sabato, febbraio 15, 2025

Sanremo 2025 e le mie opinioni non richieste

 Potrei compilare le pagelline come fanno quelli bravi ma io non sono nessuno quindi mi sento di dare qualche modesta opinione in ordine sparso

Lucio Corsi:
nella mia immane ignoranza non avevo contezza della sua esistenza ma ci sta. La canzone è carina e lui molto simpatico ma da qui a gridare al capolavoro, ce ne vuole. Durante la serata delle cover ha duettato con Topo Gigio ed è arrivato secondo, evento per me inspiegabile ma ho come l'impressione che quest'anno a Sanremo ci siano figli e figliastri. E lui non mi pare che sia parte della seconda categoria.

Achille Lauro: mi ha rubato il cuore, non lui ma la canzone. Poesia e intensità che spedirei sul podio senza passare dal via. Look sorprendente e presenza scenica indiscutibile.

Elodie: se fossi un uomo la corteggerei, grande voce e canzone non proprio del suo repertorio ma godibile e interpretata come Dio comanda. 

Fedez: insopportabile e fasullo come i soldi del Monopoli. Lui fa parte della categoria "figli" di cui sopra. Stanno cercando di aiutarlo a ripulirsi l'immagine dopo le nefandezze combinate con Corona e con i suoi compari di spedizioni punitive. Ora è solo l'autore che sorprende per la sensibilità e il coraggio, in realtà è solo un gran furbone che ha macchinato questa sua partecipazione al Festival con precisione certosina. "Bella stronza" è stata la ciliegina sulla torta di una specie di cantante senza voce che non avendo un particolare talento gioca con la vita sua e quella degli altri per ottenere attenzioni.

Serena Brancale: grande voce, nonostante ciò, completamente ignorata. Durante la serata delle cover ha dimostrato un talento smisurato ma sul podio hanno messo Topo Gigio e Fedez che manco canta, quindi credo sia piuttosto chiara la piega che ha preso il Festival per questo 2025.

Simone Cristicchi: niente, non mi convince. In realtà non ho mai avuto grande simpatia per le sue canzoni ma quest'anno ci ha rifilato la furbata del secolo ed ha scritto una poesia, bella non si discute, ma triste e melensa che ho trovato profondamente stucchevole. Per non parlare della sua interpretazione de "La Cura" che ha reso tristissima e spenta, infilandoci l'aramaico che non è proprio una lingua conosciuta ai più.

Coma Cose: promossi a pieni voti. Look perfetto, canzone tormentone e poi hanno infilato dentro anche Johnson Righeira e la mia approvazione ha raggiunto vette altissime.

Il resto, ad esempio, Giorgia, è una categoria superiore una garanzia e la riconferma di un talento che non può essere messo in discussione. Si vola altissimo anche se la canzone non è particolarmente interessante ma sono sicura che avrà le sue meritate soddisfazioni. Tra i "figliastri" spiccano i Modà e Francesca Michielin, del tutto snobbati dai contenitori del pomeriggio e da tutti gli espertoni, veri o improvvisati, che orbitano dalle parti dell'Ariston. 

Stasera, la finale. Aspettiamoci abbiocchi e smadonnamenti vari perchè ce ne saranno un po' per tutti. Quindi, buon Festival e che vinca il migliore. E non quello che ha pagato di più.



venerdì, novembre 11, 2022

Come una moglie tradita

La nuovissima serie incentrata sulla vita di Miguel Bosè, dal titolo appunto, "Bosè", francamente mi sta dando dei seri grattacapi. Niente è come sembrava; lui non è come pensavo; quella che io da dolce sedicenne percepivo come malinconia, in realtà era solo semplice insofferenza. Insofferenza anche verso di me, di noi ragazze che lo seguivamo con una devozione che oggi ancora mi commuove. Ma lui non era felice. "Bravi Ragazzi" proprio non la sopportava e detestava essere diventato, cito: "Julio Iglesias delle ragazzine". Botta al cuore peggio di un infarto. Ma come? Io ti seguivo ad ogni concerto a Bussoladomani, arrivavo alle 10 di mattina per aspettarti, vederti, per piangere con le prime note di "If You Break My Heart" e te non mi potevi vedere? Onestamente qualcosa avevo capito: alla fine dei concerti, ovviamente, lo aspettavamo all'uscita del tendone per vederlo un'ultima volta ma la macchina usciva ad una velocità tale che per poco non rischiava l'arresto per strage volontaria. Non guidava lui ma oggi sono certa che le istruzioni erano queste: "vai a tutta birra e caricale se non ne puoi fare a meno". Non si fermava e non ci sorrideva mai, forse qualcosina dovevo capire. 

Negli anni 80 il mio cuore batteva per lui, ma forte proprio. Non sapevo nulla di tutto ciò che questa serie maledetta mi sta raccontando, nemmeno che si era innamorato di Giannina Facio portandola via al suo amico Julio Iglesias. Nemmeno che al Festivalbar, l'estate in cui stravinse con la sua spina nel fianco che era "Bravi Ragazzi", accanto a lui c'era proprio lei, lontana anni luce da noi, da me e da tutto quello che io credevo ci accomunasse. Miguel è stato una persona discutibile, ha fatto scelte discutibili e detestava quello che io ho tanto amato durante gli anni della mia gioventù. Ovvero, la sua musica. Ha cercato di fuggire da quello che lui percepiva come "disgrazia", odiava essere quello che gli chiedevano di essere ma che io ho sempre creduto fosse realmente. Oggi, che sono adulta e vaccinata sul serio con 3 dosi, mi si è aperto un mondo inaspettato su un sogno che mi ha accompagnata per tanti anni. 
Poco mi importa delle sue relazioni, chi se ne frega se Marco Pannella è stato un suo compagno di bisbocce, la tragedia è che odiava la sua musica e noi, nello specifico, me che ero nella mischia.  Alla fine, come per le mogli tradite, a volte è meglio non sapere e accidenti a me che ho scelto con coscienza di vedere queste 6 puntate infernali che hanno aperto la porta su un Miguel Bosè che avrei preferito non conoscere. 
Però, e qui torno ad essere la sedicenne con i capelli a spaghetto e la macchina fotografica nella borsa, un posto nel mio cuore lui ce lo avrà sempre: perchè è stata un'illusione bella, felice e piena di momenti che non dimenticherò mai. Anche se era una specie di romanzo recitato da un cantante che avrebbe preferito essere da tutt'altra parte e che, probabilmente, ci avrebbe usato volentieri per accendere il caminetto, al posto della legna, durante le giornate fredde nella
sua Madrid.

venerdì, agosto 20, 2021

Voglio fare l'influencer

Se rinasco voglio fare l'influencer, ho deciso. Nessuna ambizione se non
quella di mostrare che vivo una vita migliore di quella del resto del popolo e voglio rendere noto anche che pensare non è roba per me. Forse in fondo in fondo su
qualcosina rifletterò anche, ma in linea di massima deve sembrare che la mia vita scorra sul binario, anzi no, sulla pista d'atterraggio di un aeroporto a caso
, delle “only good vibes”.  L'esistenza di queste ragazze fortunatissime, a mio parere, è scandita dai post che pubblicano su Instagram. Esempio: Giulia De Lellis ha tenuto a farci vivere le sue vacanze lussuose praticamente giorno dopo giorno. Barca, resort, spiagge esclusive e un fidanzato sullo sfondo che ha il suo perchè in quanto gradevole d'aspetto e rampollo di una famosissima dinastia italiana. Chiara Ferragni mostra ogni giorno completini, pardon, outfit, che probabilmente potrà indossare solo lei nei secoli dei secoli. La ragazzina che sbava per essere il suo clone al limite si adatterà con l'imitazione dei cinesi. Nella migliore delle ipotesi.

E questo è il loro lavoro. Cioè, qualche azienda le paga per promuovere alberghi, marchi, pardon, brand, e loro incassano senza fare praticamente nulla. No, attenzione, farsi le foto a tutte le ore ed essere costrette ad essere costantemente
presentabili non è roba da poco. Quando sono 45 gradi all'ombra queste povere figliole devono fingere frescura e non sudare come facciamo noi anonime donnine normali. La De Lellis è sempre in posa ed è alta un metro e una caciotta però si finge altissima e noi crediamo veramente che lo sia. E le sorelle Nasti? Graziose e vuote come la birretta che stasera ho lasciato sul tavolo dopo cena, eppure si guadagnano da vivere tacendo e mostrando quanto sono magre e fortunate. Ovvio che se aprono bocca la magia svanisce e loro, suppongo e spero, ne sono perfettamente consapevoli.

Nonostante magagne e falle però le influencer, che non si capisce bene su cosa dovrebbero influenzarci visto che il mondo in cui vivono loro è fuori dalla portata della maggior parte di noi, passano in cassa e monetizzano anche l'aria che respirano. Perlomeno, Ferragni a parte, quelle più in voga al momento. 

Che poi oggi, se una ragazza è disoccupata e posta tre foto al giorno su Instagram e 2 video su Tik Tok si autodefinisce immediatamente "influencer", perchè è un termine che racchiude un mestiere che in realtà esiste per poche fortunate. Fortunate, sì e lo ribadisco, perchè oggi essere carine e sfrontate è come vincere alla lotteria. Non la lotteria che avrei voluto vincere io da giovane, quando qualche ambizione che non fosse farmi vedere tutta inarcata sullo yacht in mezzo al Mediterraneo, ce l'avevo pure. Ma oggi che sono sul viale del tramonto, a ripensarci, quanto meno avrei faticato e patito. Due fotine con la gambina piegata, due didascalie in inglese e un tramonto con due flute di champagne in primo piano.

 Assegno o bonifico? Bonifico, grazie e alla prossima.


venerdì, luglio 16, 2021

Damiano e le tardone

Di Damiano David, frontman dei Maneskin, ormai sappiamo tutto, o quasi. Bravissimo, bellissimo, fascinoso, performer di alto livello, e vai con i complimenti che si sprecano come i fazzolettini quando sei
raffreddata. E' pieno di talenti, questo giovane uomo, che sono innegabili e sotto gli occhi del mondo intero, ma in più, e questo è un surplus ad appannaggio di pochi, piace tantissimo a noi tardone. Lo so, il termine è terribile anche se a scriverlo è proprio una di loro per meriti (o demeriti) di età
 , ma la verità nuda e cruda è proprio questa.

La prima fu Alba Parietti ai tempi insospettabili di "X-Factor", talent che consacrò la band come fenomeno emergente. Rilasciò dichiarazioni piene di passione nei confronti del giovanissimo Damiano e sul momento noi, più giovani della nota apripista, ridacchiammo  di cotanta veemenza, anche se con un occhio guardavamo la lap dance del giovanotto, mentre con l'altro cercavamo di mascherare le palpebre cadenti con l'aiuto di Remescar. Piano piano però, vuoi con il graffio al cuore che ci dava quel "quindi Marlena torna a casa", vuoi per la sopraggiunta maggiore età del ragazzo, un po' il mondo delle over ha iniziato a prendere coscienza che apprezzare chi potrebbe esserci figlio ma in realtà non è neanche un lontano parente, non sarebbe stato poi tutto quel peccato mortale. Ed eccoci a seguirlo su Instagram come tante ragazzine in piena tempesta ormonale, nascondendoci dietro al fatto che sì è bello che non ci si crede ma è stupefacentemente bravo e "prendi la mia mano bella senorita" è l'ennesino incipit di un capolavoro.

Poi arriva Sanremo e da lì abbiamo messo in soffitta la vergogna. Sicure del fatto che Ivana Trump, Sandra Milo e Madonna hanno fatto sicuramente di peggio, ci siamo decise a  palesare questa passione giovanile al profumo di menopausa ed abbiamo eletto i Maneskin, nostro gruppo preferito dopo i Duran Duran. Non ci siamo scoperte del tutto perchè ancora  non eravamo certe se si sarebbe trattato di un fuoco di paglia  o meno, ma il giorno dopo la loro vittoria al Festival, Facebook, che è il social di noi adolescenti con detenzione libera di Ymea, abbiamo dato il meglio. Bellissimo pezzo, vittoria meritata, finalmente qualcosa di nuovo, ragazzi eccezionali, energia pura, w il rock e magari qualche anno prima la nostra canzone di riferimento a Sanremo era "Nonno Hollywood" di Enrico Nigiotti, per dire. 

In seguito è stato un crescendo di esposizioni senza vergogna. Sull'account Instagram di Damiano trovo likes insospettabili di amiche più giovani della sua mamma e proprio oggi chi scrive ha visto per la prima volta il video di "I Wanna be Your Slave" e l'ha trovato bellissimo. Chi scrive vorrebbe affittare una ragazzina per andare al concerto dei Maneskin il prossimo anno. Chi scrive è una simpatica tardona che ogni tanto riscopre la gioventù perduta. 

Ma sul talento dei Maneskin non ci sono basi di discussione, aldilà dei nostri ormoni sopiti e risvegliati, i ragazzi sono oggettivamente bravi e qualcuno di loro anche oggettivamente bello. Lasciateci sognare, tra una rughetta scoperta la mattina e un cedimento strutturale emerso al tramonto, suvvia, il profumo di gioventù è linfa e gioia.

Per sentire l'odore aspro di un letto da cambiare, c'è ancora tempo.



  


sabato, marzo 20, 2021

NESSUNO E' PROFETA IN PATRIA

Se prima ero una blogger che avrebbe voluto fare esclusivamente la blogger, oggi sono una  blogger che vorrebbe ancora fare la blogger ma che nel frattempo non ha più il suo vecchio lavoro ed ha iniziato a produrre calamite e piccolo artigianato ma che ha ancora una grande passione per la scrittura che però non le consente di portare a casa i soldi necessari per vivere. Fin qui, a parte la lunghezza del periodo, la situazione è chiara e di facilissima comprensione. Fino al 2018 non ne ero a conoscenza ma ho scoperto che per riuscire ad iniziare quella che vuoi far diventare la tua attività lavorativa, i social media sono fondamentali. Nessun problema, abbiamo pensato io e la mia consanguinea, apriamo i nostri bei canali Facebook e Instagram e vedrai che successone. Eravamo fiduciose a livelli commoventi, così abbiamo creato le pagine del "negozio virtuale" appena aperto sulla piattaforma Etsy e abbiamo mandato inviti, pubblicizzato la pagina a voce, per mail, invitato chiunque a mettere "mi piace" e francamente i più hanno anche accettato. Passa il tempo e l'entusiasmo non si affloscia, anzi, sempre più assatanate del nostro nuovo lavoro ci tuffiamo nella promozione social che neanche la De Lellis e la Ferragni. Nel frattempo la nostra piccola e virtuale azienda prendeva una direzione del tutto inaspettata: la vie delle Americhe. Eh si, perchè le nostre calamite, i nostri sottobicchieri, i nostri portachiavi e le altre cosine, sono tanto piaciuti alla platea a stelle e strisce al punto tale che qualcuno lo abbiamo anche fidelizzato, riceviamo ordini specifici e produciamo oggetti a richiesta del cliente. Soddisfazione a pioggia proprio. Ma, come Laura Pausini ha sempre desiderato avere il successo nella sua Italia oltre che in Brasile e Guatemala, anche per noi, piccine e nere, il nostro paese un po' ci mancava e ci manca ancora. Infatti, lo stivale preferisce comprare maglie o braccialetti che declamano "amo la stronza che è in me" o "sticazzi", piuttosto che i nostri portachiavi amorosi con "Le Sorelle McLeod" o i nostri quadretti stampati a mano con citazioni che non includono le parolacce.  Instagram ci ama solo se scriviamo in inglese, qualche sporadico nostro conterraneo acquista da noi, quasi sempre tornando, ma i prodotti che vendiamo vanno a ruba nello stato di New York o a Chicago ma non a Lamporecchio o a Poggibonsi. Perchè? Sui social, se scrivo in italiano ( e ripeto e confermo che non parlo inglese ma mi appoggio ad amiche piene di umanità o mi avvalgo di traduttori a tutta randa ) potrei anche creare una Divina Commedia più bella di quella di Dante Alighieri che tanto non riceverei mai un "lo voglio" o "prezzo?" o "mio!" che leggo sotto i vari post di " sono una vera diavola" o "non mi rompete il cazzo" in bella mostra su t-shirt e altre amenità. 

"JoyHandmadeItalia" o "Joy" come abbiamo chiamato la nostra speranza di riscatto è proprio "gioia" anche se gli italiani lo ignorano.  Anche se non accettano gli inviti a visitare la nostra pagina o non hanno voglia di aiutare una piccola realtà pigiando quel ditino su Facebook o quel cuoricino su Instagram. Non costa nulla, non implica nulla ma fa bene alla crescita di qualcosa che può e deve diventare una attività.  Nonostante tutto però, io che sono l'addetta ai social, continuerò ad imperversare con i miei post lunghi e pieni di fotografie perchè la verità è che mi piace  scrivere anche se nessuno mi legge.  E quando sono costretta ad usare l'inglese e mi tocca  comporre frasi di 10 parole per non fare errori, divertendomi come quando una zanzara ronza vicino alle orecchie, mi impegno fortemente perchè quello è un mercato che ci ha capite, incoraggiate e ci ha fatto andare avanti in  questi  pochi anni di vita. Quindi, cari tutti, come nelle migliori tradizioni e parafrasando le mode del momento, "non mi stressate" perchè "sono o non sono una vera stronza?" E ora, aspettatevi i portachiavi parolacciosi e che mandano anche a quel paese perchè è così che funziona, e se si azzardano a non andare a ruba dal Piemonte alla Sicilia...niente, "sticazzi" !



venerdì, marzo 19, 2021

L'AMORE E' UNA COSA SEMPLICE (SE NON SEI IN PRIMA SERATA PER 6 MESI SU CANALE 5)

Oggi parliamo d'amore, però com'è nello stile di questo blog, senza sdolcinamenti  o citazioni colte. Quindi, l'argomento del giorno è sì il sentimento che muove il mondo, ma visto dalla parte di Tommaso Zorzi e Francesco Oppini. Chi mi legge, almeno un minimo dovrebbe conoscere la storia tutta da reality di questi 2 ragazzi, uno dei quali omosessuale dichiarato. Durante la permanenza nella Casa del "Grande Fratello Vip" edizione 20/21 Tommaso ha scoperto di provare una specie di cotta per il figlio di Alba Parietti, etero e fidanzatissimo da diversi anni. Come sempre accade sono nati dei gruppi social denominati "le bimbe degli Oppiners",  "Le bimbe di Tommy", "le bimbe di Tommy e Fra",  ragazzine (ma anche no) innamorate di una relazione apparentemente senza speranza. La faccenda raggiunge vette al limite dell'assurdo dal momento in cui la teoria del "è una coppia bellissima" perde completamente il suo senso logico perchè Francesco dichiara apertamente di volere proprio Tommaso come testimone di nozze. Amore amore amore un corno, mi viene da dire. 

Ed è anche per questo che le parole "amore" o "amicizia" o  "ti voglio bene" nei reality acquistano un significato del tutto nuovo. Perchè se le velate dichiarazione di amicizia mista ad amore fraterno che Francesco dichiarava a Tommy fuori e dentro la Casa sembravano quasi delle paraculate cosmiche, mi chiedevo allora e mi chiedo ancora oggi, il senso di tutta la questione in essere. A casa mia le cose funzionano così', seguite il ragionamento: io provo qualcosa per Giovanni che però è fidanzato; Giovanni un po' mi illude giocando la carta dell'amicizia e del "per te ci sarò sempre", lanciando messaggi che cozzano tra loro ma che un po' mi fanno ben sperare; non contento di tutta questa cattiveria immotivata, se ne va in giro con il mio maglione, la mia sciarpa, come a voler portare con se qualcosa di me senza in realtà poterlo avere veramente; io lo adoro sempre di più ma lui continua a vivere serenamente il fidanzamento alla faccia del mio amore senza via d'uscita. Oggettivamente, se al posto di Tommaso Zorzi ci fossi io e al posto di Francesco Oppini ci fosse Giovanni e se non fossimo su Canale 5 in prima serata, uno come Oppini, sarebbe stato senza ombra di dubbio il bersaglio delle freccette avvelenate delle mie amiche. Probabilmente anche delle amiche di chiunque perchè l'amore, come dice Tiziano Ferro, è una cosa semplice e c'è poco da mescolare le carte. Il mio stupore è vedere quante donne hanno creduto in questa pseudo storia a senso unico, confondendo Oppini e Zorzi con Romeo e Giulietta 2.0. E anche questa roba dei social che sono popolati da personaggi di dubbia coscienza e intelletto è spaventosa e deprimente allo stesso tempo. Come è stato deprimente assistere ai siparietti d'amore alla "Brokeback Mountain" senza scomodare l'omosessualità perchè uno dei due è un maschio alfa o beta o gamma, fidanzato e eterosessuale convinto, secondo le regole imposte dalla società. Nel gioco dell'amore in tv vale anche imbastire una relazione che non esiste ma che esiste ai fini dello show, sapendo perfettamente che "magari qualcuno ci casca" come in effetti è avvenuto.  E la coppia rimane che uno è omosessuale e uno non lo è, però è amore lo stesso dal momento che si vogliono bene. Allora è amicizia. No, è qualcosa di più perchè insieme sono bellissimi e anche l'amicizia ad un certo punto diventa amore. No, l'amicizia è affetto e l'amore è amore caro Francesco Oppini figlio di Alba Parietti e Franco dei Gatti di Vicolo Miracoli. E' elementare come l' ABC, semplice come i numeri dall' 1 al 10, e dritto come La Linea di Cavandoli. Perlomeno questo è quello che succede a noi che non andiamo in diretta per sei mesi su Canale 5. Ma forse, come sempre, è tutta colpa di Signorini.


domenica, dicembre 10, 2017

IL GF VIP E LE MIE OPINIONI NON RICHIESTE

Non mi nascondo dietro a un dito: il trash televisivo mi rapisce da sempre, una sorta di sindrome di Stoccolma de noartri, una fascinazione che non conosce confini e che, ogni qual volta il vip si esprime al peggio, zac, rimango folgorata. Con la seconda edizione del Grande Fratello Vip però mi sono superata. Ho iniziato a seguire la prima puntata covando una sorta di antipatia per partito preso verso una buona parte dei concorrenti. Credevo di essere guarita, l’anno scorso la Marini e Bettarini fecero di me la loro devota schiava, questo giro, mi sono detta, la De Lellis e Malgioglio non mi avranno. MAI. Direi invece che è andata anche peggio. Mentre per l’edizione passata mi son limitata a seguire il canale 34 senza prendermi troppo a cuore le sorti di nessuno, questa volta sono entrata nella Casa di Cinecittà come la tipa del  video  “Take on me”, entra nel fumetto. Tanto per iniziare mi sono schierata: di sicuro dalla parte opposta rispetto a dove stavano i fratelli Rodriguez, i miei primi nemici da abbattere. Dopodichè, combattendo con me stessa e con la mia età, ho simpatizzato fortemente con Giulia De Lellis. A quel punto ho formato il gruppo dei preferiti. E per finire ho dato il peggio del peggio. Ho raggiunto l’abisso della vergogna, mi sono macchiata, sporcata, sono rotolata nelle feci e ho fatto il bagno nel fango. Ho usato i social come una specie di brontolona 2.0. Ma di quelle anche un po’ moleste, quelle che quando si leggono proviamo compassione e pensiamo: “ma questa qui non ce l’ha una vita sua?” Ho smodatamente usato Instagram per protestare, esprimere opinioni non  richieste e bacchettare il terzo mio nemico giurato di questa edizione del Grande Fratello Vip: Gabriele Parpiglia. Uno degli autori del reality, reo, a mio avviso, di favorire due concorrenti in particolare penalizzando palesemente tutti gli altri. Ma non solo. Ho scritto in un profilo di Ilary Blasi gestito dai fans, ho litigato con un paio di persone che difendevano Ignazio Moser, ho manifestato pubblicamente la mia simpatia per Giulia, Luca, Ivana, Aida e il mio totale disprezzo per i fratelli Rodriguez, ho espresso la più completa disistima per Alfonso Signorini, l’antipatia feroce per Daniele Bossari e oggi su Instagram seguo anche Raffaello Tonon. Una blogger in piena dipendenza da reality che non ha possibilità di guarire perchè siamo a poco più di un mese dalla partenza de L’Isola dei famosi: non so ancora se ricomincerò da capo o mi ripulirò l'immagine con qualcosa a caso su Rai 5. In realtà già so che sostituirò la De Lellis con qualcun'altra e odierò smodatamente un concorrente desnudo al posto del duo Rodriguez. E sarà nuovamente coming out.


giovedì, settembre 14, 2017

NON MI SAREBBE BASTATO MAI

Succede che accendi lo stereo in macchina e parte una canzone. Di colpo vieni catapultata in momenti vissuti che ti spezzano il fiato per quanto sono intensi e in men che non si dica ritorni ad un fotogramma preciso che, non si sa come, ricordi ancora alla perfezione. Te che rifai il tuo letto e pensi che questa canzone sarà per sempre quella che ti parlerà di lui. Anche fra 100 anni tutte le volte che la ascolterai saprai che  “tu, tu non mi basti mai” è per qualcuno che poi non è mai arrivato. Non è mai arrivato perché il destino ha virato all’improvviso da tutt’altra parte. Perdite ematiche, ecografia, e bum, tutto finito. Rimane la ninna nanna che avrei voluto cantare a lui, perché inspiegabilmente era Samuel che sapevo doveva arrivare nella mia vita e non Scilla. In quel periodo, che vorrei tanto fosse confuso invece ho ancora nitidissimo nella mente, la vita un po’ mi sorrideva e un po’ mi dava calci nel sedere. Però avevo la prospettiva di avere qualcuno con me che sarebbe arrivato a darmi tante di quelle cose che al confronto quelle che gli avrei dato io erano briciole. Mi sentivo bella, magra, piena di energia e positività. Già sentivo l’istinto forte di protezione per qualcuno che mi cresceva nella pancia e ancora era un puntino minuscolo che, in realtà, nemmeno c’era. Perché c’era ma non c’era davvero e in poco più di due mesi la felicità si è trasformata in inferno in terra. Per anni la canzone di Lucio Dalla non ho potuto sentirla senza farmi venire il groppo in gola. Poi, piano piano, dopo quasi 20 anni ho trovato il coraggio di inserirla di nuovo nella playlist della macchina. Ancora oggi, dopo tutto questo tempo, il primo pensiero va ancora a quel puntino mai formato al quale avevo già dato il nome. Al momento preciso in cui ho scelto questa canzone come ninna nanna per lui. A quanto questo sberleffo crudele ha modificato il corso di tutta la mia esistenza futura. A come sarebbe stato bello il mio Samuel, l’unico e solo vero gioiello della mia vita.

venerdì, settembre 08, 2017

IL TUTTOFARE JEREMIAS

Tra pochi giorni, su Canale 5, avrà inizio la seconda edizione del “Grande Fratello Vip”, ove per “vip” si intende anche, tra gli altri, chiunque abbia poca voglia di lavorare, o un parente famoso, o una buona dose di faccia tosta. Il settimanale “Sorrisi e Canzoni” naturalmente ha dedicato la copertina di questa settimana a questo imperdibile evento ( del quale, ennesimo coming out, io mi cibo per mesi e mesi) mostrandoci volti, nomi e professioni dei partecipanti al reality show. Su tutti, spiccano due personaggi, vuoi per le facce non proprio conosciute a buona parte del popolo italico, vuoi per la dicitura accanto al proprio nome di battesimo. Sto parlando di “Giulia De lellis – esperta di tendenze e Jeremias Rodriguez _ tuttofare.
La prima è la compagna di Andrea Damante, concorrente della precedente edizione, nonché tronista di Maria De Filippi. Ed è proprio ad “Uomini e Donne che il giovanotto scelse Giulia, all’epoca, disoccupata e corteggiatrice. Oggi, per una serie di motivi a noi oscuri, a parte ospitate dalla D’Urso, qualche apparizione a “Bring The Noise” su Italia 1 e un canale Youtube nel quale insegna l’arte del make up, la De Lellis diventa “esperta di tendenze” dalla sera alla mattina.
Ma la professione che più ci incuriosisce è quella del giovane Jeremias: “tuttofare”. Costui è il fratello di Belen Rodriguez. Nessun lavoro, nessuna apparente attitudine, qualche foto su Instagram in cui urina a cielo aperto per le vie di Milano in compagnia del cognato Francesco Monte, una amicizia con Andrea Iannone ed ecco che di botto, oltre che a “vip” diventa anche “tuttofare”. Anche perché dire “vagabondo mantenuto dalla sorella” pareva brutto e poco attinente con la “vippitudine” che per partecipare a questa edizione del Gf è fondamentale. Del ragazzo sappiamo pochissimo, la cosa che salta agli occhi che lavorare non è una delle sue ambizioni. E’ arrivato dall’Argentina ed ha capito che alzarsi presto la mattina in casa Rodriguez fa male alla salute, quindi tutti i membri della famiglia hanno deciso che basta uno di loro a portare a casa la pagnotta. E Belen, che è riuscita a diventare ricca sfondata solo facendo due cretinate alla tv e sui giornali, si è presa l’onere di farsi carico di fratello, sorella e genitori regalando loro una vita agiata e lontana anni luce da quella di noi poveri cristi costretti a sgobbare da mattina a sera.
E Jeremias ha preso la palla al balzo quando gli è stato offerto di stare tre mesi rinchiuso in una casa a chiacchierare, tramare, fumare e poco altro. Praticamente ha trasferito la propria esistenza da Milano a Roma con l’aggiunta di un cachet e di qualche telecamera a renderlo popolare e retribuito. Non è ben chiaro dove andrà la cosiddetta “carriera” del giovane Geremia, la cosa sicura è che guadagnerà senza aver mai fatto nulla nella vita e continuando imperituro a farlo. Cosa che non ci è nuova ma con quella dicitura “tuttofare” si è aperto il pentolone delle vergogne vips, dei mantenuti che nemmeno hanno la dignità di tenere il profilo più che basso, sottoterra. In casa Rodriguez comunque la timidezza non è mai pervenuta, i fratelli di Belen si fregiano di questa parentela come se fossero i figli di lady Diana, orgogliosi e tronfi di questo successo conquistato a suon di scandali e accoppiamenti.
Quindi, aspettiamoci scintille da questo ragazzo catapultato così per grazia ricevuta nel rutilante mondo della trash tv. Capiremo dunque se lo abbiamo giudicato a prescindere o se in realtà costui sia un pozzo di scienza, di talento, di simpatia, di garbo e di educazione. Le foto di lui che urina per la strada forse hanno un po’ fuorviato il mio giudizio, chi di noi non ha mai dato sfogo ai suoi bisogni proprio in centro città? Suvvia, non facciamo troppo le persone civili.

giovedì, agosto 24, 2017

C'ERANO: MISS DICKINSON, UN FRANCESE E UN CANTANTE..

Raggiunta e superata la boa di un’eta nella quale la discesa è più vicina della salita, succede di guardarsi indietro e di passare in rassegna i vari incontri più o meno importanti della propria vita. Recentemente mi  è capitato di trovarmi tra le mani alcune foto dei miei 20 anni. Riallacciandomi al post nel quale parlavo di AsiaNuccetelli mi è venuto spontaneo fare un confronto fra i miei anni di ragazzina e i suoi. Partiamo dal presupposto che, altro coming out, per quanto mi riguarda stiamo parlando del 1986; mettiamo nero su bianco che “ai miei tempi” la chirurgia estetica era roba da jet set ma neanche poi tanto; di internet nemmeno era nato il termine; le dive dell’epoca erano la Cuccarini, la Goggi, la Carrà. Altra ciccia.
Era l’anno delle mie prime vacanza sulla riviera romagnola, nello specifico, Cesenatico, in compagnia della mia amica del cuore di allora, Paola. Ebbene, i 20 anni che ho vissuto io erano ricchi di cotte a lungo e brevissimo termine. Sono partita per le vacanze con la foto in valigia della recente fiammata per il cantante del momento. Una bella avventura che ho già raccontato qui su questo blog, una specie di infatuazione, innamoramento adolescenziale, non saprei nemmeno come definirlo. La foto incorniciata è finita sul comodino dell’hotel Dolores e per i primi due giorni ho sognato le mie vacanze con lui mentre la cara Paola le sognava col suo collega canterino. Era tutto perfetto, sulla carta.
Poi, ecco la prima serata in discoteca, “La Nuit Blanche”, si chiamava il locale all’aperto. Ed è proprio lì che come una apparizione della Madonna di Lourdes, si è materializzato lui. Alto, platinato, biondo. Anzi, alti, platinati, biondi. Patrice e Thierry, due parigini ventenni che di colpo ci hanno fatto dimenticare i cantanti, e anche la foto incorniciata sul comodino dell’hotel Dolores. I miei 20 anni nell’agosto 86, erano scanditi da Samantha Fox, Madonna, gli Hipsway, un biondino fascinoso che non parlava una parola di italiano che per 15 giorni ha rapito il mio cuore e lo ha strapazzato a dovere. E proprio oggi riflettevo sul fatto che quel tipo così francese non lo rivedrò mai più. Si sa, gli amori estivi sono brevi, intensi e senza conseguenze, ma il mio parigino di colpo mi ha mollato dalla sera alla mattina lasciando che gli ultimi due giorni di vacanza li trascorressi a piangere lacrime di disperazione mentre la mia amica ancora sembrava avere un futuro col suo Thierry.
Il punto focale però è che i 20 anni che ho vissuto io erano pieni non di botulino ma di cotte a tempo determinato. Nello stesso momento in cui agognavo un incontro col cantante un po’ famoso, ecco che arrivava il parigino biondo a travolgere la mia vita già piena di emozioni belle forti. E se prima di partire sognavo Milano ad occhi aperti, al ritorno nei miei pensieri esisteva solo Parigi ed un mio eventuale trasferimento in loco. Già, perché nella mia mente infoiata  andavo in Francia e lo cercavo per tutta la città convinta prima o poi di trovarlo in qualche romantico bistrot. Asia Nuccetelli e il suo culo in fuori non so che vita conducono in realtà, ma credo che questi amori travolgenti che ti frullano e ti lasciano senza fiato, neanche abbia idea di cosa siano. Troppo concentrata su punturine e Instagram per patire queste pene sentimentali che allora sembravano dolorosissime ma che oggi rimpiango e ricordo con tanta tenerezza. Anche perché il bel Patrice, del quale non conosco nemmeno il cognome, oggi è una figura sbiadita che non incontrerò mai più nella vita e che sicuramente neanche riconoscerei. E’ un po’ come Dorian Gray, oggi avrebbe 50 anni ma per il ricordo che ho di lui ne ha ancora 20 ed è biondo, alto alto e magrissimo.

Ed è anche per questo che non invidio i 20 anni di Asia e di tutte le ragazze come lei. La ricchezza, gli ambienti che contano, la tv, non daranno loro mai lo stesso stupore che ho provato io al primo incontro con il cantante un po’ famoso e con il parigino Patrice. Il batticuore, l’emozione della mia amicizia con Paola e la condivisione di queste cose bellissime valgono 1000 volte di più dell’ammissione al Grande Fratello Vip o il primo selfie con il naso nuovo e la faccia rinfrescata dal chirurgo. Per non parlare della spiaggia di Cesenatico di notte, io e Patrice mano nella mano nel buio della notte romagnola.
 Formentera al confronto è una bacinella con le papere di gomma.

domenica, agosto 20, 2017

ODIARE PROFONDAMENTE IL KARAOKE

Il karaoke è diventato famoso in Italia per colpa di Fiorello (mortacci sua). Ci ha fatto credere che i cosiddetti “diettanti” in realtà altro non sono che delle versioni sconosciute di Elisa e Mario Biondi quando poi sono solo degli emuli del famoso Pavarotto di “Striscia la Notizia”. E se ne parlo, so cosa sto dicendo, perchè sotto casa mia il più sfigato dei bar me lo propina per tre sere alla settimana come se fossero le serate di Sanremo.
La particolarità del karaoke sta nel fatto che anche i latrati più latrati ottengono una manciata di applausi. Ragione più che valida per proporre tutto il repertorio di Vasco Rossi come neanche la cover band ufficiale. E mentre sei lì che mugoli un “Oh Toffee, Toffee, Toffee”, il gruppo che ti supporta incita, applaude, ride e ti fa credere di avere le potenzialità inespresse. No, ma sei uguale a Vasco, sputato. Intanto continui a gridare a quella povera Toffee che non ti risponderebbe neanche se fossi l’ultimo uomo sulla faccia della terra.
Odio profondamente il karaoke perché è illusorio e cattivo. Fa credere ai cantanti allo sbaraglio che per una serata o due alla settimana i latrati siano incantevoli voci d’angelo perché qualcuno da loro un microfonino in mano. Sarà che anche “La Corrida” per me era depressione pura, ma almeno lì c’era la buonanima di Corrado che non illudeva, anzi, con una risata riusciva addirittura a seppellirli tutti. I cantanti che porgono il microfonino ai dilettanti invece, dopo ogni inequivocabile latrato, se ne escono con un bravo che è la versione censurata di “mifaischifomamipaganotrelireechissenefrega”. Il dilettante dunque, esaltato dalla spontanea e sincera lode del cosiddetto “professionista”, figuriamoci se si ritira a vita silenziosa. No, continua a urlare con una voce che più che pelle d’oca ti invita a prendere la carabina e mirare in mezzo agli occhi. Le ragazze non sono da meno rispetto agli uomini, anche perchè amano cantare in gruppo e di tre voci non ne esce nemmeno una decente. Hanno una potenza nei polmoni che trovo in me solo quando mi affaccio alla finestra e grido loro di abbassare il volume perché stanno dando sui nervi. Però, non so perché, loro non sentono me mentre io invece le sento benissimo.
Il canto è roba per pochi. O meglio, è roba per chi dona al pubblico qualcosa di bello e piacevole da ascoltare. Così, all’aperto, ai danni di persone che dovrebbero vivere le serate estive in tranquillità, è una specie di omicidio impunito. Perché i latrati degli umani con l’esibizionismo alle stelle, non sono un incanto ma un maleficio. Una tortura senza via di scampo. Un’offesa per le orecchie, per il cuore e per la passione che ognuno di noi ha nei confronti della musica. In tre ore di rumore fastidioso, arrivi ad odiare Vasco Rossi, Noemi, Celentano, la Pausini e tutto il repertorio pop italiano. Intanto, gli urlatori convinti di regalare al mondo circostante le loro ugole malate di protagonismo, continuano imperterriti a starnazzare, lieti di trascorrere una calda serata
di metà agosto nell'illusione di essere qualcuno che non saranno mai.
 Odio profondamente il karaoke e tutti i karaokisti all’aperto. La musica è un’altra cosa, qui è come paragonare Rovazzi a Bocelli. Den Harrow a Baglioni. Viola Valentino a Laura Pausini. Anche mettere sullo stesso piano Miss Dickinson e Dexter Morgan non sarebbe cosa. No, anzi, chiedo scusa, in questo caso, teoricamente siamo più vicini di quanto si pensi.

venerdì, agosto 18, 2017

VENTUNO POVERI ANNI

Avere 20 anni non da il passaporto automatico per andare da nessuna parte. Dovrebbe invece darti la spensieratezza ovvia dell’età, quell’euforia che ti spinge in più direzioni senza la consapevolezza di nulla. Si va, si fa e vada come vada.
Asia Nuccetelli, 21 anni, professione “figlia di Antonella Mosetti ex ragazzina di Non è la Rai”, ha tutto quello sopracitato in misura a dir poco spropositata. Il suo avere 20 anni è diverso da quello che è stato il mio e di un miliardo di altre ragazzine. Per lei non esistono regole di nessun tipo, ogni cosa è possibile, anche la più stupida. Intanto la ragazza non ha un ruolo preciso in questa fottuta società. Vive di rifacimenti fisici come noi vivevamo di discoteche la domenica pomeriggio. Come noi ci prendevamo cotte ogni tre per due lei si pompa le labbra e si assottiglia il naso. Come noi andavamo a fare le prime vacanze della nostra vita a Cesenatico, lei partecipa al Grande Fratello Vip con la mamma e ne esce malissimo. Nonostante ciò, la bimba non si dispera. Inflaziona i social, nello specifico, Instagram e inizia a postare foto a pioggia beccandosi lodi e insulti e dichiarando che molte ragazze la imitano cercando di essere fisicamente come lei. O meglio, come l’ha conciata il chirurgo, perchè da ragazza molto molto carina è diventata una specie di Loredana Lecciso versione coniglietta sexy che dubito fortemente possa avere così tante ragazzine al seguito.  I suoi 21 anni sono i 50 anni di una disgraziata qualunque che non riconosce il tempo che passa. Lei non accetta se stessa e si nasconde dietro ad una ragazza che di lei non più neanche lo sguardo. Come possa una mamma avallare simili decisioni dovremmo chiederlo alla Mosetti che difende a spada tratta le scelte di quella figlia tristissima che ormai di se stessa ha solo il nome. E gli atteggiamenti volgari, la sigaretta sempre in mano da femme fatale ormai superata come il biondo platino da pornostar, sono ormai quello che Asia è voluta diventare per andare non si sa bene dove. Sicuramente ovunque basta che non ci sia da lavorare. Dove “Asia Nuccetelli Mosetti” come si firma su Instagram per fermare nero su bianco la sua professione di “figlia di”,e l’immagine che ha costruito con tanta fatica, abbia finalmente un senso compiuto.
Che non avrà mai, mi dispiace Asia, perché quella roba lì non sei te, Non sei quella dello scorso anno nella Casa del Gf Vip e oggi non assomigli a nessuno di reale. Sei una bambola che non da emozione e che lascia perplessi per come è stata disegnata male. 
Peccato per te e per i tuoi genitori che hanno permesso questo disastro, perché proprio di disastro si tratta. E ogni foto che posti è sempre peggio, oggi non sei quella di due mesi fa e domani non sarai quella di oggi. Povera ragazza e povera, poverissima la tua vita.

domenica, agosto 06, 2017

DONNA DI PANZA, L'UOMO LA SCANSA

“Uomo di panza, uomo di sostanza”, diciamo noi donne amanti dell’uomo che non ci importa se sia depilato o con la tartaruga. Non amiamo particolarmente le sopracciglia disegnate e nemmeno il torace glabro da adolescente. La pancia non ci spaventa, qualcuna di noi ama quel simpatico adipe sporgente che fa tanto Jim Belushi. Ci sentiamo protette e rassicurate, anche perché poi non è che lui ci può rimproverare il rotolino sui fianchi dovuto alle abbuffate festive, prefestive o vacanziere, Ci dovrebbe capire e amare così come noi facciamo con la sua trippetta che ci avvolge e ci travolge. Invece no. Partiamo dal presupposto che una single con la pancia è tagliata fuori a priori. Puoi avere la faccia di Mariangela Fantozzi ma se porti la 42 e hai il giro vita di una bimba di 5 anni sei automaticamente ammessa nel rutilante mondo dell’acchiappo feroce. #nonèbellamahaunbelcorpo è il mantra del secolo. Mentre noi donne andiamo molto oltre due ciccette appoggiate dovunque, per l’uomo la forma fisica non è fondamentale ma quasi. La novella delle donne curvy è una specie di leggenda da sfatare. Se sei Jennifer Lopez puoi avere le coscione e il culone. Se sei Vanessa Incontrada già un po’ meno. Se sei Mariah Carey ti distruggono all’istante. Se sei Miss Dickinson, la parola d'ordine è  "grassa". Punto e basta.
La pancia è una roba che non controlli e che ti capita  principalmente dopo aver goduto dei piaceri della vita: mangiare e bere. Oppure nel periodo in cui noi donne diventiamo mature sulla carta, ovvero, la menopausa. In ogni caso la comparsa della pancia non è improvvisa e non ti coglie tra capo e collo come lo starnuto. Ti avvisa, ti dice “guarda che sono a metà strada” e te non ci credi perché sei convinta di correre più forte di lei. In realtà la tua vittoria è irrimediabilmente una pia illusione perché le sue gambe corrono più veloci delle tue. E allora si, una mattina ti svegli e lei è lì che ti impedisce di indossare la maglietta che fino all’anno prima era la tua preferita. Ti guardi nello specchio e ti riproponi di camminare, di non bere, di evitare il pane e i carboidrati. E’ tardi. Lei ti ha acciuffato e non ti mollerà tanto facilmente. Anche perché se ti prende a 20 anni non è niente: a 30 ce la puoi fare. A 40 hai un po’ da lavorare. A 50 te la tieni.
Ed è a quel punto che ti trovi costretta a fare i conti con le tue coetanee che ancora non hanno conosciuto la brutta persona che è la pancia. Le vedi con quei ventrini morbidi e impercettibili e ti domandi come hai fatto ad arrivare al punto in cui sei e come hanno fatto loro a non esserci ancora arrivate. Ti mascheri con maglie informi, dalla taglia 46 passi immediatamente alla 50 e non lo dici a nessuno perché la 50 era la taglia della tua mamma che ora invece porta la 46. I ruoli si sono invertiti e già la cosa ti pesa assai. Ma come si fa a non bere il vino bianco con il pesce arrosto? Come si fa non berlo rosso con la grigliata? Come si fa a non bere la birra con la pizza?  Tutti nemici tuoi ma non della brutta persona che con queste meraviglie ci va a nozze. E comunque le vere curvy sono un po’ abbondanti di ventre, facile essere curvy col corpo di Beyoncè che, a parte la coscia importante, ha tutte le curve al punto giusto.
La sua pancia non è nemmeno a metà strada. La mia invece ormai mi ha superato alla grande. 


domenica, luglio 30, 2017

TEMPTATION LIFE

 “Temptation Island” sta finendo, come l’estate dei Righeira e il bilancio di questa serie è triste quasi quanto il pianto di un povero orfanello. Nonostante ci abbia fatto divertire con Lenticchio, gli strafalcioni, le menzogne, le cose dette e ritrattate, rimane l’amarezza di uno spaccato di gioventù della quale noi un po’ agee’ non proviamo alcuna invidia.
Il dubbio che permane da sempre però è il medesimo: sarà tutto vero? A mente lucida e consapevole diciamo di no senza esitazioni. Nello stesso momento troviamo sincere le lacrime di Selvaggia, di Sara, di Veronica, di Valeria. Ed è proprio Valeria che ci fa nascere i dubbi più recenti. La stiamo vedendo in tutta la sua semplicità, graziosa e apparentemente sincera, ma si sa, in tv tutto è il contrario di tutto e ritrovarla su Instagram così trasformata da piccole modifiche estetiche, diciamo la verità, un po’ ci spiazza. Non so perché ma siamo ingenuamente convinti che le persone cosiddette “normali” non affrontino così a cuor leggero punturine e pompatine  effettivamente non urgenti. Eppure non è così, il mondo reale è pieno di botox sparpagliato qua e là e non ci dovrebbe stupire una Valeria Bigella qualsiasi che decide di modificare leggermente i connotati. Ce n’era realmente bisogno? Oggettivamente no, l’immagine che ci viene rimandata di lei è quella di una gran bella ragazza che, forse, se non avesse toccato con mano questa inutile popolarità sarebbe rimasta con la sua boccuccia senza ricorrere ad inutili e stupidi interventi estetici. O forse no, forse le ragazze di oggi hanno un bisogno ossessivo di perfezione e laddove il loro specchio rimanda immagini falsate, c’è sempre il primo Giacomo Urtis che passa pronto a risolvere problemi inesistenti. Però, il telespettatore medio che trova la Valeria acqua e sapone con il turbante e quella boccona fasulla degna di una subrettina di beleniana memoria, di colpo si sveglia dal torpore del defilippismo moderno. Niente è come sembra, dunque. “Tempation Island” di colpo torna ad essere quello che è sempre stato solo che non ce ne eravamo accorti, presi com’eravamo dai tormenti di Ruben o dai dubbi di Selvaggia. Attori da Oscar? Non lo so, la certezza è che se una coppia decide con consapevolezza di partecipare ad un carrozzone del genere, non può poi piangere per delle ore intere perché i video mostrano dall’altra parte strusciamenti vari e promesse da marinaio. E’ tutto finto ma ci piace pensare che sia vero perché un po’ questo ci rassicura. La gioventù del 2017 rispetto a quella degli anni 80 è più fragile, meno piantata a terra, ossessivamente improntata sull’esteriorità e troppo poco sull’interiorità. E poi ci consola pensare che i nostri figli non siano così superficiali come Antonio e Nicola e nemmeno crudeli come Francesca, ma in realtà è tutto finto ed è come guardare una puntata di una fiction su Canale 5. Magari con Gabriel Garko che alla fine dichiara eterno amore e vissero tutti felici e contenti. Proprio come Nicola e Sara e magari anche come Alessio e Valeria. Dal chirurgo estetico ci è andata dopo essere diventata una stellina di Instagram, tranquilli.



venerdì, luglio 28, 2017

LA ZANZARA VELENOSA


La solidarietà femminile è un’utopia della quale ormai siamo costrette, nostro malgrado a fare a meno. Sappiamo che per una ragione o per un’altra fra noi femmine ci capiamo a fasi alterne, nel senso, se siamo amiche già abbiamo i nostri problemi, se poi non ci siamo mai rivolte neanche la parole, ecco, allora ci andiamo giù pesante. Mi dissocio dal pensiero profondo di Small Wonder all’anagrafe Rita Pavone, signora arci nota, settantenne che per una giorno della sua brillante vita, si è improvvisata bimbaminkia di sta cippa con risultati a dir poco penosi. La foto che ha postato sul suo profilo ritrae un sedere fasciato in un paio di pantaloni bianchi. Embè? Jennifer Lopez ha fatto di peggio. Quindi? Allora? Il suo intento era quello di mostrare le fattezze, a suo pensare, un po’ troppo smisurate per indossare tale colore e tale fasciatura. Un esempio di profondità estrema che, già fatto da Charlize Theron sarebbe di cattivissimo gusto, ma perdipiù da una signora attempata, non proprio altissima, non proprio bellissima, davvero non si spiega. Io, e parlo a nome mio medesimo, mai e poi mai, nel mio piccolo mondo comune da zitella non ancora del tutto inasprita dalla vita,  mi permetterei di meleggiare il fisico altrui. Che io poi sia una balena o Audrey Hepburn sotto reincarnazione, poco importa. Ma la signora Small Wonder, Piccola Meraviglia, dice lei, si è divertita così, come i ragazzini scemi sulla pagina di “Sesso Droga e Pastorizia”. Ma ogni tanto arriva la stupidera, la voglia di mostrare il sovrappiù come se fosse uno scivolone sulla buccia di banana che tanto ci strappa una bonaria risatina. Poi però nello stesso giorno posta una foto sua in costume da bagno con la didascalia “72 anni tra più di un mese. Adesso scatenatevi pure”, sapendo benissimo che l’immagine è: lei in canottiera sulla spiaggia seduta; occhiali da sole e cappello; magrissima e fotografata in modo che del suo corpo non si vede assolutamente nulla se non che è effettivamente magra. Di che ci dovremmo scatenare? La signora ignara da lei fotografata invece è stata data in pasto a tutti, così, senza nemmeno essere a conoscenza che la Small Wonder le aveva immortalato le terga per prenderla per il culo. E non è un gioco di parole.



giovedì, luglio 20, 2017

POTENZIALMENTE CATTIVA

In teoria nessuno di noi è veramente e consapevolmente cattivo. O meglio, ognuno di noi un po’ lo è ma non ha il coraggio e la faccia tosta di ammetterlo. Orbene, oggi, qui, io farò il mio coming out, ovvero, dichiarerò apertamente che in una non tanto nascosta parte di me alberga una cattiveria (o, se volete, diamole un altro nome) che apparentemente non mi appartiene-
Avete presente quando ti accorgi che sul parcheggio per disabili si trova stazionato o il suv del decerebrato, o la macchinetta del ragazzino scemo o quella della mamma di turno che per scendere in farmacia a comprare il latte in polvere non può fare più di due metri a piedi? Ecco, in questo caso la mia cattiveria non mi spinge a chiamare i vigili ma a prendere un fucile a pallettoni e fare una strage. Pensiero poco consono per una signora? Perché non butto giù nero su bianco le parole che recito come il rosario nella mia testa. Sarei immediatamente bannata da Blogger, dalla vita, dal mondo e reclutata, forse, dai terroristi di tutto il pianeta.
E gli schiamazzi notturni? La musica dal vivo in piena citta? Altro rischio per l’incolumità altrui se non possedessi il filtro del buonsenso. La cattiveria si manifesta in tante maniere,specialmente quando il rumore che proviene dall’esterno sovrasta di gran lunga il programma tv che stai guardando, col ventilatore puntato e i nervi a fior di pelle dopo una giornata in balia della canicola.
Ma non so se il termine “cattiveria” è appropriato per questo tipo di esperienze che ti forgiano il carattere e te lo deformano. Ti trovi in balia di un sentimento potente che non assomiglia al lieve disappunto, alla gelosia per amore, all’invidia per qualcuno meglio di te, per qualcuno che ha più di te. No, è un fulmine che esplode e spazza via ogni qualsiasi forma di ragionamento ponderato. Quando vedi o leggi del tipo che posta l’immagine del Duce e sotto una sfilza di “mi piace”, che puoi pensare? Cosa può partorire la tua mente che non sia un’azione sovversiva di quelle serie? O quando leggi i molteplici apprezzamenti per Salvini così, a random, solo perché blatera che i profughi non dovrebbero avere il cellulare e tutti giù ad offendere e a vomitare insulti senza capo né coda. A questo punto la cattiveria non si capisce più da che parte stia. Se sono io che li prenderei a mazzate senza nemmeno pronunciare due parole di presentazione o loro che scrivono e parlano azionando mezzo neurone e mandando gli altri al prendere il sole a Marina Di Bibbona. Lo ammetto, se il mio cervello funzionasse la metà di quanto funziona a loro, probabilmente scatenerei, nel mio piccolo, un inferno fatto di mazzate e parolacce. Mazzate di persona, parolacce on line. E non avrei pietà per nessuno, fermo restando che non  mi funzionasse la connessione col cervello. I ragazzini bulli, ad esempio, quella specie di mostriciattoli che ne combinano di ogni ai danni di qualcuno più debole di loro: nessuna scusa. E’ chiara la responsabilità oggettiva dei parenti prossimi, ma vuoi mettere quei giovani futuri delinquenti che superano indenni azioni che hanno il potere di distruggere la vita altrui? Nel mondo normale, io, voi, tutti coloro che fanno smodato uso del buonsenso, vivono come alla finestra. Leggono, vedono, sanno ma per tutta una serie di ragioni sacrosante possono fare ben poco. Come si fa a prendere a calci nel sedere la giovane e sanissima madre che parcheggia nello spazio riservato ai disabili senza apparire agli occhi di altri come noi dei poveri matti da rinchiudere?

Potenzialmente cattivi, ecco come ci dovremmo chiamare. Buoni per eccesso di buon senso e cattivi se quest’ultimo prende il volo come un uccellino in gabbia. Peccato o per fortuna, le gabbie sono chiuse a doppia mandata e noi, volatili ora felici ora insofferenti, preferiamo di gran lunga la sicurezza delle sbarre ai pericoli della libertà. Ma quanto mi piacerebbe spiccare il volo.