovane, bella e con un fisico da far
resuscitare i morti. No, Ferraro/Sermonti è un’icona che dovrebbe finire appesa
nelle camere da letto di tutte noi accanto al crocifisso. Questo è il marito
che ci meritiamo, non ci sono Gosling, o Scamarcio o Butler che tengano. Si
vabbè sono belli ma che ci frega, Sermonti è un figo alla seconda occhiata ma
quando lo scopri poi te ne innamori e al diavolo tutto il resto. Il problema
però è se l’attore/uomo ha una qualche attinenza col personaggio che interpreta.
Ci piace pensare che sia così, al limite potremmo interpellare Alessia Marcuzzi
che anni fa, nel pre-Facchinetti, ha avuto con lui una storia d’amore naturalmente
paparazzata.
Però alla
fine, dobbiamo confessarlo, al di là di tutto a noi piace da impazzire
Alessandro Ferraro. Pietro Sermonti è il corpo e su quello ci facciamo
beatamente un pensierino, ma la figura che ci rimanda la tv in “Tutto può
succedere” è la perfezione assoluta e proprio per questo impossibile da trovare
in natura. Dateci un uomo così e per la donna sarà una passeggiata di salute.
Ma si sa, il principe azzurro esiste solo nelle favole per i bambini e nelle
fiction per gli adulti. In entrambi i casi il ripiego è dietro l’angolo e quasi
mai ci troviamo a scegliere qualcosa di simile a quello che era nei nostri
sogni. La certezza assoluta è che Pietro
Sermonti è bravo. Alessandro Ferraro, perfetto. Pietro/Alessandro ha fatto
breccia nei nostri cuori. La vita non è una fiction. Passo e chiudo. Ahimè.giovedì, giugno 08, 2017
QUANDO LA BELLEZZA PARLA
Siamo ancora
qui, nel 2017, a disquisire su una donna di spettacolo e la sua forma fisica.
No, cerchiamo di capire: una conduttrice bella e brava, che non ama apparire
invano, con un fisico diverso da quello del punto di riferimento di tutti gli
umani italiani, Belen Rodriguez, viene massacrata sul web come l’ultima delle raccattate.
Nessuno giudica il suo lavoro, figuriamoci, perché altrimenti gente tipo
Adriana Volpe che è magra come un chiodo ma sta alla tv come io sto sul palco
di Sanremo, sarebbe distrutta dalla massa un’ora si e l’altra pure. Per Vanessa Incontrada
si sono riuniti tutti i cadetti di Lemme, ognuno con la sua buona parola a
sfavore di un fisico che pesa più di un manico di scopa e colmi d una simpatia
e un umorismo tale da far rivoltare lo stomaco anche se si è ancora a digiuno.
Perché,
nonostante le mille battaglie e tutti i buoni propositi campati in aria, non
riusciamo ancora a staccarci dal prototipo di donna che ci hanno imposto per
anni. Ce lo hanno imposto perché c’è sempre qualcuno che crede che una bella
donna debba essere secca secca e con il seno che non c’entra nulla col resto
del corpo. Quaranta chili e una quinta di reggiseno è un parametro che non
regge. Ma così è, e anche se il modello curvy, dicono, vada di gran moda, in
realtà gli imbecilli sono sempre dietro l’angolo pronti a puntare il dito e
dirti quanto sei grassa. Vanessa Incontrada NON è grassa, Miss Dickinson FORSE
un po’ lo è, ma il primo che si permette di farmelo notare credo che lo bastonerò con una salamella calabrese.
In buona sostanza, Vanessa è una gran bella gnocca. Ma
non è solo bella, perché sarebbe una cosa riduttiva e mortificante per lei. No,
lei è brava, semplice e simpatica senza tutte quelle smorfie tipiche delle colleghe. E, udite udite,
non mette mai la bocca a culo di gallina. Nemmeno per dire grazie ai suoi
sostenitori su Facebook, sai no, che per dire grazie si chiude gli occhi, ci si
piega in avanti e si mette il seno strizzato a favore di obiettivo. Lei
sorride, senza trucco e in bianco e nero. Sembra quasi un'aliena in un pianeta popolato da cloni l'una dell'altra, tutte fatte in serie apparentemente senza niente da dire. E forse non solo apparentemente.
domenica, giugno 04, 2017
VOLEVO ESSERE UNA GROUPIE
Negli anni
80, quando la gioventù, per l’esattezza la mia, mi divorava con quella
meravigliosa e indimenticabile voglia di vivere, avevo una idea fissa in testa.
Ok, la prima era quella di diventare scrittrice, la seconda era quella di
essere la groupie del cuore di Miguel Bosè. Ricordo che all’epoca c’erano due
ragazze che seguivano il tour con il camper insieme ai genitori ed io sognavo e
anelavo di fare come loro. Con o senza genitori per me era poco rilevante anche
se, ripensandomi oggi com’ero ieri, poco mi ci vedevo da sola a viaggiare con
sconosciuti su e giù per l’Italia. Però c’era Miguel e questo era più che
sufficiente, nonostante l’adolescenza mia di quegli anni era totalmente diversa
da quella delle sedicenni di oggi. In
più, e la cosa mi rammaricava ieri e mi rammarica ancora oggi, il mio
Miguel non ha mai accennato particolare simpatia per noi fans, anzi, con la
lacrima in tasca dico che se avesse potuto investirci con la macchina lo
avrebbe fatto. E qualche volta ci è anche mancato poco, ma io lo amavo anche se
mi maltrattava e mi ignorava. Io, con i miei pantaloncini corti, i miei capelli
lunghi e la faccina pulita, lo seguivo durante tutti i concerti che dava a
Bussoladomani. Con le amiche partivamo con il pullman la mattina alle nove a passavamo
l’intera giornata a fare la posta tra l’hotel Caesar di Lido di Camaiore e il
tendone. E’ capitata una sola volta che ci concedesse di assistere alle prove e
non dico che mi sembrava di essere in paradiso, ma quasi. Una cosa di pochi
minuti però, perchè inspiegabilmente ci cacciarono per ordine suo che non ci
voleva tra i piedi. Niente, lo amavo lo stesso e in maniera sempre più
concreta. Volevo essere la sua groupie del cuore che poi lo avrebbe sposato
come era successo ad Angie con David Bowie. Mi sentivo molto Angie, nonostante
tutto, di lui conoscevo qualsiasi cosa tranne di che colore portava i calzini perché non lo
avevo mai visto senza pantaloni. Il sesso che immaginavo con lui però non era
fine a se stesso perché era l'amore puro e sincero di una adolescente anni 80 che
non usava nemmeno il rossetto.
Naturalmente
non sono mai diventata la sua groupie. Con una faccia tosta che non mi
apparteneva, riuscii a conoscere parte della sua band del tempo, loro sono
sempre stati molto carini e rispettosi con me, con noi amiche che ambivamo a
LUI ma che a LUI non siamo mai arrivate nonostante gli agganci. Di Miguel non
ho nulla, nemmeno una foto insieme che avrei incorniciato in una cornice a
cuore ed avrei appeso in camera, in salotto e all'’ingresso di casa per farla
vedere al mondo intero. Oggi Miguel è ancora con me, farà sempre parte della
mia vita ma l’idea di essere la sua groupie è sparita così come la mia
collezione di articoli su di lui che la mia adorata nonna ha buttato via anni
dopo senza nessuna pietà. Se a 16 anni mi ignorava e credo non abbia mai
posato mezzo occhio su di me, oggi forse mi travolgerebbe con lo schiacciasassi
se mi incontrasse. Tuttavia, da ex aspirante groupie innamorata, coltivo ancora
una debole speranza di un incontro tra noi. Con poca, pochissima convinzione,
giusto per onorare il mio passato e non sentirmi troppo anziana. Perchè le
Miguelite non mollano mai, fedeli nei secoli, peggio dei Carabinieri.lunedì, dicembre 07, 2015
I SOLDATINI FURBACCHIONI
C'era una volta un tempo in cui anch'io ero assidua fruitrice di concerti. Ho dei ricordi un po' sfocati di quei giorni, anche perchè se tra le pagine Facebook che seguo una è " Stare in casa is the new uscire" è abbastanza ovvio che la vita notturna non è il mio forte.Quindi è immaginabile il mio stupore quando ho saputo che i biglietti delle prime 9 file del concerto di Claudio Baglioni e Gianni Morandi che si terrà a Firenze nel mese di Febbraio, costano la modica cifra di 200 euro. Sarà che non sono abituata visto il mio suddetto "new uscire", ma ero rimasta ai vecchi concerti proprio di Baglioni, ad esempio, in cui il parterre costava cifre a due numeri; poi, ai miei tempi, al concerto si andava per ascoltare e vedere della buona musica e dei buoni artisti e non per il buffet con vino, birra, acqua flute di spumante. Infatti, mi dice il sito di Ticket One, che gli arditi possessori dei biglietti delle prime 9 file non sono come quelli della decima o della tredicesima. Loro hanno pagato fior di euro e hanno dei diritti che chi ne ha cacciati solo poco meno di 90 non merita in quanto sudicio, miserabile e laido. Ad esempio, "ospitalità pre concerto" e buffet con piatto unico con acqua, birra e vino . Ma non da soli, perchè, per quella cifra che io nemmeno per la resurrezione di Jim Morrison sborserei, avranno, "l'ingresso riservato con personale di accompagnamento", tante volte perdessero l'orientamento e non trovassero la via del buffet.
Tutto ciò è abbastanza triste, secondo me, ma proprio malinconico e tragico. Intanto perchè secondo il mio modesto e inutile parere 200 euro sono scandalosi, a prescindere, per vedere uno show, anche se cantasse la reincarnazione di Whitney Houston tornata sulla terra con le medesime fattezze. Se i due simpaticoni dal braccino corto non riescono a rientrare nei costi un concerto del genere, meglio l'evento unico in diretta su Rai 1 che ce li rende simpatici e affabili senza calcolare nulla che non siano i minuti delle canzoni di Baglioni. Per quanto mi riguarda, e, ripeto, sono una goccia nel mare dei fans fedeli fino al conto in rosso, neanche mi regalassero la prima fila andrei ad assistere a "Capitani Coraggiosi". Non so se il caso del buffet e dei 200 euro è un caso isolato o nel paradiso dei live è diventata consuetudine, per me che sono demodè è una pratica inaccettabile. Ci vedo del classismo allo stato puro, gli eletti contro il popolino che non è arrivato in tempo alla prenotazione, o che non si può permettere una botta del genere, o chissà quanti altri motivi ci saranno. Da che mondo è mondo io ho sempre visto concerti comprando fuori il panozzo con la porchetta o la salsiccia e se ero in prima fila non ho mai bevuto spumante o vino o birra compreso nel biglietto. Un concerto snaturato, ecco, una cosa inutile e pomposa che si sposa piuttosto male con l'immagine che soprattutto Morandi offre al pubblico di se.
Ma si sa, noi romantici nostalgici del concerto vecchia maniera ormai siamo fuori dai giochi. Il "the new uscire" ci condiziona, forse, oppure la trovata dei 200 euro per un concerto e un buffet sarà il metodo innovativo per spillare denari ai fans disposti a tutto. Che poi sono la maggioranza perchè so che i bigliettoni da eletti sono stati i primi ad andare a ruba.Dunque, i casi sono due: o io sono davvero una povera donna che non ha ancora imparato a stare al mondo o non sono una fan come si deve e a questo punto non lo sarò mai.
Di sicuro, i Capitani Coraggiosi mi sono diventati due soldatini semplici che giocano a fare i furbacchioni. Una fregatura in piena regola.
venerdì, settembre 04, 2015
RITIENITI FORTUNATA CHE HAI UN LAVORO
“Ritieniti
fortunata che hai un lavoro” è la frase che accompagna un po’ tutti noi che,
gran botta di culo, un lavoro ce l’abbiamo davvero. E in effetti è proprio
così, in momenti storici come questo già il fatto di avere una busta paga a
fine mese è un po’ da paragonare alla vittoria della Lotteria della Befana il 6
Gennaio. Il problema però è che spesso tutta questa fortuna non viene vissuta
poi come tale, nel senso, sì ho un lavoro e riesco a pagare mezze bollette, ma
il resto della vita?
Dieci ore di
lavoro con turni massacranti a pochi spiccioli più di 1000 euro, davvero è
tutta questa gran fortuna? Okay, peggio non avere neanche quelli. Perfetto,
allora vedendo la questione in quest’ottica, meglio ancora avere ereditato 3
milioni di euro dallo zio d'America e vivere di rendita. Tutto sommato ognuno
di noi è ben contento di lavorare per poco o per molto, guardandoci attorno
vediamo solo disperazione, sfacelo e lotta agli immigrati anche quando non ci
hanno fatto nulla personalmente. Però capita che, quando capisci, prendi
coscienza e ti rendi conto che non ti potrai mai permettere il viaggio dei tuoi
sogni a New York e lavori 9 ore al giorno come un pazzo, un po’ senti che forse
tutta questa gran fortuna in realtà è piovuta sopra qualcun ‘altro. Di questi
tempi se osi solo pensare una roba come quella che sto scrivendo in questo
momento quasi quasi potrebbero fucilarti nella pubblica piazza e magari, sotto un
certo punto di vista, la cosa sarebbe anche giusta. Ma vivendo sulla propria
pelle una realtà che non ti regala nulla e nemmeno te lo presta, a volte ti
poni delle domande e non trovi mai le risposte che cerchi. Il lavoro è un
diritto di tutti noi, ma è anche un nostro diritto guadagnare in proporzione al
lavoro svolto. La fatica, l’impegno, la volontà di arrivare a fine giornata a
volte sono sottovalutati e impliciti in un contesto che non è quello giusto. Io
lavoro per vivere e vivere costa una cifra che non percepisco, o perlomeno che
non mi consente di vivere in maniera
dignitosa. E badate bene, ho usato la parola “dignitosa” che ha un significato
ben preciso. Pagare i conti, mangiare, vestirsi, far fronte alle emergenze e
ogni tanto pensare anche a se stessi ha un costo che con uno stipendio medio
non riesci a coprire nemmeno se fai il doppio salto carpiato. Però sei lo
stesso fortunato ed è proprio così che ci siamo abituati a ragionare. Riesci a
saldare tutte le spese di casa o quasi, vivi murato vivo perché una serata in
pizzeria porta via contanti alla bolletta della Telecom, ma ti ritieni un
eletto e non ti devi lamentare. E’ un po’ come dire, okay, mi manca un dito del
piede ma tanto la vita mi sorride perché ne ho altri 9. Una magra, magrissima
consolazione.
venerdì, agosto 28, 2015
DEDICATO AL MIO BABBO
Il mio babbo
se n’è andato il 10 febbraio 2015 alle 15,47, se non ricordo male. Era una
bellissima giornata di sole, ed ho pensato che era proprio il giorno giusto per
lui che non amava particolarmente l’inverno. Dedicare un post al mio babbo? Ho
perso così tanto tempo a scrivere di persone che neanche conosco che stavolta
ho deciso di parlare di qualcuno che ho avuto vicino da sempre. Che mi ha fatto
incavolare come una bestia più di una volta, specialmente quando parlavamo di
politica. In famiglia siamo tutti di sinistra ma io ritengo Renzi soprattutto
di destra. Lui no, per lui in quanto del Pd era per forza della nostra parte
anche se parlava come Berlusconi.
Il babbo
nasce come scavezzacollo. A 6 anni già fumava, credo che come partenza non sia
delle più rassicuranti, ma lui è sempre stato un discolo e così è rimasto fino
al 10 febbraio 2015. E’ cresciuto ma è rimasto il bimbo biondo della foto col
carretto che abbiamo a casa. Non è mai stato un genitore semplice da gestire.
Ha bruciato denaro, ha combinato guai, per un periodo è stato assente come
babbo, ma alla fine è sempre riuscito a farsi perdonare perché in fondo era un
uomo davvero buono. Aveva molti amici, non tutti sinceri, ma molti lo sono
stati. Anche quelli nuovi, quelli degli ultimi 7/8 anni, hanno dimostrato di
volergli un gran bene e per lui hanno sempre speso solo belle parole. Era molto
buffo il babbo, specialmente quando sbagliava le parole o leggeva l’inglese
proprio come era scritto. Noi glielo dicevamo, guarda che in inglese la
pronuncia è diversa. Lui però era convinto del fatto che siccome era scritto
Facebook, la pronuncia giusta doveva essere per forza faceboc, sennò lo
avrebbero scritto in un altro modo. Gia, Facebook, per lui era la finestra sul
mondo degli ultimi anni. Seguiva tutta la bacheca con attenzione, passava ore a
scorrerla e a guardare le foto e ogni tanto ci chiedeva di scrivere qualcosa a
suo nome perché ci avrebbe messo troppo con la tastiera del cellulare. Poi aveva
Whatsapp con il quale mandava messaggi anche a noi figliole. Una volta ce ne ha mandato uno vocale che non ho ancora avuto il
coraggio di riascoltare.
Secondo me
il babbo era anche un bell’uomo o perlomeno piaceva molto. Una volta era seduto
davanti casa e dei cinesi gli hanno fatto una foto. Aveva il cappellino colorato
ed era piuttosto sgargiante, chissà, se non altro in Cina qualcuno da qualche
parte avrà un ricordo di lui che magari non ricorda neanche più di avere. Sapeva
ascoltare e amava la compagnia un po’ di tutti. Con lui si fermavano venditori
africani, turisti di passaggio, anziani in cerca di qualcuno con cui parlare,
quando sedeva davanti casa raramente restava da solo. Era Giancarlo, il
Cerrini, il Papa, Ghiacciolo, Charlie, tutti soprannomi che negli anni gli amici
hanno scelto per lui. E a lui piacevano tutti.
Sarebbe retorica
dire che mi manca tanto, che sto male, che lo penso tanto. Questo post non deve
essere triste perché quando scrivo dei vips
butto qua e là un po’ di ironia, stavolta mi viene meno ma lo stesso non
voglio tristezza e nemmeno ricordi strappalacrime. Il Cerrini conosceva poco la
tristezza, la sfangava sempre in una maniera o in un’altra e la parola “depressione”
nel suo vocabolario è sempre stata praticamente inesistente. Era un godereccio,
amava mangiare, ha fumato per anni e non ha mai disdegnato un bicchiere di
vino. Il babbo era l’uomo imperfetto praticamente perfetto, forse per questo
tutti gli hanno sempre voluto bene. Perché era lo specchio dentro il quale le
persone vedevano qualcosa di se, lui, con tutti i suoi difetti, non si
nascondeva e non fingeva di essere meglio di quello che era in realtà. Per me, per noi, era il babbo e il marito che
ci ha fatto tanto arrabbiare ma al quale abbiamo sempre voluto un gran bene.
Oggi che non è più con noi è come se mancasse un pezzetto del nostro cuore, la
sua presenza era fortissima e così lo è stata fino al 10 febbraio 2015, quando
ha deciso che forse era arrivato il momento di gettare la spugna e farla finita
di patire.
Ci ricorderemo
sempre le parole che ci ha detto quel
giorno, quando lo abbiamo lasciato all’ospedale con la mamma prima di venire a
casa a mangiare: babbo tanto ci vediamo dopo, ma te come stai? Io sto bene. E
sono sicura che ora è davvero così.
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